Si amano, vogliono avere figli. Giocheranno una contro l'altra


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Si amano, vogliono avere figli. Giocheranno una contro l'altra

“L'anno scorso non ci siamo viste per sette settimane di fila. A volte il desiderio di stare insieme è molto forte: ci possiamo scrivere e contattare su Skype, ma non è la stessa cosa. Quando ci ritroviamo, stiamo ore a parlare”.

Poche righe, semplici, per raccontare ua storia d'amore che lunedì vivrà un momento importante. Parliamoci chiaro: il 29 luglio 2019 è un giorno storico per il tennis. Per la prima volta, si affronteranno due giocatrici dichiaratamente fidanzate tra loro.

Il sorteggio del WTA 125 di Karlsruhe, sud-ovest della Germania, a due passi dal confine con la Francia, ha messo una contro l'altra Alison Van Uytvanck (n.66 WTA) e Greet Minnen (n.122). Formano una coppia da oltre tre anni e hanno deciso di raccontare, senza tabù e con una dolcezza quasi naif, la loro storia.

“Prenderemo in considerazione le rispettive programmazioni al momento di decidere i nostri impegni – dicevano a inizio anno – ma non le cambieremo per trascorrere più tempo insieme”. La crescita tecnica della Minnen ha aumentato la condivisione, al punto che hanno preso a giocare il doppio insieme.

Lo scorso anno si sono aggiudicate il torneo WTA di Lussemburgo, quest'anno hanno fatto coppia a Wimbledon. Più che l'eliminazione al secondo turno, ha fatto notizia la loro unione, così genuina, così spontanea.

Gli appassionati sapevano tutto già dalla primavera 2018, quando la Van Uytvanck rilasciò un'intervista che varcò i confini del Belgio. La storia è diventata mainstream quando si sono baciate a favore di fotografi e telecamere a Wimbledon 2018, dopo l'exploit della Van Uytvanck contro Garbine Muguruza.

“Quel bacio è stato un gesto spontaneo, d'amore, nulla di pianificato – ha confessato la Minnen – nessuno si è offeso. La comunità del tennis ci ha accolto benissimo. Gli unici insulti sono arrivati dagli scommettitori delusi.

Uno mi ha scritto: 'puttana lesbica, spero tu muoia'”. “È ancora più brutto quando tirano in ballo le nostre famiglie – interviene la Van Uytvanck – hanno augurato a mia madre di morire di cancro”.

Alison e Greet si sono conosciute nel 2015, presso il centro tecnico della federtennis belga, a Wilrijk. “Siamo state buone amiche per un anno e mezzo – racconta la Van Uytvanck, che da ragazzina era stata vittima di bullismo a causa dei suoi capelli rossi – poi abbiamo trascorso una preparazione invernale in Florida, presso l'accademia di Nick Bollettieri.

ci siamo avvicinate molto, poi per me è giunto il momento di andare in Australia mentre Greet è rimasta in Belgio. In quel momento è stato tutto chiaro, era molto di più che un'amicizia”.

L'omosessualità è ormai sdoganata nello spogliatoio WTA: tante giocatrici hanno effettuato il coming out, su altre ci sono voci insistenti, ma non era mai capitato che due tenniste annunciassero così apertamente una relazione.

Per Van Uytvanck e Minnen non è stato facile, al punto da nascondersi per tre mesi. In passato, entrambe avevano avuto relazioni esclusivamente con uomini. “Dovevamo abituarci, inoltre avevamo paura delle reazioni – dice la Van Uytvanck – per tre mesi ho dovuto mentire ai miei genitori, nascondermi...

Ma a un certo punto non ce la facevo più, le bugie mi avevano divorato”. Quando ha comunicato al mondo il suo amore per Greet, aveva detto con orgoglio che l'omosessualità non è una malattia. C'è da credere che abbia fatto lo stesso quando lo ha comunicato alla famiglia.

“Mio padre non ha avuto problemi – continua Alison – mentre mia madre ha faticato ad accettare la cosa, ma non me l'ha mai fatto pesare. Greet è stata la benvenuta a casa mia, adesso ci vedono come una figlia e la nuora”.

A casa Minnen, l'unico ad avere qualche perplessità è stato il padre. “Ma poi si è messo l'anima in pace”. Ciò che impressiona, nell'osservare Greet ed Alison, sono gli sguardi e la dolcezza delle loro effusioni.

Quando raccontano cosa amano dell'altra, si sciolgono. “Se sorridi sei ancora più bella, dovresti farlo più spesso” dice la Van Uytvanck, mentre cinge il braccio sulla spalla della compagna. La Minnen – che sembra la più pragmatica - adora la costante disponibilità di Alison.

“È così premurosa... è l'amore della mia vita”. Una complicità che emerge in ogni sguardo, in ogni respiro, in ogni singola parola. Anche quando devono raccontare la quotidianità.

A quanto pare, la Van Uytvanck ha un sonno leggerissimo e si sveglia al minimo rumore. “Ho preso da mio padre, mi è capitato più volte di dover chiedere un cambio di stanza perchè in quella accanto c'era una festa...

gli hotel ufficiali dei tornei dovrebbero sapere che gli atleti hanno bisogno di riposare. Al contrario, Greet dorme tranquilla e non si sveglia neanche con le cannonate”. Pur essendo profondamente innamorate, le due sono consapevoli che non tutti i posti sono uguali. “In paesi come l'Egitto non ci mettiamo certo a camminare mano nella mano.

Meglio non provocare. In realtà, anche ad Anversa siamo discrete perché capita di trovare alcuni giovani che fanno commenti sciocchi. Al contrario, non abbiamo problemi a Grimbergen”. La coppia vive nel sobborgo di Vilvoorde da un paio d'anni, in un appartamento che si trova in una posizione strategica, a due passi dall'aeroporto di Zaventem, e a un quarto d'ora dall'abitazione dei genitori della Van Uytvanck.

“Nei periodi di allenamento capita di finire alle 19 ed è comodo sfruttare la loro gentilezza, anche se spesso cuciniamo per conto nostro”. Pare che la Minnen sia molto brava a preparare il budino al cioccolato.

Per il resto, non fanno particolare vita mondana: guardano parecchie serie TV e, ovviamente, molto sport. E la pensano allo stesso modo sulla cosa più importante: la famiglia. “Siamo ancora giovani, ma entrambe vogliamo avere figli” dice la Van Uytvanck.

“Uno o due, vedremo” replica la Minnen. Queste due giovani donne, dai progetti di vita chiarissimi, saranno due banali avversarie in un match valido per la classifica WTA. È la dura legge dello sport. “Non sarebbe facile giocare una contro l'altra...

non vogliamo neanche pensarci, anche se ovviamente daremmo il massimo!” dicevano qualche mese fa, senza immaginare che quel giorno sarebbe arrivato così in fretta. Chissà che partita sarà. Chissà se riusciranno davvero a giocare al massimo.

Comunque vada, non sarà una partita di tennis a scalfire una storia d'amore che sembra una fiaba. Ed è la risposta più bella alle disgustose tracce di omofobia che, ancora oggi, inquinano la società.