Da campione a reietto (e ritorno): 40 anni fa, la grande chance di Tanner


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Da campione a reietto (e ritorno): 40 anni fa, la grande chance di Tanner

I recenti trionfi di Federer, Nadal e Djokovic hanno fatto sbiadire alcuni record che sembravano immortali. Tuttavia, i cinque successi di Bjorn Borg a Wimbledon rimangono nella leggenda. Erano anni in cui sull'erba si giocava, davvero, un altro sport rispetto alla terra battuta.

Vincere a Parigi e a Londra era un'impresa stratosferica. Ma c'è stato un anno, prima della storica finale del 1980 contro John McEnroe, in cui la serie dello svedese aveva rischiato di franare. In questi giorni cade il quarantennale dell'edizione 1979, in cui Borg passeggiò fino alla finale salvo poi rischiare grosso contro Roscoe Tanner, il bombardiere di Chattanooga, mancino dal gioco un po' grezzo ma antesignano del Power Tennis che sarebbe deflagrato qualche anno dopo.

In quel 1979, Tanner stava vivendo il miglior momento della sua carriera. Era testa di serie numero 5 ed era convinto di potercela fare. Non aveva paura. Un paio d'anni prima aveva vinto lo (svalutato) Australian Open ed era forte di un servizio devastante.

Una volta (a Palm Springs, nel 1978), lo misurarono a 153 miglia orarie, l'equivalente di 246 km/h. E pensare che all'epoca si giocava con racchette di legno. Anni dopo, fu lo stesso Tanner a svelare l'arcano. “Se i giocatori di oggi avessero le palline che usavamo noi, Roddick tirerebbe la prima a 320 km/h”.

Buono a sapersi. Ma torniamo a quel 1979. Sabato 7 luglio, prima di giocare il match più importante della sua carriera, si è nascosto nel bagno dello spogliatoio. Era la prima volta che NBC trasmetteva il torneo negli Stati Uniti e aveva chiesto che la finale fosse ritardata di qualche minuto per dare tempo ai commentatori di organizzarsi.

Wimbledon disse di no, ma Donald Dell (in evidente conflitto di interessi, in quanto manager di Tanner e commentatore per la stessa NBC), gi chiese di prendere in mano la situazione. Inizialmente l'americano rifiutò.

“Ho lottato tutta la vita per arrivare a questo match: ritardarlo potrebbe causarmi delle penalità o qualsiasi altro tipo di problema”. Dell alzò le spalle e se ne andò. Una volta rimasto solo, tuttavia, pensò che forse c'era un sistema.

Quando l'addetto agli armadietti, Leo Turner, si avvicinò per condurlo sull'erbetta sfatta del Centre Court, disse che aveva il mal di stomaco e doveva fare una sortita in bagno. “Mi sono seduto sul water e lui continuava a bussare, dicendomi: 'Mr.

Tanner, dobbiamo andare' Gli risposi che non ero ancora in grado. Quando mi resi conto che erano passati otto minuti, mi sono deciso a uscire”. Dopo il ritiro, Tanner ha avuto problemi ben più seri. È diventato una sorta di galeotto, con ben quattro incarcerazioni.

Tre volte in Germania, una negli Stati Uniti. Reati contro il patrimonio: non ha mai perso il vizio di rilasciare assegni scoperti, e spesso non ha pagato il mantenimento delle cinque figlie. I fatti si sono verificati tra il 1997 e il 2014, con tanto di mancato rispetto della libertà vigilata che gli ha fatto fare un anno di carcere in Florida.

Nel 2012 è stato sfrattato, poi – già che c'era – ha scontato dieci giorni per essere stato colto alla guida con la patente sospesa. Per anni è stato tenuto lontano dalle eredi. Diciamo che, in più di un'occasione, ha fornito materiale per un articolo sull'ex campione caduto (più o meno) in disgrazia.

Ma in quel 1979 era tra i giocatori più forti. Aveva già giocato un paio di semifinali a Wimbledon (1975 e 1976), ma quella volta era convinto di farcela “Perché avevo già battuto Borg qualche mese prima, a Philadelphia.

Sapevo che se avessi espresso il mio tennis, soprattutto sull'erba, avrei avuto buone possibilità. Sulla terra era un'altra storia”. In effetti, le possibilità arrivarono. Ha vinto il primo e il terzo set, poi ha avuto l'occasione della vita sul 4-3 per lui al quinto.

Servizio Borg, 15-40. Avesse trasformato la chance, sarebbe andato a servire per il match. “Avevo risposto bene, lui si era presentato a rete – laddove era meno forte – e aveva giocato una volèe sulla tre quarti di campo, comoda per il mio dritto.

Ho pensato di passarlo con il lungolinea, ma di fargli credere che avrei tirato l'incrociato. Lui ha coperto la diagonale, ma il mio passante è uscito di tre dita”. Nella seconda palla break, si è presentato a rete ma ha sbagliato una volèe di rovescio.

Da allora sono passati 40 anni e la delusione è ormai archiviata. “Per carità, c'è ancora un po' di fastidio – ha detto ai taccuini del Guardian – però prevale l'orgoglio.

È stata una buona finale, sarebbe stato diverso se avessi perso con un triplo 6-2. Forse ho sbagliato qualche colpo di troppo, ma lui ha alzato il suo livello e mi ha battuto, quindi va bene. Due mesi dopo lo avrei superato nei quarti dello Us Open.

È stata una piccola vendetta: avrei cambiato volentieri quel match con un successo in finale, ma è andata così”. Intascando 16 titoli, Tanner ha raccolto un prize money di poco più di un milione e mezzo di dollari.

Visto che il vincitore di questa edizione porterà a casa 2,35 milioni di sterline, gli hanno domandato se fosse nato nell'epoca sbagliata. “Se fosse così per me, fate questa domanda a Rod Laver – dice con un sorriso – siamo stati abbastanza fortunati, eravamo pagati per giocare e all'epoca erano buone cifre, molto superiori rispetto a chi giocava prima.

Però Borg ha vinto cinque volte a Wimbledon: se sommi il suo prize money, è poco più della metà di quanto intascato da Edberg nel 1988. I premi sono cresciuti a dismisura, ma credo che sia stato un bene.

Hanno permesso al tennis di tornare popolare negli Stati Uniti”. Sono trascorsi una ventina d'anni dall'ultima volta in cui ha messo piede a Wimbledon, ma quest'anno conta di tornarci. In effetti, la ricorrenza è suggestiva.

Negli ultimi anni ha messo la testa a posta, si è riabilitato con parenti e amici e ha creato la Learn to Serve Foundation, a Orlando, in cui prova a dare una mano ai bambini svantaggiati. “Ho commesso degli errori e ne ho pagato le conseguenze – racconta – oggi le mie figlie stanno bene, non ho più problemi con loro.

Mi spiace per l'accaduto, ma in un certo senso mi ha insegnato molto. A Orlando stiamo sviluppando un programma per bambini che non hanno nulla. Non vogliamo renderli professionisti, ma aiutarli a trovare una borsa di studio.

L'educazione sarà la chiave per farli uscire dalla loro situazione. Penso che alcune delle cose che mi siano capitate mi abbiano fatto capire cosa sono destinato a fare. Le persone sfortunate non possono dire che non le capisco, perché ho vissuto la loro stessa situazione.

E adesso abbiamo una base comune per parlare”. Fosse rimasto in campo quel passante, forse la storia sarebbe diversa. Ma la vita è piena di turning point.