Questo Djokovic è il “peggior” numero 1 ATP degli ultimi dieci anni


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Questo Djokovic è il “peggior” numero 1 ATP degli ultimi dieci anni

Il 2019 è una stagione molto particolare. Vi abbiamo informato dell'inedita situazione di Rafael Nadal, per la prima volta a secco di titoli dopo quattro mesi di tornei. Qualche giorno prima, Petra Kvitova ha vinto a Stoccarda ed è diventata la prima giocatrice a vincere due tornei in stagione.

C'è un vivo equilibrio anche in campo maschile, dal momento che soltanto due giocatori hanno vinto più di un titolo: Roger Federer (Dubai e Miami) e Dominic Thiem (Indian Wells e Barcellona). Fatto piuttosto raro, visto che solitamente c'è un giocatore che emerge in misura importante.

Quest'anno i numeri certificano un'altra realtà: nella classifica uscita il 29 aprile, l'ATP Race (la classifica che tiene conto dei soli punti ottenuti nella stagione in corso) è guidata da Novak Djokovic con 2405 punti.

È la cifra più bassa mai registrata da un numero 1 sin dal 2009, quando ci fu la riforma delle classifiche. Quell'anno furono eliminate una serie di sotto-categorie e i tornei del circuito furono divisi in Masters 1000, ATP 500 e ATP 250.

Ogni top-50 ha limitazioni ben precise: deve per forza inserire i quattro Slam, tutti i Masters 1000 (salvo Monte Carlo, più alcune esenzioni se ha superato i 30 anni e rispetta alcuni parametri), quattro ATP 500 (di cui almeno uno dopo lo Us Open), mentre gli ATP 250 occupano i rimasugli del "breakdown"

Da quando è entrato in vigore questo sistema, i 2.405 punti di Djokovic rappresentano la cifra più bassa per un leader a fine aprile. La miglior performance appartiene allo stesso “Nole”, che nel 2015 si presentò a Madrid con l'impressionante bottino di 5.345 punti, frutto delle vittorie ad Australian Open, Indian Wells, Miami e Montecarlo, a cui si aggiunse la finale persa a Dubai contro Federer.

Bottino ancora migliore rispetto al 2011, l'anno in cui rimase imbattuto fino alla storica semifinale del Roland Garros contro Federer. Quell'anno si presentò a maggio con le vittorie a Melbourne, Indian Wells, Miami e Dubai.

Prima di Madrid, tra l'altro, avrebbe giocato (e vinto) il defunto torneo casalingo di Belgrado. Nel 2009 partì fortissimo Rafael Nadal, che si presentò a maggio con 5.025 punti. Al contrario, il dato peggiore lo aveva fatto registrare Andy Roddick.

Nel 2010, l'americano era davanti a tutti con 2.450 punti, frutto della vittoria a Miami e della finale a Indian Wells. Curioso, perché non avrebbe mai seriamente battagliato per la leadership “vera”.

Roddick rimane l'unico giocatore a guidare la Race in questa fase dell'anno senza aver vinto l'Australian Open. Scorrendo le vicende degli ultimi dieci anni, scopriamo un altro “intruso” in vetta: Stan Wawrinka nel 2014, anno in cui vinse a Melbourne.

Ma le curiosità non finiscono qui: non c'è Andy Murray, mentre Roger Federer si è presentato al comando soltanto nelle ultime due stagioni, quando era già over 35. Altro segnale della seconda giovinezza dello svizzero dopo lo stop nella seconda metà del 2016.

Più in generale, quanto è indicativo trovarsi al comando oggi, nella prospettiva di chiudere la stagione al numero 1? Non molto. Negli ultimi dieci anni, soltanto tre volte è successo che il numero 1 di inizio maggio corrispondesse a quello di fine anno (sempre Djokovic: nel 2011, 2012 e 2015).

Non è sorprendente, visto l'enorme bottino di punti ancora in palio: si devono giocare ancora tre Slam e sei Masters 1000. Rimane la curiosità statistica del numero 1 “meno competitivo” degli ultimi dieci anni.

Dopo la vittoria all'Australian Open (in cui sembrava poter dare il via a un altro dominio), Djokovic ha vinto la miseria di cinque partite e ha colto come miglior risultato i quarti a Monte Carlo. Se diamo un'occhiata alla Race 2019, vive una contraddizione: se è vero che si veleggia su cifre piuttosto basse, è altrettanto vero che a guidarla sono i soliti tre: Djokovic (2405 punti), Federer (2280) e Nadal (2145).

In altre parole, pur essendo in calo, continuano ad essere i più bravi, o almeno i più continui. La novità è che c'è spazio per gli inseguitori: in questo momento ci sono almeno tre giocatori che possono legittimamente aspirare al comando stagionale: Dominic Thiem (1735), Stefanos Tsitsipas (1595) e Daniil Medvedev (1555).

Gli altri sono distanti, ma le cose possono cambiare rapidamente. Basta un bel piazzamento in un Masters 1000 o magari centrare un exploit Slam per autorizzare sogni di gloria che un tempo sembravano preclusi.