Il visto di Svetlana Kuznetsova, vittima della tensione USA-Russia


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Il visto di Svetlana Kuznetsova, vittima della tensione USA-Russia

Chissà cosa avranno pensato di questa storia Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan. I libri di storia raccontano che la Guerra Fredda tra Stati Uniti e l'ex Unione Sovietica è terminata sul finire degli anni ottanta, ma sembra di essere tornati indietro di qualche decennio.

In questi giorni sta iniziando il torneo WTA di Washington: la campionessa in carica è Svetlana Kuznetsova, ma la russa è stata costretta a ritirarsi perché non ha ottenuto in tempo il visto d'accesso per gli Stati Uniti.

Situazione grottesca, paradossale, anche se non del tutto inedita. Per esempio, il lottatore di arti marziali Mayrbek Taysumov non ottiene un visto da quattro anni, mentre Ramazan Emeev è stato costretto a cancellare, per lo stesso motivo, il combattimento contro il brasiliano Claudio Silva, in programma il 3 agosto al Prudential Center di Boston.

La Kuznetsova (che peraltro ha vinto lo Us Open nel 2004) ha avviato le pratiche lo scorso febbraio, ma sostiene di non aver ottenuto risposta per mesi. “Il tuo caso è sotto esame” si è sentita dire, al pari di centinaia di cittadini russi che hanno problemi simili a casa della guerra diplomatica tra i due paesi.

In verità, ai russi non è vietato entrare negli Stati Uniti: tuttavia, la Russia non fa parte del Visa Waiver Program, che consente ai cittadini di alcuni paesi l'ingresso con il solo passaporto. I russi devono richiedere un visto, che può essere accettato o respinto a discrezione del governo americano.

Secondo alcune indiscrezioni, la Kuznetsova non compare in nessuna lista nera, anzi, in passato aveva anche portato il suo cane negli USA. La questione ha fatto arrabbiare le istituzioni tennistiche: Shamil Tarpischev, presidente della federtennis russa, ha definito “strana” questa situazione.

“Nessun tennista ha mai avuto problemi, al massimo è successo a me – ha detto – ma, sia pure con difficoltà, ho sempre ottenuto il visto”. L'ITF ha inviato una lettera all'ambasciata americana a Mosca, firmata dal presidente Dave Haggerty (che è americano) per sbloccare la situazione.

Si era attivata anche la WTA: “Come facciamo sempre per le nostre giocatrici – hanno fatto sapere – abbiamo aiutato Svetlana con lettere di sostegno e documentazione aggiuntiva a sostegno della richiesta, e abbiamo effettuato indagini dirette per suo conto.

Tuttavia, la decisione finale per i visti viene presa dall'ambasciata o dal consolato in questione. Non riusciamo a capire perchè ci sia questo problema: non ci sembra giusto e stiamo continuano a sforzarci per consentire a Svetlana a ottenere il visto”.

Da parte sua, la giocatrice non aveva nascosto la sua delusione, anche se aveva scherzato: “Mi sa che dovrò rivolgermi a Trump” ha scritto in una delle sue interazioni social. Qualcuno le ha suggerito di far presente di aver già vinto lo Us Open.

Dopo l'eliminazione a Wimbledon, aveva sottoposto per la prima volta il problema: “Vorrei andare a Washington, Toronto e Cincinnati, dove molto probabilmente dovrò giocare le qualificazioni, ma c'è un problema: non ho il visto per gli Stati Uniti”.

Come è logico, la faccenda ha fatto discutere. Si sono fatte strada due teorie: la prima è che ci sia stato un errore della giocatrice. Conoscendo la lentezza di queste procedure, avrebbe dovuto muoversi prima. In effetti, è capitato che i cittadini russi dovessero aspettare mesi, se non anni, per avere l'agognato documento.

Forse le sarebbe convenuto chiedere il visto in un altro paese, ma lei ha scelto di muoversi come al solito. Suo malgrado, non ha tenuto conto dell'inasprimento dei rapporti tra Mosca e Washington. La seconda teoria è, come dire, complottistica: pur non essendo tra le favorite per vincere il torneo, è un'atleta molto popolare.

La faccenda poteva servire (e in effetti è servita) a porre l'attenzione sulle relazioni diplomatiche tra Usa e Russia. Ma a chi poteva convenire, e perchè? Va detto che altri tennisti non hanno avuto problemi: Daria Kasatkina si trova già a San José, Anastasia Pavlyuchenkova si sta allenando a Washington, mentre Anna Kalinskaya staziona in Florida già da settimane.

Nel frattempo, l'Ambasciata russa negli Stati Uniti aveva inviato una protesta al Dipartimento di Stato americano, chiedendo di mettere fine a questo comportamento “discriminatorio”. Da parte sua, la giocatrice ha detto che due passaporti avrebbero destato “sospetti” ai servizi di sicurezza americani: “Il mio e quello di una persona che non conosco.

Ma che tipo di sospetto posso generare se viaggio negli Stati Uniti da 16 anni? Inoltre non è mia intenzione fermarmi lì, ma soltanto giocare. Dicono che c'è di mezzo la politica, ma perché dovrei sacrificare il mio lavoro?”.

Il putiferio mediatico, tuttavia, sembra aver velocizzato le cose e prodotto l'agognata fumata bianca. Nella serata di venerdì, la portavoce dell'Ambasciata americana a Mosca, Andrea Kalan, ha scritto di aver letto sui giornali del problema e con un tweet sembra aver messo fine alla questione: “Abbiamo contattato personalmente Svetlana Kuznetsova, ma non abbiamo ottenuto risposta.

Svetlana, se stai leggendo questo messaggio, chiamaci: il tuo visto ti sta aspettando!”. I 280 punti di Washington sono ormai persi e – in effetti – la giocatrice avrà un danno di classifica non indifferente.

Tuttavia, tra Toronto, Cincinnati e Us Open, la trasferta americana di “Sveta” è salva. Rimane il dubbio se la situazione si sarebbe sbloccata senza il polverone mediatico...