Quando il tennis al buio diventa un'ingiustizia a senso unico


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Quando il tennis al buio diventa un'ingiustizia a senso unico

C'è bisogno di una premessa: Adrian Mannarino ha meritato di vincere contro Stefano Travaglia, perché il suo tennis non è stato in nessun modo condizIonato dalla scarsa visibilità del Campo Simonne Mathieu.

Le condizioni erano uguali per entrambi, e Mannarino le ha gestite (decisamente) meglio. Al di là di questo, c'è bisogno di una regola. Non è possibile che, nel 2019, esista ancora così tanta discrezionalità per stabilire il momento della sospensione per oscurità di una partita.

La faccenda diventa ancora più fastidiosa quando le scelte favoriscono sempre i giocatori di casa. Ma andiamo con ordine: domenica sera, sul Campo 7, Jennifer Brady e Ivana Jorovic avevano appena terminato il secondo set. Erano le 20.56, e in pieno accordo tra le parti, il match è stato rinviato al giorno dopo.

Lunedì, Chardy-Edmund è stato sospeso alle 21.05 sul 5-5 al quinto. Martedì sera, su un campo ancora più soggetto all'oscurità perché circondato da tribune e interrato in mezzo ai giardini botanici, erano le 20.53 quando Adrian Mannarino si era aggiudicato il quarto set.

C'era tutto un quinto set da giocare, peraltro dalla durata indefinita, visto che il Roland Garros è rimasto l'unico Slam in cui il set decisivo si gioca ad oltranza. Eppure gli ufficiali di gara, su tutti il supervisor Wayne McKewen, hanno deciso di farlo giocare.

Pochi, tuttavia, pensavano che il match sarebbe terminato. Invece, tra polemiche di vario genere, interventi del fisioterapista e pubblico sparuto ma scatenato, il match si è concluso alle 21.32 con il successo di Mannarino.

Un francese a Parigi, al suo terzo successo in undici partecipazioni al Roland Garros. Sul 2-2, intorno alle 21.10, McKewen è sceso in campo a parlamentare con i giocatori. Travaglia sembrava voler rinviare tutto, anche perché vittima di una contrattura al bicipite femorale sinistro, mentre Mannarino ha colto al volo le affermazioni del supervisor: “Ci sono ancora dieci minuti di luce”.

Il problema è che i minuti sono diventati 20, conditi da quattro game consecutivi intascati da Mannarino. In mezzo, un Travaglia sempre più nervoso, sempre più falloso, e in evidenti difficoltà visive: Ha sbagliato un paio di smash apparentemente semplici: dopo un errore, ha esclamato verso il suo clan: “Non vedo un c...”.

. Al netto delle scaramucce tra i due (Travaglia si è lamentato degli epiteti che gli avrebbe rivolto Mannarino, peraltro in tre lingue), non è accettabile che un match si concluda oltre le condizioni minime di visibilità.

Ed è accaduto lo stesso sul Campo Chatrier: guarda caso, anche lì era in campo un francese, l'idolo di casa Gael Monfils. A causa del protrarsi del programma, il match contro Taro Daniel è iniziato intorno alle 19.55.

Daniel non ha opposto resistenza nel primo e nel terzo, ma nel secondo le ha provate tutte: si è portato avanti di un break, e sul 5-4 ha ceduto il set al termine di un eterno game di 22 punti. Erano abbondantemente passate le 21, eppure hanno fatto giocare il terzo.

Un Daniel scoraggiato ha raccolto pochissimi punti, stringendo la mano – sconfitto – al suo avversario quando erano le 21.35 (e li avrebbero lasciati in campo fino alle 21.45). Due francesi al secondo turno, tutti felici, senza la necessità di tornare in campo mercoledì, con tutte le conseguenze del caso in termini di stress (e di seccature per gli organizzatori).

Non va bene, soprattutto quando a trarne beneficio sono sempre i giocatori di casa. Molti ricorderanno i fatti del 2010, lo storico match tra lo stesso Monfils e Fabio Fognini, protratto vergognosamente fino a quasi le 22, al buio, nonostante l'azzurro chiedesse la sospensione.

Fabio avrebbe tenuto duro e, dopo la sospensione, il giorno dopo colse una dolcissima vittoria. Queste cose non succedono solo a Parigi: a Wimbledon, qualche anno fa, violarono il sacro coprifuoco delle 23 locali per far terminare un match di Andy Murray.

Per intenderci, lo stesso non è stato violato neanche durante la semifinale Nadal-Djokovic dello scorso anno. Fortunatamente, le cose stanno per cambiare, almeno a Parigi. L'anno prossimo il Campo Chatrier verrà dotato di tetto retrattile, con la possibilità di istituire le sessioni serali.

E dal 2021 (ma perché non prima?) arriveranno le luci su tutti i campi, evitando situazioni grottesche, ai limiti (se non oltre) della regolarità. Ma fino ad allora, perché deve esserci una così grande discrezionalità? E perché sempre a favore dei giocatori di casa? Il tennis è pieno di regole: basti dare un'occhiata ai rulebook delle varie associazioni (ATP, WTA, ITF): centinaia di pagine di cavilli spesso inutili, sconosciuti ai più.

Ma su questioni davvero importanti come la visibilità, permane il libero arbitrio degli ufficiali di gara. Non va bene, non è giusto. La soluzione sarebbe semplice: mettere una regola con un orario limite, oltre il quale non si può andare.

Tassativamente. Non importa il punteggio, non importa se ci si trova ancora nel mezzo di un game. In questo modo, sarebbe tutelata la regolarità di ogni partita e non si vedrebbero scene ridicole come scambi giocati al buio ed errori grossolani commessi da professionisti affermati.

Senza dimenticare le situazioni grottesche di partite interrotte per lo stesso motivo (l'oscurità) a 45 minuti di distanza l'una dall'altra. Le tradizioni sono splendide ed è giusto proteggerle da attacchi insensati. Ma quando le regole sono oggettivamente sbagliate sarebbe doveroso modificarle.