Ashleigh Barty, la terra rossa e il tweet di Rod Laver


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Ashleigh Barty, la terra rossa e il tweet di Rod Laver

“Scendo in campo sempre con lo stesso spirito, a prescindere da chi ho di fronte. Rispetto le avversarie, ma non gioco contro la loro reputazione”. Questa frase, prounciata a Miami, spiega i recenti successi di Ashleigh Barty, l'ex baby prodigio del tennis mondiale che aveva deciso di smettere ad appena 18 anni perché non ne poteva più della vita da tennista.

Decise di provarci con il cricket, poi è tornata un paio d'anni dopo. Ripartendo daccapo, è diventata una delle giocatrici più forti del tour. Ma c'era un tabù da abbattere: l'odiata terra rossa, superficie che non si addice al suo fisico e nemmeno al suo tipo di tennis.

L'anno scorso, “Ash” diceva che ogni settimana sulla terra battuta rappresentava un avvicinamento alla stagione sull'erba. Quest'anno è cambiato tutto. Le vittorie portano la tranquillità, e con la tranquillità nasce il desiderio di andare oltre i propri limiti.

Prima di quest'anno, l'aborigena non aveva mai giocato più di 4-5 settimane all'anno sulla polvere di mattone. “Sono cresciuta sul cemento, mi sono sempre allenata sul cemento, quindi penso di avere tanto da imparare sul tennis da terra battuta.

Penso sia bello avere un mese e mezzo per continuare a migliorare” diceva qualche settimana fa. Dopo la Fed Cup, in cui è stata la mattatrice nel match contro gli Stati Uniti, si è tuffata in Europa con ambizioni tutte nuove.

“Sarà una parte della stagione molto impegnativa – diceva dopo il successo a Miami – quest'anno la sfida nasce con prospettive tutte nuove, credo di poter fare qualcosa che non mi era mai riuscito in passato”.

Detto, fatto: ha giocato bene a Madrid, arrendendosi solo a Simona Halep, poi anche a Roma. E adesso ha raggiunto per la prima volta i quarti a Parigi. “Non me l'aspettavo” ha detto dopo il successo contro Sofia Kenin, un 6-3 3-6 6-0 che narra di un semplice momento di distrazione nel secondo set.

“In quel momento mi sono persa tatticamente, poi lei ha servito molto bene”. Il suo prossimo ostacolo si chiama Madison Keys, affrontata due anni fa proprio a Parigi. “Quello è un match che vorrei dimenticare – dice l'australiana – mentre il precedente in Fed Cup si è giocato in condizioni molto diverse da queste”.

E Parigi, si sa, è lo Slam più complicato sul piano ambientale. Le condizioni di gioco variano a seconda delle condizioni atmosferiche. La stessa Barty ha ammesso di non aver mai giocato una partita costantemente sotto la pioggia, come le è accaduto contro la Kenin.

“Ma credo di averla gestita bene, non mi sono fatta infastidire”. E pensare che l'attuale numero 8 del mondo aveva archiviato il tennis dalla sua vita. Il rientro è stato per buona parte merito della sua vecchia compagna di doppio, ormai ritirata, Casey Dellacqua.

Terminata la stagione del cricket, nel 2015 andò a trovarla a casa sua. Dopo un breve palleggio, si è resa conto che il tennis le mancava. “In realtà abbiamo parlato della vita in generale, dei ricordi condivisi...

Mentre parlavamo, non riuscivo a cancellare il sorriso dal mio volto. Mi sono resa conto che i tennis è il mondo in cui sono destinata a stare”. Allora contattò coach Craig Tyzzer, al suo fianco ancora oggi: insieme, iniziarono un blocco di otto settimane di lavoro.

Per la prima volta, ha approcciato il tennis alle sue condizioni. In passato giocava perché aveva talento, vinceva e andava avanti per inerzia. Ma non lo aveva scelto per davvero. “Credo che potrei scrivere un libro sui consigli che mi ha dato Casey – dice la Dellacqua – mi ha fatto apprezzare la vita nel tour.

Avevo smesso di giocare perché non mi piaceva lo stile di vita del tennis. Pensavo che non facesse per me. Da quando sono tornata, ho imparato ad apprezzarlo”. Il talento non l'ha mai abbandonata, così come i risultati.

Quando le hanno chiesto se c'è stato un momento in cui si è resa conto di poter diventare un big, ha detto: “È stata una crescita graduale, ma quando ho vinto il mio primo torneo a Kuala Lumpur mi sono tolta un peso dalle spalle.

Da allora ho cambiato atteggiamento, sento di non aver più nulla da dimostrare”. Un sentimento espresso da un atteggiamento tranquillo, rilassato, che le consente di giocare con efficacia sia il singolare che il doppio con Victoria Azarenka.

Non a caso, è l'unica tennista (uomini compresi) ad essere tra i top-10 in entrambe le specialità. Non a caso, preparerà in modo “alternativo” il match contro la Keys: si allenerà, certo, ma dedicherà del tempo anche a seguire la Coppa del Mondo di cricket, sport di cui rimane super appassionata.

In realtà martedì non gioca la sua Australia, ma quando ami uno sport non ci sono colori né bandiere a limitare la passione. Quanto i corsi e ricorsi storici, visto che un'australiana non vince a Parigi da una vita (Margaret Court nel 1973), “Ash” la vive a modo suo: con il sorriso: “Pressione? Sì e no.

Avverto una maggiore attenzione, ma la mia routine è sempre la stessa. Per me non cambia nulla, semplicemente le cose mi riescono meglio negli ultimi 12-18 mesi”. In questi giorni, ha incassato il sostegno e l'approvazione di Rod Laver: nonostante abbia 85 anni, usa Twitter e le ha dedicato un messaggio molto sentito: “Tutta l'Australia è con te, Ashleigh, oro del Queensland!

Puoi andare fino in fondo, senza dubbio. Farò un grande tifo per te, e sono orgoglioso”. “Non sapevo di questo tweet fino a dopo il mio match – ha detto, imbarazzata – è stata fortuna: le nostre macchine sono arrivate in contemporanea un paio di giorni fa e abbiamo fatto una foto insieme.

È una persona straordinaria ed è bellissimo giocare davanti a lui”. Anni fa, aveva incassato la “benedizione” di Evonne Goolagong, aborigena come lei. Adesso, con il tifo del mitico Laver, il piatto sembra apparecchiato per un miracolo.