Addio al Ranking ITF: il tennis torna al passato. E quante variazioni!


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Addio al Ranking ITF: il tennis torna al passato. E quante variazioni!

Anni di studi andati in fumo: il tennis torna all'antico. Secondo le analisi pubblicate tempo fa dalla Federazione Internazionale (ITF), soltanto una fetta molto piccola di tennisti (circa 350 uomini e 250 donne su 14.000 aspiranti) riuscivano a mantenersi con il tennis.

D'altra parte, nei tornei minori, i montepremi non riescono a pareggiare le (tante) spese richieste dal nostro sport. E allora si sono inventati il “doppio ranking”: insieme alla tradizionale classifica ATP, avevano creato un ranking ITF che tenesse conto dei soli punti ottenuti nei tornei più piccoli.

Questi, salvo rare eccezioni, non avrebbero più dato punti ATP-WTA. Il nuovo sistema, definito “Transition Tour”, ha generato il malcontento di parecchi giocatori, soprattutto quelli classificati tra il n.350 e il n.600.

Per loro era diventato quasi impossibile essere ammessi ai tornei più importanti, mentre la classifica ITF era soprattutto fine a se stessa: per intenderci, nei Challenger c'erano soltanto cinque posti per chi proveniva dalla classifica “secondaria”.

In sintesi, per arrivare nelle zone nobili del ranking, i giocatori erano costretti a vincere moltissimi tornei dell'ITF World Tennis Tour. L'effetto è stato principalmente negativo: se i ranking ATP-WTA si erano effettivamente ridotti (intorno ai 700 giocatori), tantissimi tennisti si sono trovati in un limbo: semplicemente, non avevano punti a sufficienza per poter giocare qualsiasi tipo di torneo.

Se l'idea iniziale era lodevole (migliorare il livello del circuito e limitare quelli che fanno i professionisti per hobby), è stata applicata in modo sbagliato. Dopo aver incassato lamentele pubbliche di vario genere, l'ITF è corsa ai ripari e lo scorso 23 maggio ha annunciato un ritorno al passato.

Da un lato, i tornei ITF tornano a dare punti ATP, ma soprattutto viene eliminato l'ITF Ranking. La data fissata era il 5 agosto. Quel giorno è arrivato e, naturalmente, ci sono contenti e scontenti. Tutti i punti conquistati nei tornei ITF sono stati inseriti retroattivamente nelle nuove classifiche ATP-WTA, generando scossoni importanti.

In sintesi, chi ha giocato molto nel circuito Challenger è stato penalizzato, mentre i frequentatori del mondo ITF hanno visto il proprio ranking migliorare all'improvviso. Se la nuova classifica ATP conta 1993 giocatori, forse un po' troppi, fa tornare alla meritocrazia pura.

Con punti ATP in tutti i tornei professionistici, ogni singolo giocatore avrà la possibilità di scalare la classifica. Certo, avrà bisogno di vincere molte partite, ma almeno ha una speranza. In un podcast realizzato qualche tempo fa, il tennista Bruno Mardones aveva detto che i giocatori compresi tra il numero 1200 e il numero 1800 del ranking ITF avevano lo 0,00002% di chance di diventare veri professionisti.

Con il ritorno al vecchio sistema sarà ugualmente difficile, ma le percentuali di riuscita non sono più così infinitesimali. In fondo, il tennis è uno sport meritocratico: chi vince va avanti, chi perde torna a casa.

Probabilmente torneranno i professionisti “per hobby”, magari i tabelloni saranno pieni di giocatori dalle notevoli possibilità economiche, in grado di svolgere attività a prescindere dai risultati, ma la classifica sarà nuovamente onesta.

Gli effetti sono stati immediati: a trarne beneficio è stato il nostro Jannik Sinner: oltre ai punti della vittoria a Lexington, gli sono stati accreditati quelli per i due successi ITF dello scorso marzo, a Trento e Santa Margherita di Pula.

In questo modo, l'altoatesino è salito al numero 135 ATP. A sorridere c'è anche l'argentino Francisco Cerundolo, che si è trovato improvvisamente tra i top-300 in virtù delle cinque vittorie ITF raccolte un po' dappertutto: Spagna, Argentina, Perù e Bosnia.

La nitizia gli ha dato una carica notevole, al punto che in questi giorni sta facendo ottime cose al Challenger di Manerbio. Al contrario, sono stati penalizzati i giocatori che hanno privilegiato l'attività ATP e non hanno ottenuto buoni risultati: fino alla scorsa settimana non avevano la concorrenza di chi giocava i Futures, ed erano relativamente tranquilli.

Il nuovo ranking, invece, ha rivoluzionato tutto e condizionerà la programmazione di molti. Pensate a Gerard Granollers (fratello di Marcel), che è top-100 ATP in doppio ma che lunedì scorso ha perso la bellezza di 277 posizioni, franando fuori dai primi 700.

Adesso, con ogni probabilità, dovrà decidere se dedicarsi esclusivamente al doppio oppure insistere con il singolare. Ci hanno rimesso anche due delle principali promesse azzurre: Giulio Zeppieri ha perso quasi 100 posizioni (adesso è 478).

È andata ancora peggio a Lorenzo Musetti, che ha perso ben 138 posizioni (ora è n.513) e vede complicarsi il progetto di chiudere l'anno tra i top-300 ATP. Saranno necessari alcuni aggiustamenti, come è normale.

Nell'immediato qualcuno ne soffrirà, qualcun altro ne beneficerà. Nel complesso, tuttavia, va bene così. Inoltre c'è la speranza che torni qualche maxi-circuito di tornei (come avveniva in passato in posti come Santa Margherita di Pula, Antalya o Sharm el Sheikh), in cui i giocatori potevano ridurre le spese (un solo viaggio, un solo luogo dove pernottare) con la certezza di giocare un buon numero di tornei, evitando la necessità di costosi viaggi ogni settimana.

Il principio base del tennis (la meritocrazia) viene consolidato, e non ci sono dubbi che saranno i più forti ad emergere. Il secondo segnale, forse, è ancora più importante. Questa faccenda ha fatto capire che i giocatori possono avere una certa influenza anche in questioni politiche: si sono riuniti, hanno ragionato e per un attimo hanno abbandonato l'individualismo tipico del tennis, mostrandosi uniti per una causa in cui credevano senza riserve. Pensate se riuscissero a farlo su ogni argomento...