Federico Coria, un gesto da “Matador” per iniziare una nuova vita


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Federico Coria, un gesto da “Matador” per iniziare una nuova vita

Il gesto di un cileno per unire, idealmente, la storia di due fratelli argentini: miracoli dello sport. Battendo Paolo Lorenzi al termine di una battaglia due ore e mezza, Federico Coria ha vinto a Savannah il suo primo ATP Challenger.

Un risultato dal forte valore simbolico dopo nove successi nel circuito Futures e la dolorosa squalifica dell'anno scorso per non aver denunciato un tentativo di corruzione. Quando l'ultima risposta del senese è scappata in corridoio, la testa gli è stata pervasa da pensieri.

Gioia, ma anche confusione. E allora non ha trovato di meglio che imitare il fratello Guillermo, inginocchiandosi sulla terra verde della Georgia come aveva fatto l'ex numero 3 ATP dopo aver vinto il suo primo torneo ATP, a Vina del Mar, contro Gaston Gaudio.

Tre anni dopo, si sarebbero ritrovati in finale al Roland Garros. Difficilmente Coria jr. e Lorenzi si troveranno in contesti più importanti, ma la suggestione rimane. Grande tifoso del River Plate, Guillermo Coria aveva esultato scimmiottando il famoso gesto del “Matador” Marcelo Salas, mitico calciatore cileno che aveva militato a lungo con i “Millonarios” (si sarebbe poi trasferito in Italia, indossando le maglie di Juventus e Lazio).

Per “Fefo”, come viene soprannominato, è stata una liberazione. Si è tolto di dosso un peso immane, che lo attanagliava sin da bambino. Mentre muoveva i primi passi, Guillermo diventava numero 3 ATP, si faceva soprannominare “Mago” ed era il miglior terraiolo in circolazione prima dell'arrivo di Rafael Nadal.

Avrebbe meritato di vincere un Roland Garros, ma quello che è successo nel 2004 è una storia che merita di essere raccontata altrove. Per Federico è stato molto difficile crescere nell'ombra del fratello.

“Quando giocavo i primi tornei, intorno ai 14-15 anni, la gente si aspettava di vedere Guillermo, non il sottoscritto. E a fine partita i giornalisti mi intervistavano sempre, anche in caso di sconfitta, ignorando i miei avversari.

È stato difficile essere il fratello di un personaggio così popolare”. In Argentina erano anni di profonda crisi economica, ma anche di un inedito boom del tennis, la “Legiòn” di cui Guillermo era uno dei più fulgidi rappresentanti.

“Per me era un idolo, sono cresciuto guardandolo in TV, onestamente mi sarebbe piaciuto averlo di più a casa – dice Federico, appena salito al numero 216 ATP, sua miglior classifica – ovunque andassi, la gente mi chiedeva se fossi il fratello di Guillermo.

All'inizio mi dava fastidio, adesso è un orgoglio”. Magari non è un “mago”, ma gioca benino. Da piccolo faceva sfide infinite con i coetanei Diego Schwartzman, Nicolas Kicker, Andrea Collarini, Facundo Arguello e Agustin Velotti.

Qualcuno è arrivato, qualcun altro no. Il momento più duro, per Federico, è arrivato tra il 2009 e il 2010, subito dopo il ritiro del fratello. “Mi comparavo sempre con lui ed era frustrante, perchè aveva vinto molto anche da giovane.

Avrei voluto ottenere anche soltanto la metà dei suoi risultati, ma era impossibile. Sono andato in Europa per fuggire dalla pressione, ma è andata anche peggio. Al mio ritorno in Argentina, ho detto che non avrei più toccato una racchetta”.

Non è andata così: a differenza del fratello, che si è arreso non appena sono sopraggiunti i problemi al servizio, lui ha scelto di non mollare. Si è accontentato di una carriera da gregario: fino a una settimana fa, i suoi ricordi più emozionanti riguardavano i Campionati Mondiali Under 14 e quando aveva fatto da sparring per il team argentino di Coppa Davis.

Adesso, finalmente, brilla di luce propria dopo l'incubo dell'anno scorso. La Tennis Integrity Unit lo ha sanzionato per non aver denunciato un tentativo di corruzione ricevuto proprio in Italia, a Sassuolo, nel 2015.

Otto mesi, ridotti a due grazie alla condizionale. Un dolore immenso per un ragazzo che si mantiene giocando le gare a squadre in Svizzera e Germania, oltre a qualche torneo locale in Francia. E pensare che aveva appena vinto il suo primo match nel circuito ATP, guarda caso contro quel Nicolas Kicker che invece sta scontando una maxi-squalifica di tre anni.

Anche quella fu una bella storia: in quei giorni avrebbe dovuto giocare il Challenger di Mestre, ma era fuori dal main draw e lo avvisarono in extremis che si era liberato un posto nelle qualificazioni del torneo ATP di Lione.

Non ci pensò due volte, pagò 600 euro il volo e visse una splendida esperienza, peraltro da lucky loser. Una gioia durata poco, perché il macete della Tennis Integrity Uniti avrebbe colpito pochi giorni dopo.

La vicinanza di Guillermo deve essere stata importante: nel 2001, aveva vissuto un problema simile quando fu sospeso sette mesi per essere risultato positivo a un test antidoping. Gli avevano trovato il nandrolone, tanto che Gianni Clerici lo avrebbe sorprannominato “Nandrolino”.

Per lui fu un trauma: al rientro divenne paranoico, non avrebbe più assunto integratori e si sarebbe limitato all'acqua minerale per il resto della sua carriera. Appena rientato, “Fefo” ha vinto un Futures in Romania, come a dire che aveva covato la rabbia nel modo giusto.

Proprio come il fratello. Oggi, a 27 anni, stessa età di Guillermo quando giocò la sua ultima partita, firma il successo più importante. È un po' leggero, non è baciato da chissà quale talento, quindi l'ingresso tra i top-100 ATP è ancora lontanissimo.

Per Fefo, tuttavia, è un successo che vale moltissimo. Adesso è soltanto Federico Coria, non più “il fratello del Mago”. E la sua immagine è totalmente ripulita, anche grazie al gesto del Matador Salas. Magie dello sport.