Orgoglio Trungelliti: la TIU lo difende. “È stato onesto e impeccabile”


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Orgoglio Trungelliti: la TIU lo difende. “È stato onesto e impeccabile”

Il bubbone era scoppiato tre mesi fa, ma c'è voluto uno speciale firmato da Associated Press per smuovere finalmente le acque. Un paio di settimane fa, la più nota agenzia di stampa al mondo ha spedito il suo inviato John Leicester ad Andorra, laddove risiede Marco Trungelliti, colui che ha avuto il coraggio di denunciare il tentativo di corruzione di cui era stato vittima qualche anno fa, rispettando pedissequamente le linee guida della Tennis Integrity Unit.

Alcune testimonianze di Trungelliti erano state utilizzate per arrivare alla condanna di tre giocatori argentini (Nicolas Kicker, Federico Coria e Patricio Heras): la faccenda aveva destato un certo scalpore nello spogliatoio, al punto che era stato vittima di una specie di mobbing.

Non gli parlavano più, non lo salutavano più, era stato persino oggetto di velate minacce. Esasperato, ha reso pubblica la vicenda lo scorso febbraio al giornale argentino “La Nacion”. La faccenda aveva avuto una discreta risonanza, ma non come avrebbe meritato.

Forse perché si era limitata, o quasi, al pubblico di lingua spagnola. L'intervista di AP, invece, le ha dato un impatto globale, “obbligando” la Tennis Integrity Unit (prima volta in quasi dodici anni di attività) a diffondere un comunicato in sua difesa, per tutelarlo dalle accuse di infamia di cui era stato oggetto.

L'ultimo episodio era arrivato su Twitter, con un infelice commento di Sergiy Stakhovsky. L'ucraino aveva replicato a un tweet di Darren Cahill: il coach-opinionista australiano scriveva che avrebbe volentieri stretto la mano a Trungelliti per il suo coraggio.

“La linea tra "whisteblower" e “snitch” è molto sottile: dipende da chi giudica” aveva scritto l'ucraino. Chiariamo: il primo termine non ha una vera e propria traduzione italiana: secondo l'accademia della crusca, indica “una persona che lavorando all’interno di un’organizzazione, di un’azienda pubblica o privata si trova ad essere testimone di un comportamento irregolare, illegale, potenzialmente dannoso per la collettività e decide di segnalarlo all’interno dell’azienda stessa o all’autorità giudiziaria o all’attenzione dei media, per porre fine a quel comportamento”. Insomma, qualcuno che ha il coraggio di denunciare, qualcuno da valutare positivamente.

Al contrario, “snitch” significa “informatore” e lascia intendere qualcuno che fa la spia, magari con lo scopo di trarre benefici personali. Con il suo tweet, Stakhovsky alimentava il dubbio che Trungelliti non fosse del tutto trasparente nelle sue azioni.

L'argentino aveva replicato via Instagram, “Ah sì? Questo è l'appoggio che riceve un giocatore da parte di un membro del consiglio dei giocatori dopo aver effettuato una denuncia? Chiaramente questa è la ragione per cui nessuno denuncia e la corruzione ha accesso libero al mondo del tennis”.

Qualcuno aveva fatto leggere l'articolo originale de "La Nacion" a Stakhosvky, il quale aveva insistito: a suo dire, certe informazioni dovevano essere rese note da TIU e ATP, che quindi Trungelliti era uscito dalla sua linea di competenza.

Presa di posizione molto, molto discutibile, vista l'impressionante riservatezza dei suddetti organi. La faccenda stava chiaramente sfuggendo di mano a tutto l'ambiente, così la TIU ha diffuso il comunicato, che vi riportiamo nella sua interezza.

“Nella primavera del 2018, il tennista argentino Marco Trungelliti ha testimoniato nel processo a carico di tre giocatori argentini, successivamente squalificati per varie violazioni del programma anti-corruzione del tennis.

Nel rispetto della sua politica di riservatezza, l'intenzione della Tennis Integrity Unit è di proteggere in ogni momento l'identità dei testimoni: per questo non ha commentato o confermato il coinvolgimento del signor Trungelliti in questi casi.

Tuttavia, abbiamo appreso che è stato successivamente oggetto di forti critiche personali e che le sue motivazioni per la collaborazione con la TIU sono state messe in discussione. La TIU condanna senza riserve il trattamento ricevuto dal signor Trungelliti e mette a verbale il suo apprezzamento per il suo sostegno e il pieno rispetto del programma anti-corruzione.

La TIU desidera anche confermare i fatti relativi al suo coinvolgimento. 1) Il signor Trungelliti ha volontariamente segnalato un tentativo di corruzione ricevuto da una terza parte, in linea con quanto segnalato dal programma anti-corruzione, firmato da tutti i professionisti.

2) In nessun momento il signor Trungelliti è stato oggetto di indagini, accuse o sanzioni da parte della TIU. 3) Non ha mai ricevuto pagamenti per le informazioni fornite, inoltre non ha mai richiesto e nemmeno gli è stato offerto qualsiasi tipo di patteggiamento o altro accordo con la TIU.
In ogni momento, il signor Trungelliti ha agito con il massimo livello di integrità e pensando all'interesse dello sport.

Il suo atteggiamento coraggioso, e denso di principi, contro coloro che cercano di corrompere deve essere lodato e ammirato” Un comunicato forte, importante, sorprendente per un organo investigativo che ha sempre fatto della riservatezza uno dei suoi punti cardine (tra l'altro, lo scorso 19 aprile è stata reintrodotta, sulla base di "nuove prove" la sospensione provvisoria per il brasiliano Joao Souza).

Una riservatezza talmente estrema da apparire esagerata. Ma il caso Trungelliti può essere una grande occasione per dare una vigorosa spallata al fenomeno della corruzione, tristemente diffuso – a tutti i livelli – nel mondo del tennis.

Tramite il suo nuovo canale Instagram, l'argentino ha poi effettuato un ulteriore commento: “Quello che ho dovuto passare mostra quanto sia distorta la linea tra il bene e il male nel mondo del tennis. Sembra che questo problema sia più tabù di quanto pensassi e, che bisogna osservare in silenzio il modus operandi.

Ognuno continua il suo cammino come se questo problema non esista, quando in realtà c'è un sistema di corruzione che viaggia in parallelo. Mi piacerebbe che si smetta di parlare di quello che è successo e si parli di quello che ho fatto: la denuncia, in modo da capire come e perché si è arrivati a un tale livello di normalizzazione della corruzione.

Affinché le cose cambino e migliorino, dobbiamo iniziare ad accettare che qualcosa non funziona e, soprattutto, non essere egoisti. Bisogna pensare a un modo per migliorare il sistema in modo che non sia più possibile aggiustare le partite.

Come ultima cosa, ma non meno importante, vorrei che questo serva affinché a nessuno succeda quello che è successo a me”. Una lettera lucida, onesta e coraggiosa. Marco Trungelliti è stato l'unico ad aver avuto gli attributi per denunciare il marcio che sta sporcando il tennis.

In cambio, ha vissuto un inferno personale che gli ha creato più di un problema nella sua carriera di giocatore. Un fatto gravissimo che, purtroppo, rimarrà impunito. L'argentino non vincerà mai uno Slam e forse nemmeno un torneo ATP, ma con la sua coraggiosa e orgogliosa denuncia si è preso un posticino nella storia del tennis. Un posticino di cui essere fieri.