Wimbledon senza Murray? Occhio a Dan Evans, il figlio della working class


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Wimbledon senza Murray? Occhio a Dan Evans, il figlio della working class

I 77 anni di digiuno sono stati interrotti da Andy Murray, capace di restituire Wimbledon ai britannici per ben due volte. Quest'anno Andy non ci sarà, anche se giocherà il doppio. Lo rivedremo in singolare, forse già nel 2019, ma senza di lui il pubblico di casa non nutre particolari speranze.

C'è però una storia che può essere molto, molto affascinante. L'ultimo ranking ATP vede Daniel Evans in 63esima posizione, numero 3 del paese alle spalle di Kyle Edmund e Cameron Norrie. Dei top-100 britannici, è quello che conosce meglio i segreti dell'erba.

Lo ha mostrato nei giorni scorsi, vincendo due Challenger consecutivi: prima Surbiton, poi Nottingham. Non accadeva dal 2016 che un giocatore non vincesse due Challenger erbivori uno dopo l'altro: manco a dirlo, fu il più titolato della categoria: Yen Hsun Lu.

A Surbiton, Evans aveva battuto in finale Viktor Troicki, al termine di una settimana in cui aveva azzeccato il punto del torneo: un passante in tuffo a infilare Alex Bolt. A Nottingham, in una settimana falcidiata dalla pioggia, ha battuto Soeda e Donskoy nel doppio impegno domenicale.

E allora, chissà che non possa fare qualcosa di importante col suo tennis elegante, da fioretto, che sembra cucito addosso al soffice verde dei prati. L'investitura è arrivata lo scorso gennaio, quando ha affrontato Roger Federer all'Australian Open.

“A volte mi è sembrato di giocare contro me stesso” aveva detto lo svizzero, alludendo allo stile di Evans. Per premiarlo, lo ha invitato per qualche giorno ad allenarsi con lui, a Felsberg. Per il britannico è stata un'esperienza catartica, in cui ha potuto toccare con mano l'umiltà e la professionalità con cui Federer imposta ogni singola giornata di allenamento.

Numero 41 ATP un paio d'anni fa, il ragazzo nato a Birmingham (ma residente a Cheltenham) ha rischiato di rovinarsi la carriera con le sue mani. Messe in archivio le bizze giovanili (che gli costarono più di un problema con la sua federazione, che nel 2010 gli tagliò definitivamente i fondi), sembrava essere definitivamente maturato.

Ma poi è risultato positivo a un test antidoping. Cocaina, consumata a scopo ricreativo. Un anno di stop a bruciarne la carriera. Un anno vissuto in solitudine, con l'ingombrante pensiero di aver deluso i suoi cari, sembra averlo cambiato per davvero.

Oggi Evans sa di aver perso tempo e di non poter incolpare nessuno per la squalifica. Da quando è tornato, in effetti, è cambiato tutto. I risultati gli sorridono, ha giocato la sua prima finale nel ciruito ATP ed è rientrato stabilimente tra i top-100.

Archiviata la fastidiosa (per lui) stagione sulla terra battuta, appena ha messo piede sull'erba ha ripreso a vincere. “Non poteva andare meglio – ha detto Evans – è stato fantastico giocare così tanti match.

Ho giocato dieci partite, sono migliorato turno dopo turno, e sono davvero contento del mio stato di forma. I campi in erba sono perfetti per il mio gioco, mi piace andare a rete... davvero, non potevo iniziare meglio. La verità è che adoro l'Inghilterra, è casa mia.

Qualcuno dice che ne sono fin troppo innamorato, ma per me è il posto migliore del mondo”. Lo scorso anno aveva perso in semifinale a Surbiton prima di andare in finale a Nottingham, sconfitto dal rampante Alex De Minaur.

Ma all'epoca era ancora in convalescenza agonistica, mentre oggi è un giocatore nuovo. Forte, completo, e soprattutto maturo. Non si pone obiettivi di classifica, limitandosi a dire che vuole salire il più in alto possibile.

I problemi con la LTA e con i suoi vecchi allenatori sono acqua passata, come dimostra la sua condotta negli ultimi mesi. Ad aprile 2018 era rimasto senza classifica ATP, ma ha saputo chiudere la stagione tra i top-200. E adesso tutto fa pensare a una crescita impetuosa.

“Ora non penso più a quello che è successo – dice, con una punta di irritazione – ormai è passato, alle spalle. Ho lavorato duro per tornare dove sono. Sto giocando bene e non penso a dove potrei arrivare a Wimbledon.

Però, se dovessi raggiungere il quarto turno... chissà”: Nonostante abbia già 29 anni, vanta soltanto quattro parteciazioni nel tabellone principale dei Championships. Ha perso per tre volte al primo turno e in una sola occasione ha vinto un paio di partite, nel 2016.

In fondo, Wimbledon è stato soprattutto fonte di dolori per Evans. Nel 2006, per punirlo del suo cattivo comportamento, gli impedirono di partecipare alla prova junior. E due anni dopo, sempre durante i Championships, lo beccarono a fare le ore piccole in un locale.

Che sia giunta la volta buona per un exploit? In fondo, da tempo si sente dire che sull'erba può essere una mina vagante. E se diamo un'occhiata alla classifica stagionale, vale addirittura i top-35, meglio di tutti i connazionali.

In assenza di Andy Murray, gli occhi saranno tutti su di lui. Tra le donne c'è Johanna Konta, le cui performance sono attesissime. Quanto a Murray, sta sempre meglio: si è visto con Evans prima del Roland Garros e hanno giocato a golf, oltre a condividere un po' di tempo.

“L'ho visto bene, non zoppicava, in palestra sollevava pesi importanti... credo che sia sulla buona strada” ha detto l'ex rappresentante della working class britannica, figlio di un elettricista e di un'infermiera.

Per qualche giorno, sui prati di Church Road, punterà a elevare il suo status. Almeno sul campo da tennis.