Thiem non si nasconde più: “A Parigi per vincere”. Sarà la volta buona?


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Thiem non si nasconde più: “A Parigi per vincere”. Sarà la volta buona?

I numeri aiutano. Se Rafael Nadal e Novak Djokovic sono i grandi favoriti del Roland Garros, come si può ignorare Dominic Thiem? I bookmakers lo hanno già indicato come terzo incomodo, persino davanti a Federer.

Ma ci sono altri dati ad alimentare le speranze dell'austriaco. Pochi, pochissimi giocatori hanno battuto in più di un'occasione i tre fenomeni. Thiem ce l'ha fatta dieci volte: due contro Djokovic, quattro contro Nadal e altre quattro contro Federer.

È addirittura in vantaggio negli scontri diretti con lo svizzero. Per il figlio di un maestro di tennis, progettato sin da bambino per diventare un fenomeno, adesso c'è il compito più difficile: trasportare quei successi nei tornei del Grande Slam, magari a Parigi, sull'amata terra rossa.

Ha le armi per farcela: tra i giocatori in attività, è il più giovane ad aver giocato almeno una finale. Risale all'anno scorso, quando si arrese a Rafael Nadal. La polvere di mattone rimane la sua superficie preferita, anche se – curiosamente – il titolo più importante è arrivato sul cemento di Indian Wells, al termine di una bella finale contro Roger Federer.

“In effetti è folle che il mio primo grande successo non sia arrivato sulla terra” ha detto Thiem, che compirà 26 anni il prossimo 3 settembre. La sua sfortuna, per ora, è di aver incrociato il più forte di sempre su questa superficie.

Nadal ha vinto il Roland Garros per undici volte e quest'anno è in lizza per doppiare (avere letto bene: doppiare) i sei successi di Bjorn Borg. Pochissimi possono raccontare di aver battuto Nadal per quattro volte sulla terra.

Il problema di Thiem è che non c'è mai riuscito in un match al meglio dei cinque set. L'anno scorso, nei quarti dello Us Open, è arrivato a un passo dal farcela. Ma era sul cemento. “Non credo di essere nato nell'epoca sbagliata – ha detto a Cristopher Clarey, cronista del NY Times – sono felice di viverla, e comunque io sarò ancora qui quando loro avranno smesso.

Avrò certamente qualche anno di attività senza di loro, sarà fantastico. Tuttavia, amo ammirarli e affrontarli. Ti fanno migliorare”. Fuori dal campo è un ragazzo serio, pragmatico, dotato di buon senso.

In campo e in palestra, tuttavia, si allena come se la sua vita dipendesse dalla qualità dei suoi allenamenti. Qualche mese fa, ha preso una decisione molto difficile: separarsi dallo storico coach Gunther Bresnik. Chi conosce la loro storia comprende la portata del divorzio: Bresnik (ex allenatore di Boris Becker) lo conosce sin da quando aveva 3 anni, quando Wolfgang Thiem (padre di Dominic) ha iniziato a lavorare nella sua accademia di Vienna.

Era stato il padre a mettergli in mano la racchetta, ma il tennis di Dominic è stato interamente forgiato da Bresnik. Aveva appena nove anni quando ha iniziato ad allenarlo in via esclusiva, poi all'età di dodici ha preso una decisione cruciale: cambiargli il rovescio, passando dall'esecuzione bimane a quella tradizionale a una mano.

Qualche anno fa, si era unito al team Ernests Gulbis, oggi in preda a una delle sue tante crisi di risultati. Una volta, Gulbis disse che Thiem era un pazzo perché seguiva alla lettera le indicazioni di Bresnik. “Io gli risposi che il pazzo era lui, perché mi pagava e non sfruttava quello che aveva a disposizione”.

Ma Bresnik, ormai, è da declinare al passato. Quando si sono lasciati, Thiem dichiarò che gli sarebbe piaciuto averlo ancora nel suo team, magari nel ruolo di manager. Poco prima del Roland Garros, ha scelto di rimuoverlo anche da questo incarico.

Il suo nuovo coach è il cileno Nicolas Massu, senza particolare esperienza ma con un'impressionante voglia di migliorare. E potrebbe avere il tifo del pubblico francese, perché ha intrapreso una relazione ormai duratura con Kristina Mladenovic.

Dopo la sua eliminazione, potrà dedicarsi a tempo pieno a sostenere il suo Dominic, già a partire dal secondo turno di giovedì, contro Alexander Bublik, dopo il complicato esordio contro Tommy Paul. “Alla base di questa decisione c'è la mia libertà personale – dice Thiem, parlando della separazione con Bresnik – d'altra parte, penso sia normale separarsi da un allenatore, soprattutto nel tennis.

Prima o poi, capita a tutti. L'allontanamento con Gunther è stato speciale perché siamo stati insieme per 15 anni, e nessuno poteva immaginare che prima o poi sarebbe finita. Gli sarò eternamente grato, perché senza di lui non sarei il giocatore che sono diventato.

Ma ho la sensazione che sia il momento giunto per cambiare”. Lo capirà presto, soprattutto se dovesse arrivare a sfidare Rafael Nadal. A Parigi, lo hanno battuto soltanto in due: Robin Soderling nel 2009 e Novak Djokovic nel 2015.

Quest'anno potrebbero ritrovarsi soltanto in finale, perché si trovano dalle parti opposte del tabellone. Per arrivarci, probabilmente, dovrà battere proprio Djokovic. Per la prima volta, tuttavia, Thiem non nasconde le sue ambizioni: è a Parigi per vincere.

Roger Federer sarà stato ben contento di ascoltare questi propositi: “Mi fa impazzire quando lo sento dire che punta ai quarti o alle semifinali. Mi sembra che alcuni ragazzi avessero la mentalità perdente, ma adesso l'hanno superata”.

“È una questione di carattere – replica Thiem – non mi sentirete mai dire che sono in grado di vincere ogni torneo che gioco. Adesso però sono fiducioso al 100%, ma non era così due o tre anni fa”.

Il NY Times ha provato a contattare Bresnik per conoscere i dettagli della separazione. Non ha avuto risposte, però il coach austriaco (che oggi segue solo Gulbis) ha detto che Thiem ha bisogno di vivere più volte una situazione prima di affrontarla con successo.

“Ha sempre fatto un passo alla volta, adesso che viti e uva sono al loro posto, è il momento di fare un buon vino. Il suo gioco è maturo”. Il diretto interessato è d'accordo: “Gunther mi ha dato la migliore base da cui partire, ma ora forse posso fare l'ultimo passo per arrivare a vincere qualcosa di importante”. Il momento sembra arrivato.