Guerrilla Tennis, una pubblicità passata alla storia


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Guerrilla Tennis, una pubblicità passata alla storia

Il tennis ha offerto splendidi spot pubblicitari. Lo sport, in fondo, si presta a strutture narrative di vario genere. Sono tante le pubblicità passate alla storia: dovessimo selezionare il più famoso a sfondo tennistico, non è difficile individuare “Guerrilla Tennis”, girato nel 1995 con protagonisti Pete Sampras e Andre Agassi.

Fu l'anno più intenso della loro rivalità, con finali straordinarie e la promessa (poi mantenuta) di giocare e vincere la Coppa Davis. Entrambi sponsorizzati Nike (Agassi da sempre, Sampras era da poco stato “strappato” a Sergio Tacchini), erano l'emblema della rivalità perfetta: aggressivo e “ribelle” Agassi, classico e “perfettino” Sampras.

Non era esattamente così, ma i media li avevano dipinti in questo modo. In un certo senso, sono stati i precursori della rivalità Federer-Nadal, ancora più “mediatica” grazie alla diffusione del web.

Fuggendo dagli stereotipi della rivalità, il creativo Eric King inventò ben altro tipo di spot. Il tennis era (è) considerato uno sport generalmente tranquillo e silenzioso, in cui gli spettatori sono invitati al silenzio prima di ogni punto: secondo King, la rivalità Sampras-Agassi aveva portato una scarica di adrenalina al gioco.

Nike voleva mostrare questa energia tramite uno spot pubblicitario. Nel filmato, i due campioni sono all'interno di un taxi, poi all'improvviso escono e improvvisano un campo da tennis in mezzo alla strada, bloccando il traffico.

Agassi srotola la rete, mentre Sampras ferma le auto. Accanto a loro si raduna una folla sempre più grande di curiosi, ma la partita non può concludersi perché passa un autobus che devasta la rete e “libera” la strada, nonostante l'estremo tentativo di Sampras di tirargli qualche pallata.

King e il suo collega Derek Barnes valutarono diverse idee “ma Guerrilla Tennis si rivelò la migliore, una grande opportunità per sconvolgere il mondo del tennis” dice King, quasi 25 anni dopo. Il regista fu il famoso Spike Jonze, che peraltro aveva appena realizzato il videoclip di “Sabotage”, fortunata canzone dei Beastie Boys.

Il video mostrava immagini ad alta energia, con diverse sequenze in cui i Beastie Boys correvano per strada e nei vicoli. Un ottimo spunto. Sampras e Agassi furono coinvolti sin da subito nel progetto: avevano molti impegni, ma i produttori (e le laute ricompense Nike...) riuscirono a realizzare l'impossibile.

Lo spot avrebbe dovuto girarsi a New York: d'altra parte sarebbe stato presentato durante lo Us Open, che avrebbe rappresentato una sorta di “spareggio” per eleggere il numero 1 stagionale, visto che Agassi si era imposto in Australia e Sampras a Wimbledon.

Tuttavia, si rivelò troppo complicato e costoso chiudere al traffico diversi isolati nel centro della Grande Mela, considerato l'alto volume di traffico e persone. Al contrario, a San Francisco furono ben contenti di chiudere quattro isolati in pieno centro per una giorno intero.

Lo spot è venuto talmente bene che, ancora oggi, molti pensano che sia stato girato a New York. Fu realizzato a velocità supersonica, utilizzando decine di telecamere che riprendevano simultaneamente. Altra curiosità: ovviamente c'era una sceneggiatura, ma durante la realizzazione ci sono state diverse improvvisazioni che – secondo il regista – hanno migliorato la resa.

La cosa più difficile fu la parte finale, con l'irruzione del bus "guastafeste" A parte la spettacolarità della scena, si era a fine giornata e si erano radunati centinaia di curiosi, più del previsto.

“Per questo abbiamo dovuto pianificare tutto con grande attenzione per evitare che qualcuno si facesse male”. Lo spot andò talmente bene da vincere un premio al Festival di Cannes. E vent'anni dopo – stavolta a New York – ci fu un remake del mitico spot alla presenza di altri testimonial Nike (su tutti Roger Federer).

Tra l'altro, questa tipologia di spot ha creato alcune imitazioni: qualche tempo dopo, Reebok propose una pubblicità molto simile con protagonisti Pat Rafter e Malivai Washington, ovviamente con scarsi riscontri.

Non è da escludere che abbiano preso ispirazione anche i creativi di Sony Ericsson per uno spot girato nel 2007 con protagoniste Ana Ivanovic e Daniela Hantuchova, impegnate a giocare sui tetti di una metropoli. “Io credo che lo spot sia ricordato ancora oggi perché tutti abbiamo un ricordo della rivalità tra Sampras e Agassi – dice King – in quel periodo ci fu un testa a testa, partita dopo partita.

Avevano stili e personalità diverse, però avevano in comune un grande spirito combattivo. Lo spot è stato un modo per mostrare come avessero rivoluzionato il tennis, ben oltre i limiti del campo”.

Lo Us Open si concluse, effettivamente, con la finale Sampras-Agassi. Vinse Pistol Pete in quattro set: tutti ricordano il punto che chiuse il primo set, uno scambio fantastico che poi avrebbe ispirato un altro fortunato spot, “The Longest Point”, uno scambio che si protrae per mesi e mesi fino all'iconico “Replay the Point” dell'arbitro, dopo che un raccattapalle (esausto e ormai cresciuto) si era fatto sfuggire una palla di mano.