Paul Jubb, l'orfano sconosciuto che giocherà a Wimbledon


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Paul Jubb, l'orfano sconosciuto che giocherà a Wimbledon

Quando Wimbledon ha annunciato le wild card per la prossima edizione, molti si saranno domandati chi fosse quel nome pressoché sconosciuto: Paul Jubb, 19 anni, numero 579 ATP. Perché l'All England Club ha scelto di premiare proprio lui? Per scoprirlo bisogna fare un viaggio oltre oceano e scoprire che, un mese fa, è stato il primo britannico ad aggiudicarsi il singolare maschile nel campionato NCAA.

Per intenderci, l'albo d'oro raccoglie nomi di prestigio come Jimmy Connors, John McEnroe, Bob Bryan e John Isner. A termini di regolamento, il successo gli avrebbe garantito una wild card per lo Us Open. La USTA, tuttavia, gli negherà il privilegio perché non è cittadino americano.

Quasi per indennizzo, gli organizzatori di Wimbledon hanno scelto di fargli un regalo. Proprio lui, la cui classifica è insufficiente anche solo per giocare i Challenger, prenderà pare al torneo più prestigioso al mondo.

Jubb è nato a York ma si è trasferito a Hull all'età di 3 anni per vivere con nonna Val dopo essere rimasto orfano. I sui genitori si chiamavano Jacinta e Sean, e i loro nomi sono tatuati sul torace.

“Preferirei non parlare della loro morte. È successo quando ero molto piccolo, questo è tutto. Credo che il tatuaggio sia un gesto significativo”. Ha iniziato a giocare mentre frequentava le scuole elementari e ha vissuto una crescita lineare, semplice.

Jubb è entrato nei radar della LTA grazie al tecnico federale James Trotman (ex coach di Kyle Edmund), che lo aveva notato e segnalato a colui che sarebbe diventato il suo coach: Josh Goffi. “Mentre stava effettuando un reclutamento di giovani promesse, Josh è venuto a Hull per vedermi giocare.

È iniziato tutto così” Dopo aver vinto i campionati nazionali Under 16, ha scelto di traferirsi negli Stati Uniti per tentare l'avventura nel college. “Frequento l'Università della Carolina del Sud: oltre a giocare a tennis, studio gestione della vendita al dettaglio.

Vista la situazione in cui mi trovavo, non è stato difficile prendere questa decisione. Sono sempre stato disposto a viaggiare e ho subito colto l'opportunità. È stato un passaggio importante, ma non ne ho mai dubitato”.

Nel corso della stagione NCAA, ha perso soltanto due match e poi si è aggiudicato il titolo universitario, battendo in finale Nuno Borges. “Quel successo mi ha dato grande fiducia, spero che sia un passaggio nella giusta direzione”.

Quando è iniziata la stagione erbivora, Jubb è tornato in patria per misurarsi con giocatori più esperti di lui. Ha giocato il Challenger di Surbiton, in cui ha strappato un set a James Ward (n.204 ATP).

“Non avevo particolari aspettative, ma gli sono stato vicino nel gioco e nel punteggio”. Già che c'era, ha passato un turno a Nottingham e un paio questa settimana a Ilkley, con tanto di vittoria contro il n.104 Thiago Monteiro.

Negli ottavi se la vedrà con Dennis Novak. Classe 1999, ha una percezione chiara di cosa significa aver vinto i Campionati NCAA. “Essere accomunato a gente come Connors e McEnroe è incredibile – ha detto – ma non significa che sarò in grado di emularsi, perché hanno fatto cose che sono passate alla storia, mentre io non ho neanche iniziato l'attività professionista, quindi devo ancora dimostrare tutto”.

Da ragazzino, il suo idolo era Rafael Nadal. Con il tempo, tuttavia, il suo modello è diventato Novak Djokovic: a suo dire, il suo tipo di tennis si può assimilare a quello dell'attuale leader ATP. “Amavo Nadal, ma quando ho imparato a conoscere il mio gioco, Djokovic è diventato la mia più grande ispirazione”. Comunque vada a Church Road, per adesso non cercherà di imitarlo: Jubb non intascherà il prize money (45.000 sterline in caso di sconfitta al primo turno), perché ha scelto di rimanere dilettante per continuare con l'Università: dovrebbe completare gli studi nel 2020.

Le regole accademiche prevedono che potrà ottenere i soli rimborsi per allenamenti, viaggi e pernottamenti. “Mi è stata offerta una grande chance – ha detto Jubb – e dovrò affrontarla con la giusta mentalità.

Se non dovessi farlo, potrebbe essere uno spreco. Sono grato dell'opportunità che mi è stata offerta. Sono già stato a Wimbledon, ma non ci ho mai giocato. Soltanto una volta, nel 2017, mi è capitato di allenarmi con Victoria Azarenka.

Più tempo trascorro sull'erba e meglio è: alcuni esperti sostengono che potrebbe essere una buona superficie per me, in fondo mi muovo piuttosto bene”. Oltre a Jubb, gli organizzatori dei Championships hanno invitato altri cinque tennisti britannici: Jay Clarke e James Ward tra gli uomini, nonché Harriet Dart, Katie Swan e la rediviva Heather Watson tra le donne.

Sempre in campo femminile, ci sarà la giovanissima Iga Swiatek, vincitrice della prova junior nel 2018 e già n.65 WTA. Al momento delle iscrizioni, tuttavia, non aveva un ranking sufficiente per l'ammissione diretta in tabellone. Gli exploit al Roland Garros hanno cambiato tutto.