Iga Swiatek, la ragazza a cui non hanno regalato niente


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Iga Swiatek, la ragazza a cui non hanno regalato niente

Le è arrivato qualche settimana dopo, ma Iga Swiatek ha ricevuto il più bel regalo possibile per il diciottesimo compleanno: la prima wild card in carriera. E che wild card: gli organizzatori di Wimbledon hanno scelto di premiarla in quanto vincitrice della prova junior, ma anche per l'impetuosa scalata nel ranking WTA.

Un brutto infortunio l'aveva bloccata nel 2017, quando le prime tracce del suo talento si erano già diffuse qua e là. Soltanto un anno e mezzo fa era franata al numero 899 WTA. Oggi è in 63esima posizione, best ranking intascato grazie agli ottavi di finale raggiunti al Roland Garros.

La gita sul Campo Chatrier non è andata benissimo: ha raccolto un solo game contro Simona Halep. L'ha definita un'esperienza “strana”, in cui è stata travolta dalle grandi qualità della rumena.

Ma non solo: “Ho commesso errori che di solito non faccio neanche in allenamento. D'altra parte giocavo contro una giocatrice che avevo visto soltanto in TV”. Al rientro da Parigi ha messo via la racchetta per una settimana: un po' per recuperare da un piccolo infortunio, un po' perché frequenta ancora le scuole superiori e aveva gli esami da sostenere.

Come ogni baby professionista, Iga non ha la possibilità di frequentare normalmente e studia a distanza. L'anno prossimo, prenderà il diploma. Lei chiama “responsabilità” i suoi impegni scolastici.

“Gli esami sono andati bene, soprattutto la matematica”. Iga ha una viva passione per i numeri: “È la mia materia preferita perché non devo ricordare nulla, è soltanto logica. Non sono brava a ricordare date ed episodi, quindi non amo la storia.

Al contrario, in matematica devi individuare un problema e trovare le soluzioni”. La 18enne polacca (è nata a Varsavia il 31 maggio 2001) estende sul campo da tennis la sua predisposizione alla materia. In fondo, una partita di tennis è un enigma in cui bisogna trovare le soluzioni.

“Applico la matematica anche nel tennis. Vedo la geometria sul campo, mi piace usare gli angoli”. Un tennis che ha conquistato tanti esperti, anche se il gran Roland Garros di Amanda Anisimova l'ha un po' messa in secondo piano.

Fa niente. Sono entrambe classe 2001, potrebbe emergere una rivalità interessante. Magari a partire da Wimbledon, in cui Iga è stata l'unica non britannica ad essere omaggiata con una wild card. Per lei è la prima in assoluto: "Mi sono dovuta guadagnare tutto quello che ho conquistato.

Credo di meritare di essere qui". Nonostante lo splendido successo dello scorso anno, preferisce ancora la terra battuta. In fondo, è la superficie su cui è cresciuta. E sulla terra ha giocato la sua prima finale WTA, un paio di mesi fa a Lugano.

“Vincere Wimbledon è stato un po' folle, sull'erba non mi sento ancora troppo sicura. Ma adesso ho un altro sogno: partecipare alle Olimpiadi”. Tokyo 2020 è un obiettivo per tanti tennisti, ma ancora di più per la Swiatek.

Per lei, i Giochi hanno un valore diverso: papà Tomasz, infatti, era un ottimo vogatore e nel 1988 ha partecipato ai Giochi di Seul con l'equipaggio polacco nel quattro di coppia. “Papà me ne parla sempre e per me sarebbe un sogno”.

Vista la sua giovane età avrà parecchie altre occasioni, ma ormai ci ha fatto la bocca: lo scorso anno ho vissuto un'esperienza simile alle Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires. Ha raccolto la medaglia d'oro in doppio, insieme a Kaja Juvan.

“Però non ho solo ricordi positivi: mi sono ammalata e ho perso nei quarti in singolare. Per fortuna mi sono consolata con il doppio”. Proveniente da una famiglia di sportivi, ha iniziato a giocare su spinta del padre.

“Ho una sorella più grande e volevo essere come lei. Perdevo sempre e questo mi motivava. Purtroppo non ho fatto in tempo a sconfiggerla perché ha smesso di giocare 3-4 anni fa”. Il legame con la famiglia è molto forte, anche se preferisce viaggiare con i soli elementi del suo team.

“A volte viene mio padre, ma ha accettato di non accompagnarmi ogni settimana. Come ogni teenager ho bisogno dei miei spazi, e sono contenta che lui sia d'accordo. Con il mio team riesco a concentrarmi, mentre con lui ho il “mood” casalingo.

“Mood” è una parola che Iga utilizza spesso. Da circa un anno lavora con una mental coach e i risultati sono evidenti. Oltre al lavoro in studio, sta maturando come persona. Mese dopo mese, giorno dopo giorno.

“Mi ha fatto capire il modo giusto per rimanere concentrata su quello che faccio, senza cadere in distrazioni”. Il “mood” di Iga si estende anche alla musica, sua grande passione. Quando vuole qualcosa di pop ascolta i Pink Floyd, gli Abba, i Coldplay.

“Ma quando scelgo qualcosa di più duro, vado sugli AC-DC. E prima di scendere in campo ascolto Thunderstruck per caricarmi”. La maturazione della Swiatek l'ha portata ad amare il tennis dopo qualche scontro interiore da bambina.

Le dava fastidio che la TV di casa fosse sempre sintonizzata sul tennis. “I miei genitori lo mettevano sempre in TV, soprattutto gli Slam. Io tornavo a casa dopo aver giocato per tutto il giorno e dicevo: 'Odio, troppo tennis...'

”. Ma quando ha messo piede nello spogliatoio WTA ha cambiato idea. “Ho visto un mondo diverso davanti a me”. Lo stesso mondo che sarà la sua vita per i prossimi dieci anni, forse anche di più. E chissà che Wimbledon non possa darle quello che il Roland Garros le ha soltanto fatto sfiorare.