Fognini top-10: gli Anni di Piombo del tennis sono finalmente terminati


by   |  LETTURE 2205
Fognini top-10: gli Anni di Piombo del tennis sono finalmente terminati

Sandro Pertini era appena stato eletto Presidente della Repubblica, mentre il Consiglio dei Ministri era presieduto (per la quarta volta) da Giulio Andreotti. L'Italia aveva appena vissuto il momento più doloroso dei suoi Anni di Piombo, con il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro.

Quel 31 dicembre 1978, eravamo un Paese in cerca di se stesso, desideroso di mettersi alle spalle il terrorismo e ritrovare il sorriso, che a breve si sarebbe materializzato nell'opulenza degli anni 80. La speranza arrivava dalle TV, ancora prive di telecomando, ma finalmente a colori.

L'anno prima, infatti, il “colore” era finalmente sbarcato anche in Italia, dando una spinta decisiva al proliferare delle emittenti private che avrebbero rivoluzionato la nostra società. Negli anni 70, l'Italia non era un Paese felice.

Però era un periodo fantastico per il tennis, con quattro finali di Coppa Davis in cinque anni e i trionfi romani e parigini di Adriano Panatta. Quel 31 dicembre 1978, Corrado Barazzutti era al decimo posto delle classifiche ATP.

Allora il ranking non veniva pubblicato ogni settimana, e il “computer” era molto diverso da oggi. Era lento, enorme, macchinoso. Nessuno immaginava che la tecnologia si sarebbe spinta fino alla rivoluzione digitale in cui oggi siamo immersi, giorno dopo giorno.

E nessuno immaginava che avremmo dovuto aspettare il 10 giugno 2019 per rivedere, finalmente, un tennista italiano tra i dieci tennisti più bravi. Senza dimenticare i fantastici risultati delle nostre Golden Girl, che non saranno mai ringraziate a sufficienza, in campo maschile abbiamo vissuto quarant'anni di delusioni, intervallate da qualche gioia.

Negli anni 80, il talento di Paolo Canè e il dritto di Francesco Cancellotti ci hanno regalato qualche sporadico sogno, ma i big erano a distanza di sicurezza. Il tennis dirompente di Omar Camporese, quello solido di Andrea Gaudenzi e quello sapiente di Renzo Furlan ci hanno offerto qualche soddisfazione negli anni 90, fino a restituirci una finale di Coppa Davis.

Però c'era quella diciottesima posizione che proprio non si riusciva a migliorare. I primi anni 2000 sono stati duri, abbiamo dovuto sopportare un digiuno di titoli ATP lungo cinque anni, tra il 2006 e il 2011. Poi è arrivato Andreas Seppi, la cui costanza altoatesina ha permesso di eguagliare i numeri di Camporese e Gaudenzi.

Nel frattempo stava crescendo un ragazzo di Arma di Taggia, figlio di Silvana e Fulvio, del cui talento nessuno ha mai dubitato. Giocherellone fuori dal campo, ma sempre in lotta con i suoi fantasmi una volta impugnata la racchetta da tennis.

Nella sua lunga carriera, Fabio Fognini ha spesso combattuto con due avversari: non soltanto l'uomo dall'altra parte della rete, ma anche se stesso. Però ha due alleati importanti: la perseveranza e un talento sopraffino.

Ci sono stati periodi difficili, nella carriera del “Fogna”, quando il fisico non lo lasciava in pace o soffriva le critiche di tanti addetti ai lavori, sempre pronti a sottolineare gli aspetti negativi del suo carattere.

Che ci sono, e sarebbe stupido nasconderli sotto la sabbia o fare finta che non esistano. Ma lui ha sempre creduto in se stesso e non si è mai sottratto al duro lavoro, alla ricerca di una via per raggiungere i propri limiti.

Dopo il doloroso addio a Leonardo Caperchi, l'uomo che lo aveva preso a 14 anni, al suo angolo si sono alternati vari coach: Oscar Serrano, Pablo Martin, José Perlas e adesso Franco Davin. Chiunque si sia seduto al suo angolo ha trovato grande disponibilità al lavoro e al sacrificio, supportata dalla capacità di fare cose fantastiche con la racchetta in mano.

E non è così strano che il meglio sia arrivato a 32 anni, quando i pezzi del puzzle hanno finalmente trovato l'incastro perfetto: ognuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi, il suo destino. La carriera di Fognini è già straordinaria: nove titoli ATP (il più importante meno di due mesi fa, al Masters 1000 di Monte Carlo), uno Slam in doppio (l'Australian Open 2015 con Simone Bolelli), tanti piazzamenti importanti e ben 344 vittorie nel circuito ATP.

Di queste, quattordici sono arrivate contro top-10, gli appartenenti a un'elite di cui Fabio entrerà ufficialmente a far parte tra qualche ora. In pochissimi potranno raccontare di aver battuto Rafael Nadal per tre volte sulla terra battuta.

In mezzo, successi fantastici contro Andy Murray, Dominic Thiem, Juan Martin Del Potro e tanti altri. Dopo anni di stenti, Fognini ci ha dato la libidine psicologica di avere un tennista italiano capace di dare del tu ai più forti.

Ma non una volta, o magari ogni tanto: no, lui lo ha fatto con costanza. Entrare tra i top-10 ATP è un traguardo più simbolico che sostanziale, perché Fognini aveva già dimostrato, in più occasioni, di valere certi livelli.

Ma mettere tutto insieme nell'arco di 52 settimane, quelle valide per la classifica mondiale, è un bonus che vale la pena celebrare. Ed è bello ripercorrere con la mente una carriera iniziata diciassette anni fa, in Sardegna, al torneo Futures di Selargius.

Curiosamente, un 15enne Fognini perse contro Florian Allgauer, giocatore dal gran talento mai emerso a certi livelli. È stato l'amore adolescenziale di Flavia Pennetta, che una quindicina d'anni dopo sarebbe diventata sua moglie e poi avrebbe messo al mondo lo splendido Federico.

Da allora, la crescita di Fabio è stata graduale e senza aiuti. Ha raccolto punti nei Futures, poi nei Challenger, ha messo il naso nei primi tornei ATP e, piano piano, si è affacciato nel tennis che conta. Prima partecipazione Slam nel 2007 (dopo aver superato le qualificazioni), ingresso tra i top-100 il 12 novembre 2007 (senza quasi mai uscirne), fino a diventare un punto di riferimento del nostro tennis.

Nel 2013 i primi titoli ATP, poi il fantastico inizio del 2014, quando si issò al numero 13. Sembrava vicino al traguardo, ma i tempi non erano ancora maturi. Nella vita ci vuole pazienza, saper aspettare il momento giusto.

Quando Fabio ha ingaggiato Franco Davin era in difficoltà fisiche, intorno alle 50esima posizione. Un tennista da ricostruire. Non era facile rifarlo, allo scoccare dei 30 anni. Fabio ci ha creduto, chi gli vuole bene ha scelto di credere in lui, e oggi si gode i risultati di tanta fatica.

Perché Fabio Fognini non è soltanto quello che vince un Masters 1000, batte Nadal sul centrale di Flushing Meadows e tira la carretta del tennis italiano. Fabio è anche il ragazzo che sgomitava nei Futures, che prendeva scelte rischiose andando a giocare all'estero, in condizioni e superfici ostiche, investendo su se stesso ed evitando di costruirsi una mentalità provinciale.

Il Fognini top-10 ATP è nato allora. E oggi, nell'epoca della rivoluzione digitale, ce lo godiamo. Gli Anni di Piombo del tennis sono finalmente terminati.