Il volo di Antoine Hoang, l'ambidestro che ride poco (e gioca benissimo)


by   |  LETTURE 3590
Il volo di Antoine Hoang, l'ambidestro che ride poco (e gioca benissimo)

I francesi l'hanno definita una “bella storia”. Al netto del loro sciovinismo, quella di Antoine Hoang la è per davvero. 24 anni da compiere a novembre, poco più che carneade, è piombato al terzo turno del Roland Garros da oggetto non identificato, una specie di UFO con la racchetta.

Fuori dalla Francia non lo conosceva quasi nessuno, poiché non ha giocato neanche una finale nel circuito Challenger. A parte la sua prima vittoria nel circuito ATP (qualche mese fa a Montpellier), i suoi risultati nel circuito erano perfettamente in linea con la sua classifica (n.146).

La federtennis francese li ha ritenuti sufficienti per offirgli una wild card, regalandogli un assegno da 46.000 euro. Il bello è che sono diventati 143.000 con le vittorie su Dzumhur e Verdasco, più la prospettiva di un match entusiasmante contro Gael Monfils.

Il 30 maggio 2019 rimarrà il giorno di Antoine, il ragazzo di Tolone dal tennis aggressivo e il cuore di ghiaccio. Raramente mostra le sue emozioni, non ha esagerato nemmeno dopo aver battuto un giocatore forte, esperto e in forma come Verdasco.

Soltanto due settimane fa il madrileno batteva Thiem e Khachanov in un solo giorno, il folle giovedì del Foro Italico. E poi giocava un ottimo primo set contro Nadal. Anche al primo turno, aveva mostrato un'ottima condizione fisica.

Ma sul Campo 1 del Roland Garros, che sarà tristemente demolito dopo questo torneo, si è arreso in quattro set allo stiloso Hoang, il cui tennis a tutto campo ricorda vagamente quello del connazionale Pierre Hugues Herbert.

“Non sono uno che esulta molto – dice Hoang, parlando della sua reazione tutto sommato pacata – dentro di me ho iniziato a pensare che il torneo non è finito. Ho subito ripreso le mie routine, anche se dentro di me ero molto felice.

E ho comunque festeggiato con il mio team, perché spesso le cose vanno male e quindi bisogna godersi i momenti positivi”. Il momento decisivo è arrivato nel terzo set, quando Verdasco ha servito sul 5-4 e si è portato 40-0.

A quel punto sono arrivati due doppi falli consecutivi e un gran colpo di Hoang. “E le cose hanno preso ad andare nel modo giusto – spiega il francese – ammetto di essere stato un po' fortunato. Sono un giocatore offensivo, allora ho provato ad attaccare.

Anche se era controintuitivo, mi ripetevo che dovevo fare questo per vincere. Sono andato contro il mio cervello, dovevo solo attaccare qualsiasi cosa succedesse, senza mettermi troppa pressione. Essendo convinto che fosse la tattica giusta, non avrei avuto rimpianti.

Ho preso tanti rischi”. Gli è andata alla grande, peraltro con alcuni colpi spettacolari che hanno mandato in visibilio il pubblico, autore di una vigorosa "ola" “Ho sognato a lungo di trovarmi qui – dice Hoang – a un certo punto mi sono detto: 'ho sempre sognato di esserci, non posso avere paura proprio adesso'

Fosse successo, sarebbe stato assurdo”. A rendere “personaggio” Hoang c'è la sua storia: fino a un paio d'anni fa, sul sito ufficiale dell'ATP era definito “ambidestro”. C'è una ragione: ha avuto uno sviluppo muscolare piuttosto lento, foriero di seri problemi alla spalla.

“Per questo ho iniziato a giocare con la sinistra e sono rapidamente migliorato. Tra i 13 e i 17 anni, in particolare, ho giocato spesso con la mano non dominante. Quando ho iniziato a giocare a livello professionistico, tuttavia, mi sono reso conto che essere ambidestro era un problema per i miei avversari, ma anche per me.

Allora ho deciso di concentrarmi sui miei punti forti”. Ha fatto correggere il tutto e oggi risulta destro, con un tradizionale rovescio a due mani. Secondo Nicolas Mahut, altro grande protagonista del Roland Garros, quando gioca con la sinistra vale un ottimo seconda categoria.

Di tanto in tanto, durante i suoi match, il retaggio del passato si vede quando tira lo smash con la sinistra. In questi giorni non lo ha fatto, ma non è detto che non possa capitare contro Monfils. “L'ho visto spesso in TV, è una persona molto simpatica.

Ci sarà una bella atmosfera, il pubblico sosterrà entrambi. Mi piacerebbe giocare sullo Chatrier, lì ho partecipato a un'esibizione con Tsonga, ma comunque sia giocherò su un campo importante”.

I genitori lo hanno fatto studiare, al punto che un paio d'anni fa ha preso il diploma di laurea presso la STAPS (Scienze e Tecniche dello Sport e delle Attività Fisiche) “Perché volevano che avessi una porta aperta sul resto del mondo, ma non so se è stata una buona idea.

Per adesso non mi domando se insegnerò educazione fisica con il mio diploma. Sono dell'idea che, quando hai in mente un progetto, ti ci devi dedicare al massimo. E io ho deciso di dedicarmi al tennis”. Dopo tanto navigare tra tornei minori e campionati a squadre (in Francia e in Germania), è arrivato il suo momento.

Forse ha scelto l'investimento giusto. “Vorrei chiudere l'anno tra i top-100, mi piace pormi un obiettivo alla volta, piccoli ma raggiungibili”. Brillante e anche saggio.