Venerdì Santo a Wimbledon: Federer-Nadal, atto XL


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Venerdì Santo a Wimbledon: Federer-Nadal, atto XL

“Ancora tu? Non mi sorprende, lo sai / Ancora tu... ma non dovevamo vederci più?”. Nella leggendaria canzone del 1976, senza saperlo, Lucio Battisti ha descritto alla perfezione ciò che accade nella rivalità più amata nella storia del tennis.

Non ce ne voglia Novak Djokovic, le cui rivalità contro Roger Federer e Rafael Nadal hanno raccolto più episodi, ma quando si affrontano Rafa & Roger c'è una sacralità diversa. Magari c'è spazio per altre funzioni, ma il Grande Evento è quando si affrontano i due uomini più titolati di sempre.

20 Slam lo svizzero, 18 lo spagnolo. La sfida di oggi sarà importante anche per questo: se Nadal sogna di portarsi a “-1” (non è mai successo), Federer punta a infilare una zampata che potrebbe essere decisiva.

Su “Fedal” si è scritto di tutto, c'è una pagina Wikipedia lunga un chilometro. Leggetela, se vi va. Le statistiche sono ben note, così come forze e (relative) debolezze di entrambi. “New York è l'unico posto in cui non ci siamo ancora incontrati.

Direi che è l'unica cattiva notizia” ha detto Nadal dopo l'ottimo successo contro Sam Querrey. Ma Wimbledon è un tempio, forse il luogo più adatto per celebrare la Messa del Tennis. Sarà il quarto scontro diretto sul Centre Court, il primo in un match diverso da una finale.

I precedenti sono molto datati: 2006, 2007, 2008. Il primo andò a Federer in quattro set contro un Rafa appena ventenne, ma che iniziava a capire di essere forte anche lontano dalla terra battuta. Lo ha ricordato Federer alla vigilia: “Rafa ti può mettere in difficoltà ovunque, non è uno specialista della terra battuta”.

L'anno dopo, dentro uno stadio sventrato dai lavori per la costruzione del tetto, Federer si impose in cinque set. Rischiò grosso nel quinto, quando dovette cancellare due palle break sul 2-2. E poi c'è stato il 2008.

Il match del 21esimo secolo? Forse sì, per quello che ha rappresentato. “Per me è stata una grande emozione, ma sono felice anche di aver fatto parte del match dell'anno prima” ha detto Mr. Modestia Nadal.

Quel 6 luglio di undici anni fa, il Pirata di Maiorca ha violato il trono, ha piazzato la sua bandiera come un alpinista che conquista la vetta. Il punteggio lo ricordiamo a memoria, come una filastrocca, senza bisogno di spulciare gli archivi: 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7.

Partita chiusa ai limiti della sospensione per oscurità, premiazione svolta praticamente al buio, i flash dei fotografi a illuminare le sagome, rendendo ancora più magica l'atmosfera. Su quella partita, Jon Werthein ci ha addirittura scritto un libro.

Un mese dopo, vincendo l'oro olimpico in singolare (Federer si sarebbe consolato col doppio), Rafa avrebbe effettuato lo storico sorpasso in classifica. La loro rivalità, tuttavia, aveva cambiato aspetto quel giorno.

Da allora sono passati 11 anni e – volendo scomodare un altro big della musica – Vasco Rossi direbbe che quei due “sono ancora qua... eh, già!”. A ben vedere, a parte l'età, l'unica differenza rispetto ad allora è la figura di Novak Djokovic.

All'epoca era un ottimo numero 3, a distanza di sicurezza, oggi può vantare un saldo positivo contro entrambi. E nella classifica degli Slam ha legittime speranze di avvicinamento-aggancio-sorpasso. Sarà il Fedal numero 40: i numeri dicono 24-15 per Nadal, che però diventa 2-1 Federer sull'erba.

Conterà? “Non credo che l'ultimo match a Parigi avrà influenza – attacca Federer – le condizioni erano ben diverse, c'era molto vento. Mi dicono che stavolta non sarà così.

Forse potrebbe essere simile alla finale in Australia, una bella battaglia di cinque set”. Federer non lo dice, ma vinse quel match... “Probabilmente è meglio aver vinto l'ultima partita – replica Rafa – ma la situazione è differente.

Passare dalla terra all'erba è probabilmente il più grande cambio che si possa fare nel tennis. Ritrovare Roger a Wimbledon dopo 11 anni significa molto per me, forse anche per lui. Come dico spesso, abbiamo sempre meno chance di giocare uno contro l'altro.

Oggi ne avremo un'altra”. Il giorno dei quarti è stato speciale per entrambi: Federer ha vinto la partita numero 100 a Wimbledon. Nessun giocatore era arrivato in tripla cifra in un singolo Slam. Da par suo, Nadal ha conquistato l'accesso matematico alle ATP Finals, con quattro mesi d'anticipo.

È il primo a riuscirci, ma oggi conta poco. Chi vincerà questa partita? I bookmakers sono indecisi, danno un po' di credito in più a Nadal ma le quote sono molto vicine. Forse hanno apprezzato i miglioramenti dello spagnolo, impressionanti.

“Il tennis di Rafa sull'erba è molto diverso da allora – dice Federer – serve in modo diverso, è più rapido nel chiudere il punto. Ed è impressionante come abbia fatto a restare in forma”.

“Non credo che imparerò nulla di nuovo – dice Nadal – mi aspetto di affrontare il miglior giocatore di sempre su questa superficie. Per sperare di andare in finale, dovrò giocare al meglio”.

Frase ripetuta decine, centinaia di volte. Ma come si ottiene questo “meglio”? “Io e Roger siamo migliorati su alcuni aspetti, perché su altri abbiamo perso. Per esempio, corro meno di dieci anni fa ma servo meglio.

Non posso più giocare 20 settimane all'anno, quindi devo programmarmi in modo diverso. Gioco meglio il rovescio, forse anche lo slice e la volèe, ma non so se il mio livello è quello di allora”.

Niente, l'autoelogio non fa proprio parte del dizionario di Rafa. Quanto a Federer, avrà dalla sua il sostegno di una moltitudine di appassionati, pronti a prenderlo di peso e condurlo alla vittoria, come se fosse un moderno Messia.

Laico, s'intende. I più contenti siamo noi, osservatori neutrali, perchè vivremo un altro capitolo di una storia fantastica. Giusto un mese fa ci auguravamo che quello di Parigi non sia stato l'ultimo: Roger & Rafa ci hanno accontentato. Buona partita a tutti.