Vika Azarenka e le difficoltà di una mamma in bilico


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Vika Azarenka e le difficoltà di una mamma in bilico

"Ho pensato che la mia carriera fosse finita. Pensavo che non avrei mai più giocato a tennis. Ero spaventata, non è stato facile”. Era l'estate di tre anni fa quando Victoria Azarenka scoprì di essere incinta.

La gravidanza è un'esperienza totalizzante per una donna, ma per una sportiva professionista è ancora più invasiva. Non si può andare “in maternità” e poi tornare a lavoro, magari dietro a una scrivania.

Dopo il parto devi recuperare tono atletico e muscolare, servono tempo, fatica e pazienza. Non tutte le donne trovano questa motivazione dopo aver messo al mondo un bambino. La bielorussa pensava che non sarebbe stata in grado.

Ex numero 1 WTA, in quel luglio 2016 si trovava in sesta posizione ed era in lotta per le posizioni che contano. Aveva vinto a Brisbane, Indian Wells e il suo 20esimo titolo a Miami. All'improvviso, ha dovuto interrompere l'attività.

La positività al test di gravidanza fu uno shock per la ragazza di Minsk, ma ben presto si è trasformato in qualcosa di felice. La prima a sapere della notizia fu la madre, in una telefonata condita di lacrime.

Temeva che non avrebbe più giocato a tennis. “Da allora, poi, tutto è ruotato intorno al desiderio di tornare a giocare. Raggiunta questa consapevolezza, ho iniziato a domandarmi quando sarei tornata. Sapevo che tutto questo era una benedizione, ma volevo ancora inseguire i miei sogni e la mia carriera.

Il mio primo pensiero, tuttavia, è stato: 'Oh, mio Dio, non giocherò mai più a tennis'”. La gravidanza non ha avuto complicazioni e Leo è nato nel dicembre 2016. Anche il recupero atletico non è stato così difficile, visto che ha ripreso a giocare nel giugno 2017 e poche settimane dopo era negli ottavi a Wimbledon.

Tutto faceva pensare a un rapido rientro tra le migliori. “Sono convinta che molte donne non siano d'accordo, ma dopo la gravidanza mi sono sentita sempre meglio. Ho avuto la sensazione che il mio corpo sia maturato fino a diventare finalmente quello di una donna”.

Dopo di lei c'è stata Serena Williams, la cui gravidanza è stata più complicata. I loro due casi hanno portato sotto l'occhio dei riflettori le politiche WTA per le mamme tenniste: molti si sono domandati se non sarebbe il caso di dare una mano, magari con qualche agevolazione nel ranking.

La Azarenka ha partecipato attivamente alla campagna, e con lei alcune componenti del player council WTA, tra cui Venus Williams e Johanna Konta. Prima che le regole cambiassero, le giocatrici dovevano rientrare entro tre anni e potevano usufruire del ranking protetto (ovvero iscriversi ai tornei con la classifica che avevano al momento dello stop) per otto tornei, da “consumare” in dodici mesi.

Dal 2019, le regole sono più “friendly”: una neo mamma può usare la sua vecchia classifica per dodici tornei, spalmabili addirittura su tre anni. Inoltre, il tabellone è parzialmente pilotato: una neo mamma non può affrontare una testa di serie al primo turno.

“Abbiamo il potere di cambiare le regole e lo abbiamo fatto - dice la Azarenka, con orgoglio – vorrei essere ricordata come una che ha lottato per migliorare la vita delle donne, per cancellare gli stereotipi e spostare i limiti sempre un po' in avanti.

Questa evoluzione continuerà a rompere i confini e alimentare i sogni delle donne delle sport”. La nascita del figlio, tuttavia, ha cambiato le sue priorità. L'amore per il tennis c'è sempre, ma non è più vibrante come un tempo.

Andare ogni ogni giorno in campo, concedere foto alla gente, sorridere, sono obblighi che le pesano sempre di più. Ci sono giorni in cui non ne avrebbe voglia. La quotidianità è sempre più pesante: in superficie sembra tutto bellissimo, anche perché può girare il mondo accompagnata da un bambino biondo e con gli occhi azzurri. In realtà ci sono momenti in cui vorrebbe piangere, nascondersi e non vedere nessuno.

L'allusione è all'infinita battaglia legale per la custodia di Leo, iniziata nel 2017 e non ancora terminata. Il padre del bambino, Billy McKeague, non vuole che la madre lo porti in giro per il mondo. Per un lungo periodo, il bambino non ha potuto lasciare la California.

Gli impegni in tribunale l'hanno obbligata a perdere diversi tornei, compreso lo Us Open 2017. Le cose sono migliorate l'anno scorso, quando ha potuto aggiungere il nome di Leo in diversi biglietti aerei, ma la faccenda è di nuovo in standby.

La Azarenka non ne parla, ma i fatti sono chiari: la Corte Suprema di Los Angeles ha annullato la sentenza del Tribunale di Minsk che aveva dato ragione alla tennista, rimettendo tutto in bilico. E McKeague promette battaglia: come avvocato ha scelto Alan Dershowitz, molto noto negli Stati Uniti per aver assistito personaggi come Mike Tyson e OJ Simpson: l'assoluzione di quest'ultimo in uno dei casi più controversi degli anni 90 arrivò proprio grazie al suo lavoro.

Insomma, la faccenda è ancora complicata. Sebbene sia un'esperienza pesante, di cui avrebbe fatto volentieri a meno, ha trovato benefici inattesi. “Per quanto sia una situazione difficile, non ero mai stata capace di conoscermi così bene.

Mi ha costretto a uscire dalla mia zona di comfort. È dura, ma in un certo senso ne sono grata”. Eessere una madre ha cambiato le prospettive della bielorussa: se prima il tennis era tutto, adesso è passato in secondo piano.

“Prima della nascita di mio figlio, il tennis era la mia vita. Ho detto che sarei tornata perché è ancora importante per me dimostrare qualcosa alle persone. Non lo amo come prima, ma va bene così: vorrei stare con mio figlio ogni singolo minuto della mia vita.

Ma il tennis è il mio lavoro”. Un lavoro che a Parigi le proporrà un affascinante esordio contro Jelena Ostapenko, vincitrice nel 2017. È uno dei match più attesi del primo turno.