“Offerte insufficienti”: ancora invenduti i diritti TV del Roland Garros


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“Offerte insufficienti”: ancora invenduti i diritti TV del Roland Garros

I francesi speravano di risolvere la faccenda entro l'estate. Niente da fare: bisogna ancora attendere per l'assegnazione dei diritti TV del Roland Garros per il triennio 2021-2023. La federtennis francese (FFT) avrebbe voluto comunicare venerdì scorso il vincitore del bando, ma – semplicemente – le offerte sono state ritenute insufficienti.

Il bando era stato lanciato a metà giugno e vi avevamo descritto le notevoli (ma legittime) aspettative francesi, specie se paragonate agli introiti degi altri tre Slam. Il bando è scaduto giovedì 18 luglio, ma la FFT vorrebbe intascare di più.

E allora sono iniziate le trattative private con i vari soggetti interessati. “Le offerte ricevute ci consentono di affermare che la crescita è già notevole: possiamo conquistare una nuova fetta di pubblico, oltre a una rivalutazione dei diritti stessi” ha fatto sapere la federazione tramite un comunicato.

Ricordiamo che si tratta dei diritti per il territorio francese: per l'Italia e tanti altri paesi, l'accordo con Eurosport è ben saldo fino al 2021. I diritti domestici appartengono (da oltre trent'anni) a France TV, l'emittenza pubblica, mentre Eurosport France ha una sottolicenza.

Nel 2019, la cessione dei diritti ha portato circa 20 milioni di euro nelle casse federali: cifra irrisoria, se paragonata ai 70 milioni sborsati dalla BBC per trasmettere Wimbledon. “Il Roland Garros deve fornire un prodotto all'altezza del suo miglioramento qualitativo in un mercato radiotelevisivo che evolve ad alta velocità” aveva detto Bernard Giudicelli, numero 1 della federtennis francese.

L'allusione è a quanto accadrà dall'anno prossimo: nel 2020, il Campo Chatrier sarà dotato di un tetto retrattile e i quattro campi principali avranno le luci artificiali. Dal 2021, tutti i campi saranno dotati di illuminazione.

Le conseguenze saranno due: non ci sarà più il rischio di sospensioni per oscurità, e l'esposizione TV abbraccerà anche il “prime time”, mentre adesso il gioco si interrompe in una fascia oraria compresa tra le 21 e le 22 (sul punto c'è molta discrezionalità, con annesse polemiche).

Inoltre, sempre dal 2021, sarà istituita la sessione serale sul Campo Chatrier, dando al pubblico un match direttamente in prima serata (sarà una sola partita, onde evitare gli orari marzulliani che di tanto in tanto si verificano a Melbourne e New York).

“Il torneo è destinato a crescere e mantenere il suo livello” ha detto Giudicelli. “Un torneo del Grande Slam ha un budget e un montepremi altissimo: per far fronte alle spese, abbiamo bisogno di raccogliere un incasso sufficiente”. Il bando prevedeva tre lotto con vari gradi di esclusività: l'unico obbligo riguardava la trasmissione in chiaro di metà dei quarti, nonché semifinali e finali delle prove di singolare.

Se è vero che il “prodotto” Roland Garros vale di più, è probabile che la FFT sia stata un po' troppo ottimista, visto che nessuno ha raggiunto le cifre richieste. A suo tempo, la presidentessa di France TV (Delphine Ernotte) aveva manifestato il suo disappunto per la pressione messa sulle TV.

“È normale che la FFT lanci un bando, ma quello che ho letto mi ha sconvolto”. L'allusione era alla richiesta di maggior denaro e all'apertura ai colossi del digitale (Google, Apple, Facebook, Amazon, noti come GAFA), le cui disponibilità economiche sono immense.

“Credo che sia un modo quantomeno disinvolto per trattare un partner storico, che da più di 30 anni contribuisce al successo del Roland Garros”. Dopo l'esito (nullo) della prima tornata, AFP ha chiesto un parere agli attuali detentori dei diritti, incassando il massimo riserbo.

“Non abbiamo commenti da fare” ha detto Jennifer Armand, responsabile dei progetti di comunicazione sportiva di France TV. “In questo momento è la FFT a comunicare: prendiamo atto della loro decisione”.

Anche Eurosport France ha scelto di non commentare. Non è la prima volta che succede qualcosa del genere: già nel 2013, la FFT aveva provato a vendere i diritti tramite un bando, dividendoli in tre lotti. All'epoca ricevette solo due offerte, nessuna delle quali soddisfaceva la condizioni richieste.

Scenario identico a quello di oggi: l'unica differenza potrebbe essere il numero delle offerte pervenute. Ma questo, la FFT, non ce lo ha fatto sapere.