Van Uytvanck-Minnen, la coppia gay che vuole essere un'ispirazione


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Van Uytvanck-Minnen, la coppia gay che vuole essere un'ispirazione

I più attenti lo sapevano da tempo. In fondo, bastava dare un'occhiata agli account social di Alison Van Uytvanck e Greet Minnen. Come se non bastasse, nel marzo 2018 la più popolare delle due aveva rilasciato un'intervista-confessione alla TV belga, in cui raccontava un passato da vittima di bullismo a causa della sua omosessualità.

Era felice: da lì a poco sarebbe andata a convivere con la sua fidanzata, anche lei tennista. Nella speranza di trovarsi, prima o poi, a giocare gli stessi tabelloni. L'esposizione è diventata globale la scorsa estate, dopo che la Van Uytvanck aveva battuto la campionessa in carica Garbine Muguruza a Wimbledon.

Dopo il successo, si è diretta – raggiante – verso Greet Minnen, e le due si sono date baciate davanti al pubblico del Campo 2 e, soprattutto, davanti all'obiettivo delle telecamere. Le immagini hanno fatto il giro del mondo perché il tennis è un passo indietro rispetto alla società, e non è ancora pronto per accogliere nel modo giusto una coppia omosessuale.

Quel bacio non fu comunque una sfida al bigottismo. “È stato puro istinto, appena ho visto Greet ho desiderato abbracciarla” racconta la Van Uytvanck, impegnata al torneo WTA di Rabat, dove è giunta in semifinale.

In Marocco c'è anche la Minnen: ha perso nelle qualificazioni, ma le due hanno giocato il doppio insieme. Si sono fermate nei quarti, senza replicare il successo di sei mesi fa a Lussemburgo. Pazienza: la Minnen, classe 1997, sta vivendo il suo miglior momento.

È salita al numero 154 WTA grazie all'ottima prestazione a Stoccarda, in cui è giunta al secondo turno partendo dalle qualificazioni. “So che quel bacio ha destato scalpore – dice la Minnen – ma non ci abbiamo pensato.

Alison avevo appena vinto la partita più importante della sua vita, ero soltanto felice”. Che una relazione omosessuale sia ancora un “grosso problema” nel mondo dello sport è in contrasto con una società sempre più tollerante.

Come è noto, diverse giocatrici hanno fatto coming out (scatenando la reazione di di Margaret Court, le cui dichiarazioni anti-gay hanno fatto discutere), mentre nel circuito maschile non è mai successo che un tennista in attività dichiarasse di essere gay.

Van Uytvanck e Minnen sostengono di non aver avuto problemi, anzi, le reazioni sono state positive. “Siamo felici insieme e nessuno ha reagito male. So che gli omosessuali hanno paura della reazione della gente, ma noi siamo molto felici di esserci esposte.

Mantenere il segreto su una cosa del genere ti toglie la libertà e non fa bene alla tua personalità”. La pensa allo stesso modo la Minnen. “Credo che non ci siano motivi per nascondersi e spero che le cose vadano sempre meglio.

Noi speriamo di essere un'ispirazione per tutti quelli che hanno paura di fare coming out. Credo che l'ambiente sarà ancora più accogliente nei prossimi anni, ma già oggi le cose sono migliorate.

Soltanto 10 anni fa nessuno avrebbe fatto coming out”. Il pensiero, ovviamente, scivola all'ex top-100 Brian Vahaly. Si è ritirato nel 2007 ma ha reso nota la sua omosessualità solo di recente, affermando che all'epoca si avvertiva una forte omofobia nello spogliatoio ATP.

Prima di lui, si era esposto soltanto il paraguaiano Francisco Rodriguez (ma sempre dopo il ritiro). Il disgustoso retaggio culturale deve essere scrostato definitivamente tra gli uomini, mentre nel circuito WTA gli esempi di Billie Jean King e Martina Navratilova hanno dato una grande mano.

“Quando mi chiedono un consiglio dico sempre di essere se stessi, non nascondersi e non provare ad essere qualcosa che non si è” dice la Van Uytvanck. Intervistate dal Telegraph, le due belghe sorprendono per la naturalezza con cui parlano dell'argomento.

Purtroppo non è sempre così facile. Quando la loro relazione è diventata pubblica, i loro parenti erano terrorizzati all'idea delle reazioni altrui. Alison e Greet si sono conosciute qualche anno fa durante gli allenamenti organizzati dalla federtennis belga, e hanno iniziato a frequentarsi sul finire del 2015.

Prima di allora, nessuna delle due aveva vissuto una relazione omosessuale. “All'inizio ero molto nervosa, non sapevo come avrebbe reagito la gente di fronte alla mia onestà. Per fortuna le nostre famiglie sono favorevoli a questa relazione.

Adesso i miei genitori amano Greet quasi quanto i loro figli” dice la Van Uytvanck. Nell'intervista al programma “Sporza” del marzo 2018, era stata disarmante nella sua onestà. “Sono gay, non ho mica una malattia” aveva sentenziato.

In fondo, una relazione tra giocatori non è così inusuale nel tour. Molti ricorderanno l'amore tra Jimmy Connors e Chris Evert (anni dopo, è emerso che la Evert avrebbe interrotto una gravidanza pur di non danneggiare la sua carriera), poi ci sono state tantissime coppie di tennisti: tra le più famose ricordiamo Hewitt-Clijsters, Stepanek con Vaidisova e Kvitova, Hingis-Norman e Sharapova-Dimitrov.

Oggi le più in vista sono Thiem-Mladenovic e Svitolina-Monfils. La differenza è che Van Uytvanck-Minnen condividono lo stesso spogliatoio e non hanno bisogno del doppio misto per giocare insieme. L'unico problema, casomai, è il ranking WTA che spesso obbliga a una programmazione diversa.

“È bello stare con una giocatrice – dice la Van Uytvanck – capisce quali sono le necessità e accetta il fatto che si debba viaggiare molto, col rischio di non vedersi per parecchie settimane”.

Ma le cose stanno migliorando: come detto, hanno addirittura vinto un torneo WTA in doppio e i recenti progressi della Minnen la stanno avvicinando al circuito maggiore, laddove staziona la Van Uytvanck, stabilmente intorno alla 50esima posizione.

Mentre la Minnen giocava le qualificazioni a Stoccarda, la sua compagna si trovava nella loro abitazione, appena fuori Bruxelles, cercando di trovare uno streaming che trasmettesse le sue partite. Qualche giorno dopo si sarebbero ritrovate, con la Van Uytvanck che si è improvvisata coach a un cambio di campo.

C'è però il rischio di una situazione inedita: potrebbero giocare l'una contro l'altra. In quel caso, le implicazioni emotive sarebbero fortissime. “Per adesso ci siamo limitate agli allenamenti – dice la Van Uytvanck – sarebbe davvero strano affrontarci in partita, non voglio nemmeno pensarci!”.

Più pragmatica la Minnen, che pure è più giovane di cinque anni. “In realtà ne parliamo spesso perché l'eventualità si sta avvicinando. Sarebbe dura, ma se dovesse accadere daremo il massimo.

Ovviamente”. Più romantici i pensieri della Van Uytvanck: dopo le buone sensazioni avvertite in doppio, avrebbe un desiderio: “Vorremmo fare coppia in un torneo del Grande Slam. Sarebbe un sogno che si avvera”. Tutto fa pensare che succederà. E quel giorno potrebbe non essere così lontano.