Kicker, il tennista squalificato che corre la mezza maratona


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Kicker, il tennista squalificato che corre la mezza maratona

“Mi sono sentito come Diego Armando Maradona ai Mondiali del 1994”. Con questa frase, Nicolas Kicker aveva accolto la maxi-squalifica che potrebbe uccidere la sua carriera. “Mi hanno tagliato le gambe, perché sono nato giocando a tennis”.

Kicker aveva due anni quando, dopo la partita contro la Nigeria, il Pibe de Oro venne preso sotto braccio da un'addetta e trascinato nella stanza dell'antidoping. Risultò positivo all'efedrina, sostanza che non aveva nulla a che fare con la cocaina, sua triste compagna di viaggio.

Ancora oggi, una pagina con tanti punti oscuri. Kicker non può avere ricordi diretti, ma non esiste un solo argentino che non conosca alla perfezione fatti e circostanze di quel 15 giugno 1994. La squalifica gli è stata comunicata lo scorso giugno, mentre si trovava in Francia: sei anni di stop e 25.000 dollari di multa, con metà della sanzione sospesa.

Salvo sconti, potrà tornare soltanto nel giugno 2021. Kicker è stato ritenuto colpevole di aver truccato due incontri, entrambi nel 2015: a Padova contro Duckhee Lee e a Barranquilla contro Giovanni Lapentti. Niente sconti, prove apparentemente schiaccianti, anche grazie al contributo alle indagini di Marco Trungelliti, collega aveva denunciato alla Tennis Integrity Unit un tentativo di corruzione.

Incrociando i dati, gli investigatori collegarono il numero di telefono del corruttore ad altri giocatori. Tra loro, Nicolas Kicker, ragazzo padre (il piccolo Bastian è venuto al mondo quando aveva appena 19 anni) che aveva appena coronato il sogno di esordire in Coppa Davis.

“La persona che ha detto certe cose è stato un tennista argentino, però io andrò al TAS di Losanna a esporre il mio caso, dimostrando la mia innocenza” diceva Kicker. Qualche mese dopo, si è saputo che alludeva a Trungelliti.

Da allora è passato un anno e il ricorso al tribunale supremo dello sport è stato effettivamente presentato. A breve dovrebbe arrivare la sentenza: Kicker spera che la sanzione venga dimezzata a un anno e mezzo, il che gli permetterebbe di tornare già a fine 2019.

A parte il merito, sul quale è difficile esprimersi senza conoscere le carte processuali (anche se esiste il video della partita di Barranquilla), Kicker si sta dedicando al... running. Mentre Nadal vinceva il suo dodicesimo Roland Garros, l'argentino correva una mezza maratona, la “Buenos Aires Corre”, tenutasi nella città di Vicente Lopez, non distante dalla capitale.

“Ho iniziato a correre sin da bambino – ha spiegato Kicker, che su consiglio dei suoi avvocati non parla del ricorso al TAS – andavo in vacanza con i miei genitori e uscivamo a correre. Mi è piaciuto sin da subito, e oggi corro perché mi trovo in un periodo in cui mi posso permettere di farlo.

La corsa è appassionante, ogni volta vuoi percorrere distanze superiori, con un tempo sempre migliore. È una sfida quotidiana, che di permettere di migliorare giorno dopo giorno. Correre ti rende più forte a livello fisico e mentale.

Mi piace molto competere con me stesso”. La gara a cui ha preso parte ha avuto la bellezza di 4.000 partecipanti ed è stata vinta dal corridore Luis Molina, 89esimo alla maratona olimpica di Rio de Janeiro. Kicker ha coperto i 21 km in 1 ora, 28 minuti e 57 secondi, tempo di tutto rispetto, anche se piuttosto distante da Molina, giunto al traguardo con una ventina di minuti d'anticipo.

Kicker è stato bloccato nel momento migliore della sua carriera, quando sembrava poter giocare con continuità nel circuito maggiore, usufruendo dei relativi guadagni. Dopo aver vinto una partita all'Australian Open 2018, disse che quel successo era molto importante sul piano economico: “Ma non sono tranquillo, perché ho un figlio.

Anche se i miei genitori Mariana e Ricardo stanno bene, non mi piace dipendere da loro. Questi soldi aiutano a viaggiare con allenatore e preparatore fisico. La nostra federazione non aiuta: per un francese o un americano è tutto diverso, hanno un sacco di vantaggi”.

In virtù delle sue origini, possiede anche il passaporto austriaco e c'era stato un ammiccamento per un'eventuale convocazione in Coppa Davis. Avrebbe potuto giocare insieme a Dominic Thiem e usufruire de benefici di una federazione molto più ricca.

Nell'aprile 2018, tuttavia, è arrivata la convocazione per il match contro il Cile. E lui, nato e cresciuto in Argentina, non ci ha pensato due volte. “Anche se da ragazzo avevo chiesto sostegno e nessuno me l'aveva dato.

Lo ammetto: ho trascorso molte notti a pensare se giocare per l'Austria. Mi hanno offerto un po' di soldi, ma alla fine ho scelto l'Argentina”. Insomma, decisioni nobili che però avevano un lato nascosto: da qualche parte, i soldi per giocare a ennis dovevano saltare fuori.

E allora, secondo la Tennis Integrity Unit, li aveva trovati truccando alcune partite nel circuito minore. Lui giura e spergiura che non è andata così. La sentenza del TAS di Losanna chiarirà questa storia. A breve sapremo: per adesso, lui ci corre su.