Orgoglio Davin: “Dicevano che Fognini non aveva voglia, che era grasso...”


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Orgoglio Davin: “Dicevano che Fognini non aveva voglia, che era grasso...”

Alla fine di ogni partita, il giudice di sedia è fedele al suo rituale: Game, Set, Match. Gioco, Partita, Incontro. Giocando su questa tradizione, Franco Davin ha trovato lo spunto ideale per il suo libro. In questi giorni, l'uomo che ha accompagnato Fabio Fognini tra i primi dieci ha presentato il suo Game, Set, Math.

Un titolo che esprime la sua passione per la matematica, destinato a diventare un best seller per gli appassionati della didattica applicata al tennis. Anche il sottotitolo è affascinante: "La formula per vincere la tua prossima partita.

E non solo sul campo" Chissà se diventerà importante come “Winning Ugly” di Brad Gilbert o ”The Coach” di Patrick Mouratoglou (tradotto in Italia con “Impara a Vincere). Tra qualche settimana, tra l'altro, uscirà anche il libro di Sascha Bajin.

Parlando con “La Nacion”, il coach argentino ha raccontato alcuni dettagli del suo progetto. Avevo voglia di raccontare quello che fa nel tennis, e si era reso conto dell'assenza di materiale. In effetti, Davin ha una passione particolare: la matematica.

Da tempo, nel suo team c'è il professionista del settore Marcelo Albamonte. Non si sono accontentati delle statistiche: “Ho chiesto a Marcelo di analizzare questioni specifiche del suo giocatore o degli avversari.

Da lì, abbiamo scoperto molte cose interessanti”. Avevano già chiesto a Davin di scrivere un libro, ma con idee diverse: racconti di vita, aneddoti... “Ma non ero interessato ad accendere inutili polemiche” dice Davin, che in passato ha allenato campioni come Gaston Gaudio e Juan Martin Del Potro.

Fedele al suo carattere schivo, tranquillo, non si è avventurato in troppi racconti personali, salvo raccontare che la parte migliore della carriera di un tennista è il suo periodo da junior (“Molti diranno così”).

Davin racconta l'enorme scrupolo, quasi maniacale, nella ricerca dei dettagli. Per esempio, come ha lavorato con Del Potro. Aveva un giocatore alto 2 metri e con 100 chili di peso: come fare per renderlo competitivo contro avversari con struttura fisica diversa? “Ci sono i dettagli: cosa mangi, le ore di viaggio tra un torneo e l'altro.

E poi, se sai che servi a una certa velocità, la palla andrà in una certa direzione. E in quel modo puoi neutralizzare la velocità dell'avversario grazie all'anticipo”. Secondo Davin, il cambiamento principale nel tennis deriva da internet: “I giocatori sono dipendenti dal telefono e dai social network.

Appena finisce una partita corrono a vedere quanto è stato scritto, c'è grande esposizione”. Ovviamente, le cose sono cambiate anche in meglio. Ai tempi del Davin giocatore non era semplice comunicare, soprattutto se si abita distante da casa.

“C'era una scheda telefonica che consentiva di parlare 300 minuti con l'Argentina, io credevo che fosse il massimo. Oggi abbiamo vantaggi straordinari, per l'esposizione è eccessiva”. La matematica, a volte, è lo strumento per arrivare ad analisi empiriche.

Per esempio, si è reso conto che soltanto tre top-50 ATP non risiedono in Europa o negli Stati Uniti: Del Potro, Schwartzman e Alex De Minaur (va detto che il baby australiano ha una base in Spagna, quindi...). “Non è una casualità.

La maggior parte dei tennisti perde una partita e la notte stessa può dormire a casa sua. Senza dimenticare le opportunità fornite dalle federazioni più ricche. Al contrario, gli argentini al Roland Garros si giocano la vita”.

Parecchi tennisti argentini o sudamericani non hanno il coraggio di trasferirsi all'estero, per quanto sappiano che la qualità della vita sarebbe migliore. I più ricchi si possono permettere di affittare un appartamento nel cuore dell'Europa per la parte della stagione che va da Monte Carlo a Wimbledon.

Da parte sua, Davin ha scelto di trasferirsi a Miami. “Credo che vivere fuori dall'Argentina apra molte possibilità. All'inizio era difficile convincere i giocatori ad andare negli Stati Uniti, ma quando si sono resi conto dei vantaggi lo hanno fatto molto volentieri”.

Quando gli hanno chiesto se esistono delle similitudini tra Fognini e i tennisti argentini, ne ha trovate. “L'Italia è un paese simile al nostro, molto forte. In Italia si vive qualcosa di simile all'Argentina, in tutti gli sport.

È il primo italiano tra i top-10 dopo Corrado Barazzutti, e per me è una soddisfazione immensa. Sapete perché? “Tutti mi dicevano: ormai è finita, non ha più niente da dare, ha più di 30 anni, è grasso, non ha voglia.

Sono sfide esaltanti: vederlo vincere un Masters 1000 a Monte Carlo ed entrare tra i top-10 mi ha fatto stare bene”. Da fuori, sembra che uno dei problemi del lavorare con Fognini sia la motivazione. “Forse si vede così, ma in generale è più complicato motivare i ragazzi quando sono già grandi.

È più semplice farlo da ragazzini”. A proposito di motivazione, gli hanno domandato come valuta un giocatore come Nick Kyrgios, i cui disordini verbali sono ormai incontrollabili. “Non mi motiva molto allenarlo, anche se non lo conosco bene.

Non mi sembra onesto in alcune cose che dice, come – per esempio – quando sostiene che preferisce il basket al tennis. Mi sembra soprattutto apparenza. Non mi motiverebbe perché io amo il processo di lavoro, il modo in cui arrivi a un traguardo”.

Un traguardo può richiedere tempo per essere raggiunto: dunque, non è così sorprendente che tanti over 30 occupino le prime posizioni del ranking ATP. “I motivi sono principalmente due – conclude Davin – intanto si prendono cura di se stessi con maggior attenzione, e poi hanno una grande esperienza.

Prendi Wawrinka: magari ha qualche chilo di troppo, però ha vinto un match eterno contro Tsitsipas e per poco non faceva altrettanto con Federer..”.