Amore e fiducia in se stessa: adesso la Bertens può sognare in grande


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Amore e fiducia in se stessa: adesso la Bertens può sognare in grande

Al termine di una stagione fantastica, oltre ogni aspettativa, quella successiva può andare in due modi: o ci si rilassa, oppure si ha ancora più fame. Lo sa bene Raemon Sluiter, ex giocatore olandese che raggiunse i top-50 ATP e pensò che quello fosse il suo livello.

Forse aveva ragione, ma avrebbe dovuto lottare per mantenerlo. Invece si rilassò e non ha mai più colto certi traguardi. “Per questo ero preoccupato dopo il 2018 di Kiki”. “Kiki” è la Bertens, fantastica vicitrice al Mutua Madrid Open e appena salita al n.4 WTA.

Con un background del genere è tra le favorite sia a Roma che a Parigi, laddove ha già colto una semifinale nel 2016. “A fine anno ero un po' preoccupato, invece sono rimasto sorpreso dalla sua fame” dice Sluiter, che la segue da qualche anno ed era al suo fianco alla Caja Magica, laddove la sua allieva ha colto il più importante titolo in carriera.

Non le hanno regalato nulla, visto che ha battuto – una dopo l'altra – Ostapenko, Sevastova, Kvitova, Stephens e Halep. Prima di lei, nessuna giocatrice aveva mai vinto a Madrid senza perdere un set. “Sicuramente ha pensato ai punti da difendere, ma ha saputo neutralizzare i demoni prima del torneo.

È la cosa di cui vado più orgoglioso” ha detto Sluiter, n.48 ATP nel 2003 ma oggi top-coach WTA grazie al lavoro con la Bertens. Qualche anno fa aveva avuto un brutto male, fortunatamente risolto, poi si era ripresa ma nel 2017 ha fatto un passo indietro.

E a fine anno aveva accarezzato l'idea di smettere. Capita, a quei livelli. Partita dal n.31 WTA, ha giocato un 2018 fantastico e ha chiuso in nona posizione, partecipando alle WTA Finals (con tanto di piazzamento in semifinale).

La sua stagione d'oro è terminata con il fidanzamento ufficiale con Remko de Rijke, il suo compagno di vita. Ma il tennis è rimasto in cima ai suoi pensieri, con una preparazione tutta nuova. “Prima c'era tanto da fare, soprattutto sul piano atletico, quindi bisognava lavorare molto – ha detto Sluiter – mentre quest'anno l'ho trovata in forma e ci siamo potuti permettere di lavorare sui dettagli.

Era nella condizione di saltare un giorno, perché comunque il focus era sulla flessibilità, la potenza del servizio, un po' di accelerazione in più con il dritto. In passato si lavorava come Rocky in Alaska..”.

E giù una risata di gusto, di chi sa di avere un ruolo importante in tutto questo. Tra i meriti della nuova Bertens c'è a capacità di accettare i suoi errori e, semplicemente, crederci di più.

Prima giocava due grandi colpi e poi sbagliava il terzo, senza capire perché Sluiter l'applaudisse. “Adesso invece ha continuato a fare sempre la cosa giusta, almeno ai miei occhi, e questo le ha dato sicurezza.

E ha funzionato in termini di punteggio”. Sluiter descrive la sua allieva come una donna molto intelligente: prima della partita parlano un paio di minuti, in cui la lascia parlare e ne ascolta le sensazioni. “Poi dico un paio di cose che ritengo importanti, ma sono più dettagli che altro.

Ad esempio, la tendenza di un'avversaria a servire di più da una parte sulla palle break. Ma sono cose di cui è già a conoscenza”. Anche nel coaching durante la partita, ha scelto di lasciar parlare la sua giocatrice.

“A volte capita che perda il controllo, come contro la Stephens, mentre in finale mi ha chiesto se stesse sbagliando qualcosa. Io le ho detto che stava facendo le cose giuste e che non c'era nulla da aggiungere”.

Già coach dell'altra olandese Richel Hogenkamp, il tecnico della Bertens (che da qualche tempo si fa assistere anche da Elise Tamaela) ritiene che entrambe abbiano una visione molto lucida del gioco. A suo dire, dopo il ritiro, potrebbero fare tranquillamente le allenatrici.

“Ma sul campo, a volte, fanno scelte diverse. Kiki dovrebbe avere più fiducia in se stessa”. Con questa fiducia darà l'assalto al Foro Italico e, soprattutto, a Bois de Boulogne. “È chiaro che non sempre funzionerà tutto a meraviglia, ma abbiamo visto che è pienamente in grado di fare certe cose, per più settimane.

L'obiettivo è rimanere a questo livello”. Qualche mese fa, preparando il suo 2019, la diretta interessata aveva ammesso di essere sorpresa del suo piazzamento tra le top-10. “Non credevo di potercela fare, ma adesso che ci sono voglio vedere fino a dove posso arrivare.

Voglio provare a fare ancora meglio”. Per adesso è piombata al numero 4, ma nel vuoto di potere del circuito WTA non è impossibile pensare a un ulteriore progresso. Intanto c'è un Foro Italico da onorare, dopo l'immediata sconfitta dello scorso anno: “Ma fui comunque fiero di come aveva lottato contro la Sakkari, pur essendo molto stanca” ha detto Sluiter.

La sua avventura partirà contro la baby Amanda Anisimova, poi sarebbe nel quarto di Naomi Osaka. Oggi, la timida Kiki può permettersi di sognare in grande.