L'ex ufficiale dell'esercito: “Davis a Islamabad? Va benissimo”


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L'ex ufficiale dell'esercito: “Davis a Islamabad? Va benissimo”

Nonostante tutto, la Coppa Davis continua a scrivere pagine di storia. A intrecciare sport e società, a volte politica. Negli ultimi anni, soprattutto dopo i fatti dell'11 settembre, il Pakistan è considerato un Paese a rischio, Islamabad una capitale associata al terrorismo (pur essendo una città piuttosto sicura: gli incidenti sono avvenuti altrove).

Anche il tennis è finito nel calderone: per dodici anni, l'ITF ha vietato lo svolgimento di qualsiasi partita, per la rabbia delle istituzioni locali e la disperazione di Aisam-Ul-Haq Qureshi, tennista pakistano più rappresentativo, molto impegnato nel sociale.

Qualche anno fa aveva lanciato una bella iniziativa con l'indiano Rohan Bopanna (allora suo compagno di doppio). I due avevano composto “il doppio della pace”, ventilando l'ipotesi (poi franata) di giocare un'esibizione su un campo da tennis situato al confine, metà in India e metà in Pakistan.

Potrebbero ritrovarsi tra un paio di mesi proprio a Islamabad, per il match tra Pakistan e India, valevole per il Gruppo I, zona Asia-Oceania. Chi vince potrà giocare il turno di qualificazione di febbraio, che mette in palio un posto per le Davis Cup Finals.

In questi giorni, l'ITF ha inviato due funzionari (Giles Angus Ross Robbins e Richard Simon Gallagher) a Islamabad, per verificare la qualità della sede e le condizioni di sicurezza. I due appartengono alla Control Risk, agenzia affiliata all'ITF preposta a verificare le condizioni di sicurezza nei Paesi a rischio, e sono rimasti positivamente impressionati dalle misure previste.

“La nostra visita non si limita al solo Pakistan – hanno detto – viaggeremo in altre nazioni dove sono programmate le partite della zona Asia-Oceania. Si tratta di operazioni di routine per le partite di alto profilo, e il match tra Pakistan e India non è certo ordinario” ha detto Gallagher, ex ufficiale dell'esercito britannico.

A suo dire, Islamabad è perfetta per ospitare l'incontro. “Non ero mai stato in Pakistan: sono rimasto per due giorni e la mia esperienza è in netto contrasto con quello che ho sentito in questi anni.

Nel complesso, credo che le cose siano migliorate in molte zone della regione. Islamabad è sempre stata una città sicura e protetta, inoltre il Pakistan Sports Complex (PSC) ha ospitato cinque incontri negli ultimi anni.

Devo dire che abbiamo trovato bellissimo campi in erba: di solito troviamo questo tipo di campi solo in Inghilterra”. Ross Robbins tornerà in Pakistan a settembre e ha spiegato che l'ITF deve prendere tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza.

“Abbiamo visitato tutti i luoghi in cui la delegazione indiana trascorrerà il suo soggiorno. Visto che Islamabad ha già ospitato un buon numero di partite, credo che il piano sia stato ben organizzato. Noi dobbiamo prenderci cura di ogni aspetto quando c'è una sfida così delicata.

Da esperti di sicurezza, siamo soddisfatti di quello che abbiamo visto e siamo convinti che il match avrà successo”. Quando gli hanno chiesto se questo tipo di precauzioni fossero necessarie anche per i tornei del Grande Slam, ha informato che in quel caso è tutto a carico delle rispettive federazioni.

“Gli Slam e gli eventi organizzati da altre federazioni sono hanno nulla a che fare con l'ITF, almeno sul piano organizzativo. Al contrario, la Coppa Davis è un nostro evento" Salim Safiullah Khan, presidente della federtennis pakistana, ha accompagnato i due emissari e ha ribadito gli importanti successi organizzativi degli ultmi anni.

“Che si tratti di Coppa Davis, Futures o eventi giovanili, centinaia di stranieri hanno visitato il Pakistan negli ultimi 5-6 anni. Tra loro ci sono stati parecchi indiani, i quali hanno trovato la miglior atmosfera tennistica tra quelle dell'Asia meridionale”.

Sul piano tecnico non dovrebbe esserci partita, poiché l'India è nettamente più forte, ma i timori per la sicurezza non sono certo legati alle vicende agonistiche: India e Pakistan vivono una tensione reciproca sin dal 1947: di tanto in tanto le antipatie sono sfociate in sangue e armi, le note “guerre pakistane”.

L'ultima si è esaurita parecchi anni fa, nel 1999, anche se lo scorso febbraio l'India ha bombardato un campo di terroristi in Pakistan. In Davis, i due Paesi si sono affrontati per l'ultima volta a Mumbai, nel 2006.

La squadra indiana (pare che la federtennis abbia iniziato le pratiche per la trasferta, pur senza averla ancora ufficializzata) non gioca in Pakistan dal 1964. In questo momento, il Pakistan è tornato al centro della politica internazionale dopo la visita a Washington del presidente Imran Khan, il quale ha chiesto a Donald Trump di “sbloccare” i ricchi contributi che gli Stati Uniti hanno stoppato lo scorso anno per la “pigrizia” pakistana nel fare da intermediari nella tensione tra gli USA e l'Afghanistan.

A margine dell'incontro, il presidente americano ha detto che “se avesse voluto”, gli States avrebbero potuto spazzare via l'Afghanistan in pochi giorni. Nelle trattative di pace, il Pakistan riveste un ruolo importante. Ma queste cose, per fortuna, non riguardano il tennis.