Djokovic: “Caro Kyrgios, perché mi critichi? Io ti volevo aiutare...”


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Djokovic: “Caro Kyrgios, perché mi critichi? Io ti volevo aiutare...”

C'è voluto un mese affinché Novak Djokovic rispondesse a Nick Kyrgios. È (molto) raro che un tennista si esprima negativamente su un collega: lo scorso maggio, durante gli Internazionali BNL d'Italia, l'australiano aveva partecipato al podcast di Ben Rothenberg, “No Challenges Remaining”, e aveva sparato a zero su quasi tutti i big.

Tra loro, anche Novak Djokovic, con il quale ha vinto due volte su due. Prima ha chiarito di non ritenere che sia il più forte di sempre, preferendogli Federer e Nadal. “Novak è un giocatore incredibile. È un campione, uno dei più grandi, e credo che supererà il record di Slam di Roger Federer.

Però stiamo parlando di un giocatore che un anno si è ritirato dall'Australian Open perché faceva troppo caldo: per questo, al di là di quanto vincerà, per me non sarà mai il più grande.

L'ho battuto due volte e, onestamente, se non riesci a vincere contro di me non sei il più grande di sempre. Perché il tempo che io dedico al tennis è zero rispetto a lui”. Come se non bastasse, l'australiano era entrato anche nel personale, opinando sul carattere di Djokovic.

“Mi sembra che abbia un'ossessione, malata, per essere apprezzato. Vuole essere come Roger. Mi sembra che voglia essere amato a tutti i costi: per questo, non riesco a sopportarlo”. Senza alcun freno verbale, ha sindacato anche sull'esultanza di Djokovic dopo ogni vittoria.

Il serbo mima un abbraccio a tutto il pubblico, ma secondo Kyrgios si tratta di una celebrazione "raccapricciante" “Lui e Nadal non sono cattive persone, ma il suo modo di celebrare mi uccide. Anzi, se dovessi affrontarlo e batterlo di nuovo imiterò il suo modo di esultare.

Sarebbe esilarante, no?”. Fedele al suo stile, l'australiano non ha ritrattato le sue affermazioni in questi giorni. Si trova al Queen's, in un torneo falcidiato dalla pioggia, e ha confermato quanto detto il mese scorso.

Sceso al numero 39 ATP, rischia di non essere testa di serie a Wimbledon. Significa che potrebbe affrontare proprio Djokovic o Nadal nei primi turni, se non all'esordio. Quando gliel'hanno fatto presente, ha detto che le sue opinioni non saranno un fattore in un eventuale scontro diretto.

“Ma no, credo che Novak sarebbe soltanto determinato a vincere contro di me. Penso che siano motivati a battermi. Non credo che prima di quei commenti fossero disinteressati a me: volevano battermi a prescindere. Però le mie opinioni non cambiano”.

Bisogna dare atto a Kyrgios di essere un elemento di rottura nel mondo del tennis, laddove la sincerità è spesso un optional. “Essere sincero danneggia” ha detto l'australiano. Su questo ha ragione: peraltro non succede soltanto nel tennis.

Tuttavia, perde credibilità nel momento in cui tiene atteggiamenti diseducativi. Quanto successo a Roma, in effetti, è inaccettabile. La squalifica durante il match contro Casper Ruud, per aver scaraventato una sedia in mezzo al campo, è stata una brutta pagina.

In questi giorni, Djokovic sta preparando Wimbledon a Belgrado (non giocherà eventi di preparazione) e – per la prima volta – si è espresso pubblicamente sulle critiche di Kyrgios. “Onestamente, credo che in fondo non sia un cattivo ragazzo” ha detto il numero 1 ATP.

“Non so perché abbia detto tutte quelle cose. Forse è in cerca di attenzioni, o forse ci sono altri motivi. Ovviamente vuole essere sincero e trasparente. È il suo modo di essere, lo rispetto così come rispetto tutti i giocatori nel tour.

Può dire quello che vuole, per me non ci sono problemi. Mostra il rispetto che mi viene dato dagli altri giocatori? No, non lo mostra, ma è il modo in cui ha scelto di comunicare in questi giorni”. Il serbo ha scelto la diplomazia, anche se – volendo fare dietrologia a tutti i costi – si potrebbe ipotizzare che non sia sempre “sincero e trasparente”, visto che lascia intendere di non condividere le scelte di Kyrgios, improntate (fin troppo) alla trasparenza.

Ancora più interessanti alcune rivelazioni: il serbo ha raccontato di avere avuto in passato una buona relazione con Kyrgios, nonché di essersi offerto di dargli una mano. “Prima di scatenare questa ondata di critiche nei miei confronti, mi era capitato di incontrarlo durante un torneo dell'estate americana e abbiamo parlato un po' – ha raccontato Djokovic – era un periodo in cui tutti ce l'avevano con lui a causa delle sue buffonate: bene, io gli ho offerto aiuto.

Gli ho detto che avremmo potuto parlare se ne avesse avuto bisogno, perché io avevo vissuto situazioni simili in passato e lo stesso tipo di critiche per il mio comportamento. Da quel momento in poi, tuttavia, qualcosa è cambiato dentro di lui.

Non ho mai avuto questo tipo di problemi con altri giocatori, ma la cosa non mi toglie il sonno. Non capisco perché o cosa sia successo, ma non lo giudico”. Se le ultime affermazioni di Djokovic fossero vere (e non c'è ragione per pensare il contrario), la sparata anti-Djokovic avrebbe ancora meno senso.

In effetti, nei primi anni nel circuito, l'attuale leader ATP aveva atteggiamenti un po' sopra le righe. Come nel 2006, quando si ritirò durante un quarto di finale del Roland Garros contro Rafael Nadal, in svantaggio di due set.

Nonostante la situazione, in conferenza stampa disse che aveva la partita “sotto controllo" Per prendere in giro le scarpe “griffate” di Nadal, aveva scritto a pennarello “Nole” sulle sue calzature.

E poi, per qualche anno, aveva fatto divertire (il pubblico) e arrabbiare (i colleghi) per le imitazioni e le caricature a vari tennisti. A un certo punto ha smesso: guarda caso, il definitivo salto di qualità è arrivato quando ha messo fine agli atteggiamenti da buffoncello.

Ma non tutti sono uguali: e Nick Kyrgios, evidentemente, non ha lo stesso fuoco interiore di Nole. E allora, forse, parlare con lui non sarebbe servito a nulla.