L'addio di Estrella Burgos, l'uomo che ha vinto la sua battaglia


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L'addio di Estrella Burgos, l'uomo che ha vinto la sua battaglia

Ha scelto di annunciarlo pochi giorni dopo il 39esimo compleanno: Victor Estrella Burgos si ritira. La comunicazione è arrivata via Instagram, corredata da una foto che lo ritrae con le medaglie conquistate in tante partecipazioni ai Giochi Panamericani.

“La mia prima esperienza risale al 1999 a Winnipeg e da allora sono stato un atleta benedetto da Dio, con molti alti e bassi, però devo ringraziare il popolo dominicano per il suo appoggio. Una delle cose più gratificanti della mia vita è stato giocare per il mio Paese.

Conservo tanti splendidi ricordi delle mie esperienze alle Olimpiadi, ai Giochi Panamericani, a quelli Centroamericani e in Coppa Davis”. Una riconoscenza tale da volersi concedere un'ultima passerella nel torneo di casa, il Challenger di Santo Domingo del prossimo ottobre.

Si festeggerà, scenderà anche qualche lacrima. Perché Victor Estrella Burgos è una storia tutta da raccontare: grazie a lui, la Repubblica Dominicana è entrata nella geografia del tennis. Un Paese senza grandi risorse, con il baseball come sport nazionale, non è esattamente il posto ideale per diventare un tennista.

Ne era convinto anche Victor, che per anni si è limitato a fare il maestro di tennis in un resort con vista mare. Ottima qualità della vita, discreta stabilità economica.... In fondo, perché fare il professionista? La sua attività si limitava a qualche Futures, giusto per prepararsi ai match di Coppa Davis.

Nel 2006, coach Sixto Camacho gli disse che doveva concedersi una possibilità. “Provaci, vediamo come va”. Due mesi di allenamenti in Florida e un'iniziativa a tradimento: lo iscrisse a sua insaputa al torneo di Vero Beach.

Arrivò dritto in finale. Resosi conto che nel tennis poteva esserci spazio anche per lui, ha fronteggiato per anni mille angosce di natura economica. In sintesi: tornava nel resort a fare lezioni, metteva da parte qualche soldo e poi lo investiva per giocare nel tour.

Tanti titoli Futures (21), le prime soddisfazioni nei Challenger e un ranking accettabile, intorno al numero 200 ATP, dignitosa linea di galleggiamento. Il sogno sembrava terminato nel 2012, quando si è infortunato gravemente al gomito.

Sette mesi di stop e un calvario infinito. Ascoltò i pareri di cinque medici, tutti concordavano: “Ti devi operare”. “A parte un piccolo sostegno della federazione dominicana, si sono dimenticati tutti di me.

Non ho ricevuto neanche una telefonata”. L'unico a stargli davvero vicino fu il suo amico José Luis Bonilla, che lo convinse a tentare un'ultima via: gli Stati Uniti. Partirono per San Antonio, Texas, per conoscere i medici degli “Spurs”, top team del basket NBA.

In sala d'attesa conobbe fenomeni come Tony Parker e Tim Duncan. “Almeno questo viaggio sarà servito a qualcosa” sussurrava. Invece, dopo aver esaminato la risonanza, gli dissero che l'operazione poteva essere evitata con l'iniezione di un gel lubrificante che avrebbe stimolato la crescita della cartilagine.

Ebbero ragione, e a 33 anni di età è iniziata una carriera tutta nuova. “Se dovessi giocare anche solo un torneo del Grande Slam, potrei ritenermi felice” diceva in tempi non sospetti. È finita che ne ha giocati 15, con la perla di un terzo turno allo Us Open.

Inoltre ha vinto tre tornei ATP, consecutivi, nell'altitudine di Quito. “Amo i campi rapidi – diceva – meglio se in terra battuta”. Condizioni rare da trovare, ma in Ecuador ha fatto il pieno: titolo nel 2015 (più anziano a vincere il suo primo torneo ATP nell'Era Open), nel 2016 e nel 2017.

Grazie a lui, il tennis è diventato molto popolare in Repubblica Dominicana. Sono emersi due giocatori di discreto livello (José Hernandez Fernandez e Roberto Cid Subervi) e la squadra nazionale è arrivata a un passo dal Gruppo Mondiale della Coppa Davis, ospitando la Germania in uno storico spareggio nel 2015.

Al di là dei risultati, ha saputo conquistare la sua gente, “obbligando” le istituzioni a dargli una mano. Quando è entrato per la prima volta tra i top-100 ATP, nel 2014, espresse tutta la sua rabbia per la mancanza di aiuti.

A quel punto, arrivarono i finanziamenti del CRESO (acronimo di "Creando Suenos Olimpico", ente che elargisce contributi ai migliori atleti del paese. Da lì si è sviluppata una carriera fantastica, specie se relazionata alle modalità con cui si è realizzata.

“Di fatto ho iniziato a giocare a 26 anni. Molti pensavano che fosse troppo tardi, invece ho dimostrato il contrario”. Ha chiuso quattro stagioni tra i top-100 ATP, cogliendo tante vittorie di prestigio (tra gli scalpi più importanti, Marin Cilic, Domic Thiem e Richard Gasquet).

Il tutto senza un fisico eccezionale e un tennis non particolarmente incisivo. Spinge duro con il dritto, ma gioca il rovescio quasi unicamente in slice. Il grande cuore, unito alla voglia di lottare su ogni palla, gli ha permesso di ottenere risultati impensabili e diventare un punto di riferimento, non solo nel suo Paese, ma anche per l'impressionante longevità.

Soltanto Ivo Karlovic sta durando più a lungo, ma il tennis del croato è molto meno dispendioso. Dopo un 2018 difficile, Estrella non è riuscito a risollevarsi e ha capito che era meglio lasciar perdere.

La brutta sconfitta ai Panamericani contro l'ecuadoriano Roberto Quiroz lo ha convinto, ma prima c'è la passerella. Tutto il Paese lo accoglierà in un abbraccio virtuale, che Victor ha conquistato da soli, con i suoi sforzi e le sue energie. L'età, in fondo, è soltanto un numero.