Federer-Nadal sempre più eterni: non è finita qui, vero?


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Federer-Nadal sempre più eterni: non è finita qui, vero?

Uno strano brivido ha percorso la schiena di chi ha seguito la semifinale del Roland Garros tra Roger Federer e Rafael Nadal. Al momento della stretta di mano, migliaia di appassionati hanno temuto – e temono ancora adesso – che sia stato l'ultimo episodio di una delle più grandi rivalità di sempre.

Il fatto che Djokovic-Nadal (54) e Djokovic-Federer (47) abbiano avuto più incroci non sminuisce, anzi, alimenta il mito di quello che passerà alla storia come “Fedal”. Nonostante abbia avuto meno episodi, 39 in tutto, è entrato nell'immaginario collettivo perché Roger & Rafa hanno rappresentato l'incrocio perfetto: mancino contro destro, toro scatenato contro elegante felino, potenza contro poesia in movimento, espressionista astratto che dipinge a ruota libera contro impressionista che accarezza il pennello, passione e spavalderia spagnola contro precisione svizzera, urlatore contro silenzioso...

E non finiremmo mai. Sin dai tempi dei primi scontri diretti, il pubblico si è diviso in due fazioni. Se tra i due c'è sempre stato grande rispetto, il duopolio ha scatenato gli appassionati fino a livelli quasi calcistici.

Col tempo, tuttavia, i due sono riusciti nel miracolo di accomunare i fan in una sorta di abbraccio collettivo, in cui tutti sono in grado di ammirare con lucido distacco la bellezza di una rivalità straordinaria, che va ben oltre i numeri.

È vero che Nadal conduce 24 a 15 negli scontri diretti, ma non è compito di questo articolo sviscerare i numeri per cercare di trovare una conclusione, anzi, LA conclusione: chi è uscito vincitore? Chi è il più forte? Non ci interessa.

Semmai, è bello esaltare una rivalità tra due uomini che nutrono un rispetto reciproco incredibile. Forse eccessivo, al punto che il cronista del Corriere della Sera Marco Imarisio l'aveva definita una “rivalità da ufficio stampa”: mai una parola fuori posto, mai una polemica, così diversi dai ruspanti protagonisti degli anni 80.

“Noi ci odiavamo davvero” diceva Jimmy Connors, alludendo a John McEnroe, e magari anche a Ivan Lendl. Non aspettatevi frasi del genere tra lo svizzero e lo spagnolo. “Rafa ti fa uscire dalla zona di comfort per il modo in cui difende il campo sulla terra battuta – ha detto Federer dopo la semifinale parigina – non c'è nessuno di paragonabile a lui.

Prima di affrontarlo, non so a chi rivolgermi come sparring partner: è impossibile simulare il suo gioco. Durante la partita ho pensato anche a questo”. Parole importanti, quasi una sentenza, se a pronunciarle è un uomo – ancor prima che un tennista – sicuro di sé come Roger Federer.

Nadal ha risposto con parole ancora più dolci: “Non so cosa abbia detto, ma lo ringrazio” ha esordito in conferenza stampa. E poi: “Non c'è nessuno come me? Ok, ma nemmeno io trovo uno sparring partner come lui.

Non ci sono persone come Roger Federer in questo pianeta. Per fortuna. Giocare contro Roger è sempre speciale, è il mio principale rivale in considerazione di quello che abbiamo condiviso. Lui è stato un punto di riferimento per tutta la mia carriera, io per quasi tutta la sua”.

In effetti, senza Nadal non ci sarebbe questo Federer. E viceversa. Se lo svizzero è amato in tutto il mondo, lo deve principalmente a Nadal. Quando lo spagnolo è comparso nel tour, Federer era il dominatore assoluto, un cannibale alla Eddie Merckx.

Perdere contro Nadal lo ha reso più umano, vulnerabile, avvicinabile. Quanto al maiorchino, la presenza di Federer lo ha stimolato a non accontentarsi di essere semplicemente il Re della Terra (rossa), ma di cercare di diventare il più forte anche sulle altre superfici.

Batterlo sull'erba di Wimbledon, nella storica finale del 2008, è stato l'apice della sua vita tennistica. La rivalità sembrava ormai sopita nel 2014, ma la finale dell'Australian Open 2017 l'ha fatta risplendere di nuovo, una sorta di omaggio per le nuove generazioni.

E chi aveva vissuto la prima trentina di scontri diretti, sapendo che la fine di entrambe le carriere è sempre più vicina, ha imparato a godersi ancora di più quel che è rimasto. Non importa se il vento del Campo Chatrier ci ha regalato un episodio così così, dominato da un Nadal in condizioni strepitose, manco fosse tornato il moccioso che nel 2005 sollevava la Coppa dei Moschettieri per la prima volta.

Conta averli visti di nuovo uno contro l'altro, in un match e su un campo importante. “Non ho pensato che questo potesse essere l'ultimo scontro diretto con Roger – ha detto Nadal – ma ormai ogni nostra sfida può essere l'ultima.

La logica ce lo fa pensare, è nell'ordine delle cose. Il tempo passa e abbiamo i nostri problemi, ma una cosa è certa: dopo aver condiviso il campo, viviamo emozioni particolari”. Sintesi perfetta del pensiero di migliaia di appassionati.

E allora, visto che sono ancora il numero 2 e il numero 3 del mondo, c'è da sperare che quella del 7 giugno 2019 non sia stata l'ultima puntata di questa fiction trasportata nella realtà. C'è da sperare che ce ne siano ancora. E che il gran finale possa essere scritto da un'altra parte, in modo diverso. Più bello per entrambi.