Verena Hofer, addio a 21 anni: “Non ha più senso continuare”


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Verena Hofer, addio a 21 anni: “Non ha più senso continuare”

“Non ha più senso”. Quattro parole per mettere fine a un sogno. Da quando è emerso Andreas Seppi, l'Alto Adige è diventato una sorta di isola felice del nostro tennis. È stato top-20 ATP, poi è arrivata Karin Knapp.

Senza i guai fisici, alcuni molto seri, avrebbe ottenuto di più. Adesso c'è un altro altoatesino che fa sognare, anzi, mette i brividi. Jannik Sinner è nato nel 2001, anno in cui Verena Hofer ha iniziato a giocare.

Non poteva essere altrimenti: era nata quattro anni prima e abita proprio sopra il Tennis Club di Ortisei, lo stesso che organizza un bel torneo ITF, nonché un ATP Challenger (quest'anno l'appuntamento sarà il 27 ottobre per il femminile, l'11 novembre per il maschile).

I genitori gestiscono il bar pizzeria del circolo ed era normale che Verena, tra i tanti sport, scegliesse proprio il tennis. Ragazza avvenente, è stata a lungo tra le più fulgide promesse del nostro tennis. Si è laureata campionessa italiana sia tra le Under 14 (“Il mio ricordo più bello, a Parma in finale contro Jessica Pieri”) che tra le Under 16.

A differenza di tante aspiranti giocatrici, il suo problema non è stato il passaggio da junior a professionista. Il problema è arrivato dopo, con le enormi difficoltà a salire di livello. Ci ha provato per cinque anni, non ce l'ha fatta e per questo ha deciso di lasciar perdere, ad appena 21 anni.

Meglio evitare di intestardirsi e spendere parecchi soldi per un sogno che, giorno dopo giorno, diventava utopia. La sua ultima partita rimarrà quella di un paio di mesi fa a Tabarka, in Tunisia. 6-3 6-2 contro una coetanea, l'argentina Agustina Chlpac.

Da allora era un po' scomparsa, fino a quando il sito altoatesino “SportNews” l'ha rintracciata. Senza mezzi termini, con la determinazione tipica degli altoatesini, ha chiuso ogni porta al professionismo.

“La mia carriera è finita, ne ho avuto abbastanza”. A differenza di troppi che insistono, in modo quasi patetico, lei ha candidamente riconosciuto che il ritiro è arrivato a causa dei “mancati progressi”.

Per cinque anni non si è mai scrostata dai tornei ITF, quelli da 10.000, 15.000, massimo 25.000 dollari di montepremi. Troppo poco per guadagnare, a maggior ragione se hai un passato da top-100 nel circuito giovanile, con la possibilità di giocare tutti gli Slam (con annessa una foto "strappata" a Roger Federer).

Tra le professioniste non è mai andata oltre il numero 667 WTA: a darle il colpo di grazia, la riforma dei tornei ITF (che a breve sarà cancellata): con un colpo di regolamento, hanno estinto la sua classifica mondiale.

Quel numero 217 nella classifica ITF non l'aiuta, e i risultati l'hanno bocciata: negli ultimi dodici mesi ha raccolto soltanto un paio di semifinali, a Sezze e Solarino, e una manciata di quarti di finale, compreso quello nella natia Ortisei, laddove da bambina aveva fatto da raccattapalle a Caroline Wozniacki.

Non proprio un idolo, ma sicuramente un esempio da seguire. “Ogni volta che facevo un passo in avanti, ne facevo due indietro” ha raccontato la Hofer, volto concreto dell'altra faccia del tennis. Quella di chi ci prova ma, per varie ragioni, non ce la fa.

Dopo l'ultimo match a Tabark, era in preda alla frustrazione. “Mi sono chiusa in casa per 10 giorni, poi ho preso la decisione. In seguito mi sono spostata a Roma, dove ho abitato e mi sono allenata nell'ultimo anno, e l'ho comunicata”.

A seguirla c'era anche Karin Knapp, che giusto un anno fa appendeva definitivamente la racchetta al chiodo. Era una partnership affascinante, come se Karin vedesse in questa ragazza una possibile erede. “Mi ha sempre ascoltato in questo periodo difficile e mi ha aiutato, per quanto potesse.

Ha mostrato grande comprensione”. Da ragazzina vinci tante partite e tutto sembra facile, quasi dovuto, poi ti accorgi che il tennis è uno sport difficile, quasi crudele. “Ho vissuto splendidi momenti, il tennis mi ha dato molto – dice la Hofer – però non ci sono altri sport in cui è così difficile arrivare in cima.

Il tennis si gioca in tutto il mondo”. Curiosamente, il suo ritiro precoce va in controtendenza con le scelte della più nota concittadina, Carolina Kostner: dopo la delusione alle Olimpiadi di PyeongChang, nonostante abbia già 32 anni, ha deciso di andare avanti.

Ma il pattinaggio è un'altra cosa. “Il tennis ti obbliga a viaggiare molti mesi all'anno, vivi in solitudine nelle camere d'albergo ed è molto costoso. Ci sono migliaia di giocatori, ma soltanto i primi 200 possono viverci”.

Non c'è particolare rabbia nelle parole della Hofer, non sembra frustrata e nemmeno troppo consumata. Semplicemente, si è resa conto che non ne valeva più la pena. Questo non significa che smetterà di giocare, semplicemente inizierà una nuova carriera.

Intanto giocherà il Campionato di Serie A2 con il TC Rungg. “Non ho preso particolari decisioni per il futuro: di sicuro prenderò l'abilitazione all'insegnamento e giocherò ancora a tennis.

Di sicuro, non mi vedrete più a livello internazionale”. Oltre alle gare a squadre, dunque, le si aprirà il mondo dei tornei Open. In realtà lo sta già vivendo, visto che si è imposta nei recenti tornei di Ortisei e – qualche giorno fa – a Bolzano.

In questo momento il suo lavoro principale è nel bar-ristorante dei suoi, presso il Circolo Tennis Rungg, laddove nel 2001 era cominciato tutto. Si è chiuso un capitolo della vita, ma se ne apre un altro. E non è detto che sia peggiore, anzi, è (molto) probabile il contrario.