"Caro coach, mi lasci? Fai pure, io batto la numero 1!"


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"Caro coach, mi lasci? Fai pure, io batto la numero 1!"

Un vecchio modo di dire sostiene che non ci sia due senza tre. Non ditelo a Naomi Osaka: dopo essersi salvata contro Schmiedlova e Azarenka, si è arresa al terzo turno del Roland Garros contro Katerina Siniakova, numero 1 WTA in doppio, ma appena 42esima in singolare.

Una sconfitta netta, inequivocabile. Questa Osaka avrebbe perso contro molte, ma quando affronti una campionessa in difficoltà bisogna capitalizzare la fortuna di essersi trovati al posto e al momento giusto. Katerina Siniakova, principale artefice dell'ultima Fed Cup vinta dalla Repubblica Ceca, lo ha fatto.

Un netto 6-4 6-2 che non è frutto esclusivo dei pasticci commessi dalla giapponese. Un successo che la spinge, per la prima volta in carriera, nella seconda settimana di uno Slam. “Naturalmente spero che non sia finita qui” ha detto la biondina di Hradec Kralove, 23 anni, un po' ceca e un po' russa.

Papà Dmitri è cittadino russo e ancora oggi la segue in prima persona, affiancando il ruolo di coach alla sua professione di uomo d'affari. In realtà, la storia recente della Siniakova è molto travagliata.

Dopo essere stata seguita dalla leggenda del tennis ceco Helena Sukova (per intenderci, colei che nel 1983 scippò un Grand Slam ormai certo a Martina Navratilova), si era affidata al britannico Iain Hughes. Qualche settimana fa, dopo il torneo di Praga, Hughes le ha detto che avrebbero dovuto parlare.

“Ho scoperto che avrebbe allenato un'altra giocatrice, Anastasia Potapova. È stato molto deludente, soprattutto da parte del clan della Potapova. Non è etico contattare un allenatore già impegnato.

Probabilmente gli hanno offerto condizioni ancora più vantaggiose”. E così si è affidata nuovamente a papà, sin dal torneo di Madrid. “Con lui sto bene, non ho fretta di trovare subito un altro allenatore”.

Come detto, la Siniakova rappresenta orgogliosamente la Repubblica Ceca: lo storico match contro la Kenin nell'ultima finale di Fed Cup ne è un ottimo esempio. Tuttavia, c'è molto di russo nella sua formazione e nella sua mentalità.

Intanto lo parla piuttosto bene. “E mi torna comodo, perché è una lingua parlata in tutto il mondo – dice la Siniakova – inoltre credo che lo spirito combattivo, la determinazione e una forte emotività siano i lati russi del mio carattere”.

Da bambina faceva il tifo per Maria Sharapova, oggi è una realtà del circuito WTA. Ha sempre detto che il singolo sarebbe stata la sua priorità, ma ha raccolto il meglio in doppio. Insieme a Barbora Krejcikova aveva vinto tre Slam junior, ripetendosi quasi in toto tra le professioniste: lo scorso anno si sono imposte a Roland Garros e Wimbledon, fallendo il tris perdendo la semifinale allo Us Open.

Quest'anno si sono presentate da testa di serie numero 1, ma hanno perso al primo turno. E allora si è potuta concentrare sul singolare. Al secondo turno ha firmato una mezza impresa contro Maria Sakkari, considerata una delle giocatrici più in forma del circuito.

Due matchpoint annullati e oltre tre ore di gioco facevano pensare a un letale mix tra stanchezza e appagamento. Invece ha giocato un match fantastico: “Sono una giocatrice aggressiva, il mio piano era tenerla lontana dalla riga, provare a mettere in campo più palle possibili e non darle punti facili – ha detto – direi che ha funzionato.

Lei non ha servito bene, così ho sfruttato le sue seconde palle. Certo, ha sbagliato molto”. Le hanno chiesto se l'aver giocato tante partite importanti in doppio sia stato un vantaggio. “Mi era già capitato di giocare su campi importanti, laddove l'atmosfera è diversa.

Mi ha aiutato perché sai cosa aspettarti. Non so se sia stata la mia partita più bella, sicuramente è il mio risultato migliore”. In carriera ha vinto un paio di titoli WTA (Shenzhen e Bastad, entrambi nel 2017), ma prima di oggi aveva raccolto soltanto quattro vittorie contro giocatrici comprese tra le top-10: Halep, Konta, Wozniacki e Garcia.

Non le era mai capitato di battere una numero 1. La sua favola parigina riprenderà lunedì, quando se la vedrà con Madison Keys. “Ovviamente spero che il mio torneo non sia finito qui” dice la ragazza che assomiglia vagamente a Taylor Swift, la regina della musica country.

Una somiglianza che ha fatto nascere una passione. “Qualche anno fa mi hanno detto che assomiglio a Taylor Swift, ma all'epoca non la conoscevo. Allora mi sono documentata su di lei e ho scoperto che la sua musica mi piaceva.

Quandi mi chiedono i miei artisti preferiti, penso subito a lei per vita di questa somiglianza”. In realtà, fino ai 16 anni di età, la Siniakova non era convinta delle sue qualità. La svolta è arrivata proprio in Italia, a Milano, quando si è aggiudicata il Trofeo Bonfiglio nel 2012.

“Fino ad allora non avevo combinato granché, mentre quel successo mi ha dato grande fiducia”. Qualche settimana dopo avrebbe giocato i quarti al Roland Garros junior, perdendo da Anna Karolina Schmiedlova.

Curiosamente, la stessa che ha sciupato una grande occasione al primo turno contro la Osaka. Da parte sua, invece, la Siniakova non ha avuto incertezze. Quando ha servito per il primo set sul 5-4, si è trovata in svantaggio 0-40.

È stata bravissima a gestire il momento, tirando una splendida palla corta. Katerina non è molto potente, ma si muove come una libellula. È rapidissima negli spostamenti e, in effetti, ha costretto spesso la Osaka ha tirare un colpo in più.

Inoltre ha modificato il suo movimento al servizio. “In effetti sta ancora cambiando. Forse sembra un po' strano. Non è brutto, semplicemente strano. Però sta migliorando”. Anche senza il “traditore” Hughes al suo angolo. E questo rende ancora più bella la sua favola parigina.