Harriet Dart e un portafortuna chiamato Kate Middleton


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Harriet Dart e un portafortuna chiamato Kate Middleton

È dura incassare un doppio 6-0. È la resa assoluta, la sconfitta più dura da accettare. Lo scorso gennaio, Harriet Dart ha affrontato il suo idolo d'infanzia Maria Sharapova sul centrale dell'Australian Open e non ha raccolto neanche un game.

Un'onta da lavare via a suon di risultati. Lo ha fatto proprio a Wimbledon, laddove la Sharapova si era rivelata al mondo. La rivincita non c'è stata, giacché Masha ha ancora la bua alla spalla e si è ritirata contro la Parmentier, ma Harriet ha battuto quella che – un tempo – era soprannominata “la Sharapova brasiliana”.

Beatriz Haddad Maia aveva vinto una bella partita contro la Muguruza e nutriva grandi ambizioni. Invece la baby britannica ha dominato alla distanza (7-6 3-6 6-1 lo score), raggiungendo un inatteso terzo turno. Adesso avrà l'onore di un campo importante contro la numero 1 del mondo, Ashleigh Barty.

Comunque vada, questi giorni stanno cambiando la vita di Harriet. Non tanto sul piano economico (si è già garantita un assegno di 111.000 sterline, più di un terzo di quanto guadagnato fino a oggi), ma perché si sta rendendo conto di poter essere una giocatrice vera.

Dovesse giocare una buona partita contro la Barty, pioverebbero offerte di sponsorizzazione. Qualcuno le ha già messo gli occhi addosso, poiché durante il primo turno contro la McHale si è scomodata nientemeno che Kate Middleton.

La Duchessa di Cambridge si è recata addirittura sul Campo 14 per sostenere la giovane britannica, affiancata da Katie Boulter e Anne Keothavong. Chissà se ci sarà anche sabato, nel match più importante della giovane carriera di Harriet.

"Ho dimostrato di avere un buon tennis – ha detto – sono entusiasta di giocare la prossima partita”. Contro la Haddad Maia è stata una partita tesa, piena di alti e bassi e nervosismo. A un certo punto è schizzata contro il suo coach Goran Marijan, invitandolo a “stare tranquillo”: Era talmente emozionato che le aveva trasmesso un vivo senso di agitazione.

Si è ricomposta in tempo, prendendosi una bella rivincita sul suo ex compagno di doppio misto Jay Clarke, con il quale era giunta in semifinale l'anno scorso. Non vedeva l'ora di riprovarci quest'anno, ma Clarke ha preferito la stellina Cori Gauff.

Oltre al danno, la beffa: ormai non c'era più tempo per trovare un altro partner. “Ho chiesto ad alcuni giocatori, ma erano tutti impegnati. Perché è andata così? Credo che dovreste fare questa domanda a Jay”, aveva detto.

Si consolerà comprando una borsa del marchio francese “Celine”, i cui prezzi partono da 1.000 sterline. Con il prize money intascato a Londra, se lo può permettere. Quanto al big match contro la Barty, solo poche parole: “Sarà molto emozionante, una grande opportunità per me.

Qualche settimana fa l'ho incontrata durante una visita ad alcune scuole LTA. Bella persona, grande campionessa”. Per ogni tennista britannico, Wimbledon è una sorta di tempio. Ma per la Dart rappresenta qualcosa di più, un luogo davvero speciale: mamma Susie, infatti, è membro dell'All England Club.

Grazie ai buoni uffici della madre, infatti, si spiega la presenza di Kate al suo match di primo turno. Spesso capita di raccontare storie di tennisti con una storia difficile, tra stenti e difficoltà economiche. Non è certo il caso della Dart, che da ragazzina ha potuto frequentare la Royal School, istituto privato riservato a pochi.

A ben vedere, il tennis era nel suo destino ancora prima che nascesse. Mamma e papà si sono incontrati sui campi del Cumberland Lawn Tennis Club, ad Hampstead. In virtù dell'associazione della madre all'AELTC, ha messo piede a Wimbledon per la prima volta quando aveva nove anni.

“Ero sul Centre Court quando Murray ha vinto per la prima volta, nel 2013 contro Djokovic. E c'ero anche dieci anni fa, quando Federer vinse quella pazza finale contro Roddick. Ho molti ricordi su quel campo, è un luogo in cui mi sento a mio agio.

Credo che possa aiutarmi”. Lo diceva prima del torneo, i fatti le hanno dato ragione. D'altra parte, lo scorso anno aveva tolto una set a Karolina Pliskova prima del bel percorso in doppio misto. Come detto, il progetto di riprovarci è saltato: una specie di indennizzo al contrario, un dazio da pagare per aver giocato il doppio a Birmingham insieme a Venus Williams.

“È andata dagli organizzatori e ha detto che voleva giocare il doppio, ma le serviva una compagna. Le hanno risposto che c'era una ragazza inglese nella stessa situazione. Ho subito scritto a mia madre e pensava che scherzassi.

Venus è stata molto gentile, abbiamo trascorso una buona quantità di tempo insieme per elaborare una strategia. Abbiamo perso, ma è stata una grande esperienza”. Alla fine, ci è anche scappata una foto insieme.

Harriet non voleva perché vede le colleghe, anche le più forti, come potenziali avversarie. Ma suo padre ci teneva troppo e alla fine lo scatto è arrivato. Adesso, saranno in tanti a chiedere la foto a lei. La popolarità è un carro su cui si può salire anche in fretta.