Amanda Anisimova, la millennial che non ha paura dello “iettatore”


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Amanda Anisimova, la millennial che non ha paura dello “iettatore”

L'apripista è stata Anna Kournikova. Poi è arrivata Maria Sharapova. Bionde, belle, russe, ma capaci di trovare l'America... in America. Le due hanno aperto una strada che oggi si è evoluta nelle sembianze di Sofia Kenin e, soprattutto, Amanda Anisimova.

Quest'ultima, pur avendo genitori russi, è nata a Freehold Township, nel New Jersey, e fino a poco tempo fa non aveva mai messo piede in Russia. “Non ho mai pensato di giocare per la Russia, però mi piacerebbe visitarla presto, voglio vedere com'è e scoprirne la cultura”.

Ne avrà tutto il tempo, visto che compirà 18 anni il prossimo 31 agosto. Intanto è la prima giocatrice nata negli anni 2000 a centrare i quarti in un torneo del Grande Slam. Ha messo fine al sogno di Aliona Bolsova e adesso sfida Simona Halep.

Vive da predestinata e non si stupisce di un risultato arrivato un po' all'improvviso, anche perché a Roma aveva perso nelle qualificazioni. “Avevo svolto una lunga preparazione, sentivo di giocare bene ma i risultati non arrivavano – dice Amanda, numero 51 WTA – non ho cambiato la mia routine, mi alleno sempre allo stesso modo.

Ma sapevo che prima o poi sarebbe successo qualcosa di buono. Sta succedendo ora”. Nonostante abbia appena 17 anni, parla già da veterana. Ed è questo a impressionare: “Non mi sento troppo giovane, in fondo ho già una certa esperienza.

L'exploit di Indian Wells fu una sorpresa, oggi sono abituata a certi palcoscenici”. L'allusione è al torneo dell'anno scorso, quando battè Pavlyuchenkova e Kvitova prima di cedere contro la Pliskova.

Il resto del 2018 è stato complicato, perché si è procurata una frattura da stress al piede. “È stato il mio primo grande infortunio, ma l'ho gestito bene. L'exploit di Indian Wells mi ha aiutato a mantenere fiducia e l'ho vissuta bene”.

A Parigi, laddove ha giocato la finale nel torneo junior e ha fatto il suo esordio Slam nel 2017, si è aperta il tabellone battendo la Sabalenka. Adesso sfiderà Simona Halep, campionessa in carica che negli ultimi due match ha impressionato.

Viene da 16 break di fila: se non è record, poco ci manca. “Che dire, mi allenerò molto al servizio. Spero che non mi brekki troppe volte!” ha cinguettato la Anisimova, figlia di genitori russi (Konstantin e Olga) che hanno abbandonato il paese d'origine nel 1998, con l'unico scopo di garantire un futuro migliore alla loro prima figlia Maria, che all'epoca aveva dieci anni.

È arrivata a rappresentare l'Università della Pennsylvania, ma il gioiello è venuto al mondo il 31 agosto 2001. La sua crescita è stata tutto sommato normale: ha iniziato a giocare a sette anni, poi la famiglia si è spostata in Florida, uno dei due stati “tennistici” del paese.

Risiede con la famiglia ad Aventura, a circa mezz'ora di auto da Plantation, laddove si trova l'accademia di Nick Saviano, che l'ha seguita come supervisore per qualche anno. Nè mamma né papà giocavano a tennis a livelli agonistici, anche se facevano gli istruttori per vivere.

Oggi Konstantin non la segue più come allenatore, consapevole delle difficoltà di combinare il ruolo di genitore con quello di coach. “Quando Amanda era piccola abbiamo vissuto parecchi notti insonni – raccontava l'anno scorso al NY Times – Amanda sta facendo bene, ma c'è il rischio di rimanere delusi.

Ho visto tanti genitori che hanno esagerato nello spingere le proprie figlie, ed è finita male". Adesso il suo staff è composto dall'ex giocatore colombiano Jaime Cortes e dal preparatore atletico Yutaka Nakamura, il cui contributo è stato fondamentale nel migliorarne il gioco di gambe.

Tempo fa, Saviano sosteneva che il talento di Amanda le consentiva di tirare colpi vincenti anche quando non spingeva al 100%. Oggi è sempre più convinto di averci visto giusto: “Penso e spero che continui a svilupparsi.

Se lo farà, non diventerà la seconda Maria Sharapova, ma sarà la prima Amanda Anisimova. Ha un gioco completo, può anche spingersi a rete, possiede una buona palla corta, serve e risponde bene”.

In tempi non sospetti, la diretta interessata pronunciava parole comuni a tante adolescenti: “Voglio assolutamente diventare numero 1 del mondo e vincere tutte le prove del Grande Slam. Ognuna di loro è fantastica e spero che un giorno tutto questo accada”.

In realtà, aveva già predisposto un piano B: se non fosse diventata tennista, avrebbe fatto il chirurgo. “E comunque mi piacerebbe proseguire gli studi durante la mia carriera e terminarli quando avrò finito col tennis”.

Se ne parlerà tra qualche anno, quando sarà chiaro se certi sogni d'infanzia sono rimasti tali o si sono tramutati in realtà. Intanto si gode il suo record di precocità: è la più giovane americana ad andare così avanti a Parigi dopo Jennifer Capriati nel 1993, la più giovane in assoluto dal 2006 (allora fu Nicole Vaidisova).

Contro Simona Halep sarà una montagna da scalare, ma lei non ha paura. Grande appassionata del rapper Drake, è stata informata della sua fama di “iettatore” per gli sportivi. “Ma se anche dovesse comparire in questa stanza, sarei ben contenta di fare una foto con lui.

Non sono superstiziosa”. Quanto ai record di precocità, li lascia agli addetti ai lavori. “Me li dite voi, ma dopo un secondo mi sono già dimenticata tutto”. Più che leggerli, nei libri di storia ci vuole finire da protagonista.