Sharapova, è accanimento agonistico o c'è ancora un colpo in canna?


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Sharapova, è accanimento agonistico o c'è ancora un colpo in canna?

Quindici anni fa, quando il tennis non aveva la popolarità di oggi, l'impresa di Maria Sharapova aveva monopolizzato la prima pagina della Gazzetta dello Sport. Battendo Serena Williams in finale, intascava ad appena 17 anni il titolo a Wimbledon.

Un risultato storico, frutto di una precocità sbalorditiva, da far ricordare le imprese di Becker, Chang e Nadal. Nella prima conferenza stampa di quel torneo, fu chiara: “Sono qui per vincere il torneo”.

Dopo aver battuto Lindsay Davenport in semifinale, ribadì il concetto: “Lei ha già vinto questo torneo. Io voglio fare altrettanto”. Con coraggio e spavalderia, lasciò cinque giochi alla Williams in finale.

Un affronto che l'americana le avrebbe fatto pagare con gli interessi, battendola (talvolta con crudeltà) in 18 dei successivi 19 scontri diretti. Ma quel sabato di luglio si è scritto un pezzetto di storia del tennis.

Da allora sono cambiate tante cose. Dopo la squalifica, Maria non ha più trovato una perfetta forma e nemmeno la continuità. È una tennista part-time, tornata in scena la scorsa settimana, a Maiorca, dopo uno stop di quattro mesi per il secondo intervento alla spalla destra.

È stato il quarto torneo di un 2019 che l'ha vista negli ottavi a Melbourne, in cui per poco non sgambettava Ashleigh Barty. Sull'erba maiorchina si è arresa ad Angelique Kerber. Scesa al numero 85 WTA, ha rinunciato al torneo di Eastbourne per prepararsi alla sua più grande sfida: Wimbledon, luogo del miracolo nel 2004.

Maria è cambiata sin dai tempi del primo intervento alla spalla, effettuato nel 2008. Da allora il servizio è una tribolazione ed è stata costretta a migliorare in altri settori del gioco, fino a diventare una specialista della terra battuta.

Negli ultimi anni, è sul rosso che ha ottenuto i maggiori successi. E il Roland Garros è l'unico Slam vinto due volte. Alzi la mano chi lo avrebbe previsto in quel sabato di luglio, nel 2004. Da allora il tennis si è evoluto: oltre alla difficoltà di Maria, le giocatrici tirano più forte, servono meglio e si muovono sempre più rapidamente.

Per anni, la Sharapova ha generato timore reverenziale nelle avversarie. Oggi, nemmeno i suoi grugniti da 100 decibel spaventano le colleghe. La sua vulnerabilità è fonte di ispirazione per le colleghe e oggi, in verità, un successo contro la Sharapova vale più per il prestigio che per il reale peso specifico.

Parliamoci chiaro: da quando sono scaduti i 15 mesi di sospensione per il doping al meldonium, non ha dato molte argomentazioni a favore degli innocentisti. Dopo una vita tra le migliori, non è stata capace di rientrare tra le top-20.

Al massimo, ha raggiunto un quarto di finale Slam (Roland Garros 2018, peraltro senza giocare gli ottavi grazie al forfait di Serena) e ha raccolto appena cinque delle sue novantotto vittorie contro top-10. Da allora, il suo fisico è parso sempre più fragile.

Un infortunio alla coscia patito a Roma, per esempio, le impedì di giocare Roland Garros e Wimbledon 2017 dopo le infinite polemiche sull'eventuale assegnazione di una wild card. La migliore Sharapova del post-squalifica si è vista allo Us Open 2017, quando vinse un fantastico match contro Simona Halep.

“Dietro questo abito nero con i cristalli Swarowski c'è una ragazza con un sacco di grinta” disse nell'esaltazione post-successo. Ma il fisico non l'ha mai lasciata in pace. Si sarebbe arresa negli ottavi (contro Anastasija Sevastova) e un problema all'avambraccio l'ha infastidita per altri sei mesi.

A fine 2018, la notizia peggiore: la spalla aveva ripreso a scricchiolare. Quando si è arresa alla Suarez Navarro allo Us Open 2018, le hanno chiesto se fosse il momento più difficile della sua carriera. “Ma no – disse – la vera sfida è quando sei un'adolescente con poche centinaia di dollari in tasca e non sai cosa succederà.

La tua unica certezza sono i sogni. Molto diverso che avere 31 anni e l'opportunità di fare tutto quello che vuoi nella vita”. In effetti, la Sharapova ha guadagnato cifre impressionanti. Lasciando perdere i prize money, nel corso degli anni ha firmato contratti pubblicitari di livello globale.

Per questo è stata a lungo la sportiva più pagata al mondo. Un business parallelo e indipendente dai risultati. E allora ci si domanda perché stia andando avanti. Difficilmente tornerà ai livelli di un tempo.

La risposta, probabilmente, sta nell'orgoglio ferito. Lei si ritiene innocente, è convinta di essere stata “fregata” da qualcosa, se non da qualcuno. Donna intelligente, non accetta di arrendersi così.

Non accetta di lasciar perdere. Se non ci fosse stato il meldonium, probabilmente si sarebbe già ritirata, magari distribuendo le caramelle Sugarpova in giro per il mondo. Ma la squalifica e alcune considerazioni uscite sulla sua autobiografia hanno riacceso un sacro spirito di competizione.

Vuole ottenere almeno un altro grande risultato. Vuole dimostrare che aveva ragione lei, che la gloria conquistata nei dieci anni precedenti era pulita e meritata. Non sarà facile, ma Wimbledon rimane una buona occasione. Alzi la mano chi, tra le teste di serie, sarebbe contenta di averla tra i piedi nei primi turni.