46 anni dopo, Borg esordisce di nuovo a Wimbledon. Ma è il figlio


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46 anni dopo, Borg esordisce di nuovo a Wimbledon. Ma è il figlio

Essere figli d'arte è dura, soprattutto nello sport. A volte capita che i figli siano più bravi dei padri, ma in certi casi il peso dell'eredità può essere davvero pesante. Per questo, la scelta di Leo Borg è decisamente coraggiosa.

Figlio del mitico Bjorn, aveva mille opzioni. Invece ha scelto proprio di giocare a tennis. Per tutta la sua carriera, inevitabilmente, dovrà vivere col peso dell'eterno paragone. Come accaduto in questi giorni, quando gli organizzatori di Wimbledon gli hanno offerto una wild card per le qualificazioni del torneo junior.

46 anni dopo il padre, ha fatto il suo esordio ed è stato tra le principali attrazioni nella giornata di giovedì. La suggestione è grande, anche perché il giovane Leo non fa nulla per nascondere la somiglianza con il padre.

Lunghi capelli biondi, temperamento tranquillo, persino lo stesso marchio di abbigliamento. Già, perché la nuova gestione coreana di FILA ha capito il potenziale business e lo ha messo sotto contratto lo scorso anno (insieme al padre, cavallo di ritorno).

Non è andata benissimo, visto che si è arreso 6-1 6-4 al francese Louis Pourroy. Dopo la sua prima apparizione a Londra, papà Bjorn emerse nel tour l'anno successivo, vincendo il primo dei suoi sei Roland Garros.

Ma sono i cinque titoli consecutivi a Wimbledon ad averne segnato la leggenda. Tutti ricordano la mitica finale del 1980 contro John McEnroe, una delle più belle partite di tutti i tempi, sublimata dal leggendario tie-break del quarto set.

Oltre e rivoluzionare la percezione del tennis, Borg lo ha reso popolarissimo nel suo Paese natale. Dopo di lui sono arrivati moltissimi campioni, da Mats Wilander e Stefan Edberg, passando per tanti altri top-10. Oggi la Svezia vive una profonda crisi: dopo il ritiro di Robin Soderling, oggi si aggrappano ai fratelli Ymer, di origine etiope.

La loro è una splendida storia, anche se Elias (classe 1996) non riesce a entrare tra i top-100 ATP. Il fratello minore Mikael (classe 1998) sembra avere più talento. Un cognome come Borg, tuttavia, accende ben altre fantasie.

Purtroppo per Leo (che ha anche recitato nel film “Borg vs. McEnroe”, interpretando il padre da giovanissimo), il tennis è decisamente cambiato. La competizione è molto più dura. I progressi tecnologici, anche nel campo dell'attrezzatura, hanno spinto a livelli impensabili i limiti fisici e atletici dei giocatori.

Per Borg jr., la visita londinese di questi giorni è stata la prima a Wimbledon. Curiosamente, non c'era mai stato. Da bambino praticava altri sport (era piuttosto bravo a calcio), ma ben presto si è appassionato al tennis. “È stata la mia prima volta sull'erba, è diverso e ci vorrà un po' di tempo per abituarmi, ma penso di poter giocare su tutte le superfici”.

I genitori di Leo (la madre è Patricia Ostfield, terza moglie di Bjorn) hanno scelto di assecondare i desideri del figlio. Provano a non esagrare, ma è chiaro che il padre sarà sempre un punto di riferimento, una grande risorsa di informazione e ispirazione.

Consapevoli del potenziale fenomeno mediatico, lo hanno affidato a un'agenzia, la svedese Wesport (che segue anche nomi importanti come Aryna Sabalenka e Yulia Putintseva). “Apprezziamo la situazione, ma cerchiamo di concentrarci sulla cosa più importante: il suo sviluppo nel tennis” dice Nina Wennestrom, fondatrice dell'agenzia, nonché manager di Borg jr.

“Lui è il tipo di giocatore che vede la possibilità di vincere piuttosto che la paura per la sconfitta. Nello sport, è un gran bel vantaggio”. Nonostante la giovane età, il diretto interessato sembra già maturo.

“Ho un rovescio a due mani come mio padre, ma sto cercando di costruirmi uno stile tutto mio. Nel tennis odierno, tirano tutti molto forte. Non ho visto molte partite di mio papà”. Secondo la Wennerstrom, il ragazzo ha un potenziale di livello.

“Comprende il gioco e ha la forza mentale per andare avanti. Ama il tennis, ama la competizione, ha i suoi sogni e la sua strada”. Qualche tempo fa, Borg Sr. Disse di non voler essere troppo coinvolto nella crescita tecnica del figlio.

“Si sta allenando in uno dei migliori club svedesi, con i migliori allenatori. Io preferirei starne fuori: ogni tanto capita di giocare insieme perché abbiamo un campo in casa. E se mi chiede un consiglio, ovviamente, glielo do”.

Detto che potrà giocare i tornei giovanili fino a tutto il 2021 (è nato il 15 maggio 2003), per adesso i risultati non sono il massimo: è numero 356 ITF nella classifica riservata agli Under 18 (è stato al massimo 325) e vanta come migliori risultati tre finali in altrettanti “Grade 4”, tornei di fascia piuttosto bassa: la prima risale allo scorso agosto a Kramfors, in Svezia, la seconda è arrivata in ottobre a Vierumaki, in Finlandia, mentre l'ultima è di un mese fa, di nuovo in Svezia, a Varnamo.

Un po' poco per pensare che sia un predestinato, o che possa anche soltanto avvicinare l'obiettivo menzionato sul suo sito internet: diventare numero 1 del mondo. Deve essere un grande appassionato, Leo Borg, per aver scelto di giocare a tennis ed esporsi a giudizi di ogni genere.

Il suo non sarà un percorso facile. “La situazione che sta vivendo non è normale, per questo ho qualche dubbio – ha detto Mats Wilander – non sai mai come si può reagire a tanta attenzione”. Già, è proprio questo il punto.