Koellerer è ancora furioso: “Negli Slam, il 10% dei giocatori sono dopati”


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Koellerer è ancora furioso: “Negli Slam, il 10% dei giocatori sono dopati”

Era il 23 marzo 2012 quando sentenza del TAS gli ha distrutto la vita, ma Daniel Koellerer ha ancora il dente avvelenato. Ancora oggi si sente vittima di una grande ingiustizia, frutto di chissà quale complotto. In effetti, a leggere le 15 pagine che lo hanno condannato, qualche dubbio emerge.

L'austriaco (ex n.55 ATP, compirà 36 anni il 17 agosto) è stato squalificato a vita con l'accusa di aver tentato di corrompere due colleghi. Anche se i nomi sono sbianchettati, tutti sanno di chi si tratta: Jarkko Nieminen e Daniel Munoz de la Nava.

In sintesi, Koellerer avrebbe chiesto al primo di lasciarlo vincere lo scontro diretto al torneo ATP di Vienna, nell'ottobre 2009. Dopo aver incassato il “no”, lo avrebbe battuto comunque. Subito dopo il match, il finlandese denunciò tutto alla Tennis Integrity Unit.

Inoltre, nell'estate 2010 avrebbe chiamato un paio di volte Munoz de la Nava, offrendogli 10-15.000 euro per mollare una o più partite. Koellerer è stato accusato di aver fatto offerte simili anche a Wayne Odesnik e Martin Slanar, ma non è stato ritenuto colpevole.

Al contrario, hanno ritenuto “credibili” le testimonianze di Nieminen e Munoz de la Nava. L'arbitro di primo grado gli rifilò anche 100.000 dollari di multa, mentre il CAS (pur confermando la radiazione) glieli ha abbuonati.

Motivo? Non aveva tratto alcun beneficio economico dalla sua presunta condotta criminosa. Non è nostro compito valutare l'operato dei giudici, così come è doveroso rispettare le sentenze. Tuttavia, è un dato di fatto che il TAS, per squalificarlo, ha dovuto validare il più basso grado di colpa.

Dopo aver superato depressione, perdita di lavoro e affetti, l'austriaco ha cambiato vita e oggi torna a parlare. Lo ha fatto con il Tageszeitung, mostrando la stessa sfacciataggine che aveva contraddistinto la sua carriera.

Si era costruito una fama di “cattivo”, da far impallidire Kyrgios e Tomic, presunti bad boy di oggi. Urlava, prendeva in giro gli avversari, sputava, insultava chiunque... è passata alla storia una scazzottata con il rimpianto Federico Luzzi che, esasperato dal suo atteggiamento, lo attaccò.

Finì che squalificarono Koellerer. Tempo dopo, ricevette una sanzione perché sul suo sito internet era comparsa la pubblicità di un'agenzia di scommesse. Nel 2011 la batosta, poi ratificata l'anno dopo. “Il processo di primo grado mi è costato 80.000 euro, mentre il ricorso al TAS 110.000.

Li ho potuti sostenere grazie a mio padre” dice Koellerer, che oggi fa l'assistente alla direzione di Connex, azienda che produce lame per metalli e motoseghe. Sull'onda della fama raccolta da tennista, ha anche fatto un paio di apparizioni in TV.

Nel 2015 ha partecipato alla versione tedesca del “Grande Fratello VIP”, mentre nel 2016 ha partecipato allo show “Adam sucht Eva”, reality in onda su RTL. “Il tennis? Ogni tanto do qualche lezione, ma non mi alleno più – racconta Koellerer – a causa della squalifica non posso giocare tornei ufficiali.

Una volta all'anno partecipo a un torneo a inviti a Burgoberbach. Però gioco a calcio e sono molto allenato. Il mio livello? Credo che potrei facilmente vincere un torneo Futures”. In effetti, anche se la sua carriera non è finita come desiderava, pochi possono raccontare di aver chiuso con una vittoria.

Nel suo ultimo torneo giocato (un Futures a Most, in Repubblica Ceca, nel maggio 2011) ha vinto il titolo. Oggi guarda poco tennis in TV: “Perché dovrei? Nei giorni scorsi, un mio allievo ha voluto seguire il tie-break tra Nadal e Kyrgios durante una pausa, ma poi abbiamo ripreso ad allenarci.

Quando sono libero, preferisco passare il tempo con la mia famiglia”. Basta sfiorare l'argomento e il rancore sgorga ancora, per nulla sopito. Quando gli hanno chiesto se la situazione economica fuori dai top-100 ATP sia davvero così difficile, si è scatenato.

“Sei vulnerabile alla corruzione. A un 18enne vengono offerti 5.000 euro per perdere una partita: la stessa cifra si ottiene vincendo il torneo. Spesso i giocatori sono esposti, soprattutto da giovani”. Ma non finisce qui: “Non è vero che gli Slam sono puliti.

Per esempio, al Roland Garros mi hanno offerto molti più soldi di quanti ne avrei incassati vincendo. Raramente scoppiano scandali perché sono coinvolti i migliori. Se un vincitore Slam viene condannato pubblicamente, il tennis è finito.

Guarda cosa è successo al ciclismo..”. . Il paragone con la bicicletta è ancora più calzante quando il discorso scivola sul doping. “Funziona allo stesso modo – prosegue Koellerer – ci sono pochissimi casi di positività, almeno in pubblico.

Capita di vedere vincitori Slam che scompaiono all'improvviso, poi tornano e vincono subito. Per me è strano, ma se li fermi pubblicamente il circo va nei guai. Proprio come il ciclismo”. Non ha menzionato nessuno: probabilmente qualcuno lo ha invitato alla cautela, o forse aveva avuto problemi dopo che nel 2013 (in un'intervista con il settimanale Sporwoche) non si era tirato indietro al momento di fare nomi.

Ma le sue opinioni non sono cambiate: “In un torneo del Grande Slam, ritengo che il 10% dei giocatori siano dopati. E non è vero che il doping non serva, perché alcune sostanze accelerano la ripresa molto rapidamente.

La rapidità nel recupero è un fattore decisivo per il torneo. Ad alcuni giocatori sono state date sanzioni brevi, mentre io – senza prove – sono stato squalificato a vita. Ma è facile prendersela con Crazy Dani”.

Nell'ultima parte dell'intervista, Koellerer è tornato sulla sua radiazione. “Chi è stato accusato ingiustamente di omicidio come può dimostrare la sua innocenza? Io non posso farlo, perché non ci sono prove contro di me”.

Su questo, Koellerer ha ragione. La sua radiazione è avvenuta esclusivamente sulla base di testimonianze ritenute “credibili”, ma non ci sono documenti né registrazioni. Zero assoluto. Persino i giudici del TAS, nella sentenza, non hanno escluso a priori la possibilità che qualcuno avrebbe potuto spacciarsi per lui, in particolare nelle due telefonate a Munoz de la Nava (punto 57 della sentenza).

Alla fine – sia pur senza prove – hanno deciso di condannarlo utilizzando la soglia più bassa per dare valore a una prova. E così, Crazy Dani può scaricare tutto il suo rancore e ritenersi vittima di un complotto.

Con una speranza: "Vorrei che mia figlia possa vedermi giocare in un torneo. Magari un giorno sarà possibile in qualche gara a squadre in Austria o in Germania. Chissà"