Dramma Del Potro: forse stavolta non è stata solo sfortuna


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Dramma Del Potro: forse stavolta non è stata solo sfortuna

Quanti articoli sono stati scritti sugli infortuni di Juan Martin Del Potro? Da quasi dieci anni, il giornalismo specializzato è periodicamente costretto a bollettini, ipotesi, cercare notizie e sfamare gli appassionati a suon di aggiornamenti.

Il gigante di Tandil sembra essere vittima di una maledizione, ma stavolta – forse – è impossibile individuare qualche responsabilità per la frattura alla rotula destra che lo costringerà ad operarsi.

Lo scorso ottobre, quando si è fatto male durante il torneo di Shanghai, era terrorizzato all'idea di operarsi di nuovo. Lo spettro di un altro lungo stop gli faceva male, il serbatoio dell'umore era in riserva.

“Non so se avrò la forza di risollevarmi” scriveva sui social network. Si era già tirato su dopo quattro operazioni al polso (una al destro, tre al sinistro), ma questo era un infortunio tutto nuovo, difficile da accettare.

Si è rivolto a Jorge Batista, medico del Boca Juniors, la sua squadra del cuore. Quando torna a casa, lo si vede spesso nel suo palco riservato alla Bombonera. E il medico gli ha detto quello che Delpo voleva sentirsi dire: si poteva evitare l'operazione, adottando un trattamento conservativo.

Al netto della sfortuna che lo ha fatto scivolare sul prato del Queen's Club, col senno di poi si poteva agire diversamente. Dalla prima frattura a oggi sono passati otto mesi, durante i quali Delpo ha giocato la miseria di cinque tornei.

È rientrato a febbraio, a Delray Beach (dopo uno stop di quattro mesi), ma già allora si erano resi conto che il ginocchio era fragile, scricchiolante, ballerino. Solo in quel momento è emersa la possibilità dell'operazione e, secondo il suo biografo Sebastian Torok, è stata la ragione della separazione tra i due.

Tra l'altro, c'è stato uno scambio di vedute tra Torok e Jorge Viale, addetto stampa di Delpo, sui contenuti dei consigli medici che si sono susseguiti in questi mesi. Ad ogni modo, dopo Delray Beach ci sono stati altri due mesi e mezzo di attesa, nella speranza di sistemare il ginocchio senza infilare ferri tra le ossa.

Delpo ha giocato a Madrid, a Roma (bene) e a Parigi (benino). Sembrava tranquillo, motivato, forse si stava dimenticando dei guai al ginocchio, ma le avvisaglie c'erano state, eccome. Ricordate il secondo turno del Roland Garros? Contro Yoshihito Nishioka fece un movimento innaturale e per qualche game rimase fermo, o giù di lì.

Si sarebbe ripreso e avrebbe vinto in cinque set, ma anche uno sprovveduto avrebbe capito che il ginocchio non era a posto. Non si può scendere in campo con il timore che succeda qualcosa. Purtroppo per Delpo, quel “qualcosa” è successo sull'erba, superficie tanto affascinante quanto rischiosa.

È subdola, puoi finire a gambe all'aria in qualsiasi momento. Non sappiamo perché abbia scelto di non farsi più seguire dal medico del Boca, ma è un dato di fatto che adesso abbia preso in mano la situazione Angel Ruiz Cotorro, l'angelo custode delle ginocchia di Rafael Nadal.

L'uomo che, più di tutti, ha seguito il calvario di Rafa. E la sentenza è stata impietosa: Delpo dovrà operarsi di nuovo. Che rientri entro la fine dell'anno o decida di ripartire nel 2020, ad oggi, non ha nessuna importanza.

La verità è che il 2019 agonistico è ormai andato. Scenario apocalittico, che forse si poteva operare con l'immediata operazione. Delpo si è fatto male a ottobre: secondo gli esperti, la frattura della rotula prevede uno stop di 3-4 mesi.

Con l'utilizzo dell'acido ialuronico (che è molto efficace nell'80% dei casi) i tempi si possono ulteriormente ridurre. È antipatico fare i profeti del senno di poi, ma un intervento immediato avrebbe (si spera!) risolto il problema e permesso a Del Potro di giocare quasi tutta la stagione senza pensieri.

Invece ha giocato un torneo in sette mesi, il ginocchio non si è saldato e adesso dovrà fermarsi di nuovo. Per adesso non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, quindi è inutile avventurarsi in previsioni.

L'unica certezza (raccontata dallo stesso Delpo nel video girato qualche mese fa con l'ATP) è che nel 2015 era piombato in uno stato quasi depressivo e aveva deciso di smettere con il tennis. Non lo sapeva quasi nessuno.

Un giorno, quasi senza sapere perché, ha chiamato il medico statunitense Richard Berger (uno dei massimi esperti mondiali delle patologie alla mano) e ha intrapreso un percorso culminato nel trionfo in Coppa Davis, secondo dei tre sogni che l'argentino aveva pianificato a inizio carriera: il primo era il trionfo allo Us Open, il terzo era il numero 1 ATP.

Anche per coronare questo desiderio, ha sempre trovato la forza per tirarsi su. Ce la farà anche stavolta? Dipenderà da lui. Sul piano strettamente clinico, la frattura della rotula è meno grave rispetto alle varie peripezie al polso.

Forse poteva essere gestita meglio, ma ci sono tempi e possibilità per tornare. Ma Delpo, a 31 anni, avrà la forza di tornare in palestra e sul campo, nel tentativo di tornare più forte di prima? Impossibile a dirsi.

In Argentina, paese i cui umori dipendono parecchio dallo sport, sono disperati. Qualcuno è preoccupato per le condizioni di salute di Diego Armando Maradona (anche se il diretto interessato smentisce), mentre la nazionale di calcio rischia una clamorosa eliminazione dalla fase eliminatoria della Coppa America.

Neanche la vittoria contro il Qatar potrebbe essere sufficiente. E fioccano i paragoni tra il tennis e il calcio: ci si domanda come sarebbe stata la carriera di Del Potro senza infortuni, o quanto avrebbe vinto la Seleccion se Lionel Messi avesse avuto compagni all'altezza.

Ipotesi, soltanto ipotesi. L'unica certezza è che Juan Martin Del Potro si dovrà operare. Chi lo conosce bene, pur richiedendo l'anonimato, dice che tornerà al 100%. “In 45 giorni sarà dimesso e inizierà subito a palleggiare, sia pure lentamente”.

Vedremo se JMDP avrà la voglia di sfidare ancora una volta la sorte. Ma stavolta c'è qualcosa di diverso: forse non è stata soltanto sfortuna.