Roland Garros, dieci anni per la fumata bianca. Ma che meraviglia!


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Roland Garros, dieci anni per la fumata bianca. Ma che meraviglia!

I primi turni delle qualificazioni hanno decretato il kick-off del Roland Garros. Checché ne dica Nick Kyrgios, il pubblico ha trovato un impianto più bello, più grande, decisamente migliorato. In attesa dell'agognato tetto sul Campo Chatrier, quest'anno sarà inaugurato un bel mini-stadio intitolato a Simonne Mathieu, grande giocatrice degli anni 30.

Ma se gli effetti saranno sotto gli occhi di tutti, il sottobosco che ha portato alla realtà attuale è stato lungo e variegato. Se in Italia prosegue il rimbalzo di responsabilità per l'agognato tetto sul Centrale del Foro Italico, al di là delle Alpi hanno avuto problemi mica male.

La questione Roland Garros è iniziata una decina d'anni fa, quando la federtennis francese si è domandata se fosse il caso di restare nell'attuale sede o traslocare, magari fuori da Parigi. L'impianto di Bois de Boulogne aveva uno spazio di appena 8,5 ettari, di gran lunga il più piccolo tra i Major.

Visto che a Parigi piove spesso, l'assenza di un tetto retrattile rappresenta un handicap notevole, sia per il pubblico in loco che per i telespettatori. E allora la FFT (all'epoca diretta da Jean Gachassin) ha iniziato a guardarsi intorno.

Sono arrivate tre proposte da Versailles, Gonesse e Marne La Vallèe, forti del fatto che nel 2015 sarebbe scaduta la concessione di utilizzo nell'area attuale. Le suggestioni, tuttavia, sono terminate rapidamente: il 13 febbraio 2011 è stato deciso di mantenere il torneo a Parigi.

L'amministrazione ha messo in moto ogni energia, anche perché il Roland Garros è molto redditizio. Al di là del ritorno d'immagine, è stato calcolato che i benefici economici siano di circa 300 milioni di euro annui.

Il progetto è partito con l'idea di ampliare il complesso esistente. Le serre d'Auteil avrebbero dovuto ospitare un impianto da 5.000 spettatori, semi-interrato, e il campo Chatrier si sarebbe finalmente dotato di un tetto.

L'investimento era stato quantificato in 230-250 milioni di euro (poi rivisto al rialzo). L'idea era piaciuta alla federazione perché la città di Parigi si “vende” da sola, oltre a garantire una notevole facilità d'accesso.

Inoltre hanno offerto alla FFT una concessione per ulteriori 99 anni. Il progetto è stato approvato nel luglio 2013 e i lavori sarebbero terminati nel 2016. Ben presto, tuttavia, è arrivato il primo blocco. Le associazioni ambientaliste e di tutela del patrimonio hanno presentato ricorsi e controricorsi, trovando varie ragioni per bloccarlo.

In primis, il progetto sulla copertura del centrale. Il tetto sarebbe stato innalzato a 31 metri da terra contro i 18 iniziali, fatto ritenuto “inaccettabile”. Inoltre, non volevano che fosse costruito un campo in mezzo al giardino botanico.

Il 1 marzo 2013, il tribunale ha comunque autorizzato l'espansione dell'impianto. Nel frattempo era spuntata una soluzione alternativa, in verità piuttosto complicata: coprire l'autostrada A13 che costeggia l'impianto per creare uno spazio di 6.400 metri quadri, spostando così i campi di allenamento attualmente situati tra lo Chatrier e il Lenglen.

Si era anche pensato a una deviazione del traffico, a una privatizzazione dell'area e a un abbassamento di 5 metri dello Chatrier, il che avrebbe anche consentito un aumento della capienza. Tale progetto, tuttavia, avrebbe comportato un ritardo nei lavori di circa cinque anni e un costo aggiuntivo di 48 milioni.

Nel frattempo la vicenda legale si è protratta fino a diventare una battaglia infinita. Il 9 giugno 2015 è arrivato il permesso a costruire, con la posa della prima pietra nel mese di ottobre. Poche settimane dopo, ulteriori decisioni giudiziare hanno sospeso tutto.

Nell'ottobre 2016 è arrivato l'ennesimo colpo di scena: il Consiglio di Stato ha sospeso il divieto di costruzione presso le serre d'Auteil. Tre giorni dopo, a sorpresa, il tribunale distrettuale di Parigi ha chiesto nuovamente la sospensione dei lavori.

Dopo un'altra settimana, tuttavia, l'ordine viene ritirato e i lavori sono ripresi. Nel febbraio 2017, il tribunale ammistrativo ha dato il via libera ad altre costruzioni, sostenendo che il nuovo campo (quello che sarà inaugurato quest'anno) e il restyling dello Chatrier “rispettano le regole del piano urbanistico di Parigi”.

Le associazioni ambientaliste si sono opposte, ma la Corte d'Appello amministrativa ha respinto ogni ricorso nel maggio 2018, mettendo fine alla soap opera giudiziaria. Ad ogni modo, i lavori erano ripresi a pieno ritmo nel 2017.

“Il nuovo Roland Garros non è più un progetto, ma un cantiere!” disse Bernard Giudicelli, nuovo presidente FFT. Il primo step dei lavori (uffici e centri operativi di sicurezza, così come il restyling del Campo Suzanne Lenglen e il nuovo Campo 18) sono stati consegnati per la passata edizione.

Tra qualche giorno vedremo i primi match sul Campo Simonne Mathieu, suggestivo perché incastonato tra le meraviglie del giardino botanico. Anche lo Chatrier avrà un aspetto nuovo, con l'altezza portata a 26 metri in attesa dell'ultimo step: il tetto retrattile che sarà inaugurato l'anno prossimo, collocato ai tanto sospirati 31 metri d'altezza.

Il tetto sarà composto da undici travi d'acciaio, ciascuna del peso di 320 tonnellate. I lavori inizieranno subito dopo la finale di questo torneo, contestualmente alla demolizione dell'attuale Campo 1, il cui spazio sarà utilizzato per il nuovo cortile del torneo, magari con un museo o una grande boutique.

Questi ultimi lavori saranno completati nel 2021. Il costo complessivo dell'operazione sarà di 380 milioni di euro: soltanto 160 serviranno per il Campo Chatrier, la cui capienza aumenterà di 2.500 posti. Con la copertura del Centrale, tra l'altro, sarà garantita la continuità della diretta TV e il varo delle sessioni serali.

In questo modo saranno resi ancora più produttivi i diritti TV, il cui gettito rappresenta già il 35% delle entrate del Roland Garros. Da lassù, il mitico aviatore che dà il nome al torneo sarebbe orgoglioso.