Da soldati a comandanti: la Ville Lumiere di Krawietz-Mies


by   |  LETTURE 1324
Da soldati a comandanti: la Ville Lumiere di Krawietz-Mies

Vincendo a Parigi per la dodicesima volta, Rafael Nadal ha stabilito che non è ancora tempo di lasciare spazio agli avversari. Il Campo Philippe Chatrier è ancora un giardino di proprietà, ma il discorso vale soltanto per il singolare.

Lontano dagli sguardi mainstream, nel tardo pomeriggio di sabato, il Roland Garros ha regalato una fiaba che merita di essere raccontata: ai limiti della sospensione per oscurità, Kevin Krawietz e Andreas Mies hanno colto un successo straordinario perché inatteso, prima coppia tutta tedesca a vincere uno Slam dopo addirittura 82 anni, quando il barone Gottfried Von Cramm ed Henner Hendel vinsero a Parigi e a New York.

Il bello è che Krawiets-Mies sono due onesti mestieranti, frequentatori del circuito Challenger, laddove i montepremi sono irrisori per i singolaristi, figurarsi per chi gioca il doppio. Dopo aver battuto Jeremy Chardy e Fabrice Martin si sono gettati per terra, all'unisono, manco si fossero messi d'accordo.

Un'impresa da favola, soprattutto rileggendo la loro attività. Quest'anno avevano vinto i tornei di Marbella ed Heilbronn, intascando giusto qualche migliaio di euro a testa. Dopo Parigi, invece, potranno spartirsi ben 580.000 euro.

Il progetto è iniziato nell'aprile 2018 e ben presto hanno capito che l'uno poteva essere la svolta per l'altro. Di solito una coppia impiega tempo prima di sollevare titoli importanti, ammesso che ci arrivi.

“In effetti non ci sono molte coppie che passano dai Challenger agli ATP in così poco tempo – dice il 28enne Mies – era il nostro obiettivo, ma è folle esserci riusciti in così poco tempo.

Volevamo vincere più Challenger possbili, ma dovevamo essere pazienti. Nei tornei minori trovi tante coppie che ci rimangono per anni, senza mai fare il salto. Noi ce l'abbiamo fatta e ne siamo orgogliosi, perché abbiamo compiuto il salto con le nostre forze, senza chiedere l'aiuto di giocatori con un buon ranking in singolare”.

Già, perché la classifica del singolare è valida anche per le entry list di doppio, riducendo lo spazio per gli specialisti puri. Ma Kevin e Andreas hanno sempre creduto nel loro progetto: hanno capito di aver ragione lo scorso luglio, quando hanno raggiunto il terzo turno a Wimbledon partendo dalle qualificazioni.

E per poco non battevano Bryan-Sock, che qualche giorno avrebbero vinto il torneo. “Quel giorno ci siamo resi conto di avere il livello per battere i migliori”. Tutti i grandi doppisti sono passati dai Challenger prima di conquistare i titoli importanti: è accaduto anche i gemelli Bryan, che sul finire degli anni 90 hanno vinto sei tornei del circuito prima di intascare il loro primo Slam nel 2003, proprio al Roland Garros.

Ma il percorso di Krawietz e Mies è stato ancora più tortuoso. Fino a qualche anno fa lottavano nei tornei Futures, immersi nella povertà tennistica più spinta. Soltanto nel 2017 hanno avuto la possibilità di mettere piede nel circuito Challenger.

Hanno unito le loro forze quando Mies ha ripreso a giocare dopo un infortunio al ginocchio. Il primo titolo è arrivato al Garden di Roma, al terzo torneo insieme. Da lì, hanno messo il turbo. Nel resto del 2018 hanno vinto ad Almaty, Genova, Sibiu ed Eckental.

Una scalata impetuosa, che non è passata inosservata. Lo scorso febbraio, durante il New York Open, l'altro specialista John Bambridge disse che i due andavano tenuti d'occhio. Una frase lungimirante. Vinsero il torneo senza perdere un set: “Il titolo a New York è arrivato nel momento giusto, perché non eravamo entrati all'Australian Open e quindi avevamo dovuto cambiare partner – dice Krawietz – quella vittoria, invece, ci ha permesso di continuare a giocare insieme.

Questo ci ha dato grande fiducia. Non è stato facile arrivare fino a qui, abbiamo lavorato duramente ogni giorno, tenendo la nostra routine. È necessario per mantenere il giusto livello, lavorando continuamente sugli aspetti chiave del doppio: la risposta al servizio e il gioco di volo.

Però non è facile neanche per i nostri avversari, perché noi siamo completi in ogni zona del campo. Non abbiamo veri punti deboli”. Nonostante il primo titolo ATP, hanno continuato a giocare nei Challenger.

Per assicurarsi il posto tra i top-50 ATP hanno vinto i già citati Marbella ed Heilbronn prima della favola parigina, in cui hanno mostrato il livello di gioco altissimo. La loro non è stata una vittoria casuale, ma costruita con un gran bel tennis.

“Il successo a New York ci aveva fatto capire che possiamo stare nel circuito ATP – dice Mies – un conto è pensare di avere il livello, un conto è dimostrarlo sul campo. Vincere il nostro primo titolo ATP al terzo tentativo è stato fantastico, anche perché ci sono coppie che devono aspettare anni”.

E il Roland Garros era soltanto la loro nona partecipazione a un torneo del tour. “E adesso speriamo di restare in salute per un'altra decina d'anni e magari giocare fino ai 40. Perché no?” dice Mies.

Nel frattempo, la percezione del pubblico nei loro confronti è totalmente cambiata: nei prossimi giorni giocheranno il torneo ATP di Halle, laddove difficilmente sarebbero sfuggiti all'anonimato. Invece il direttore del torneo, Ralf Weber, ha rilasciato una dichiarazione pubblica: “Il loro successo è stato una bella pubblicità per il tennis tedesco. Il nostro tabellone di doppio sarà ulteriormente apprezzato”. Potere di un titolo Slam.