Nadal a maggio senza titoli ATP: c'è da preoccuparsi?


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Nadal a maggio senza titoli ATP: c'è da preoccuparsi?

Quando Rafael Nadal ha vinto il suo primo titolo ATP, sulla terra rossa di Sopot, aveva appena raggiunto la maggiore età. Era l'agosto 2004 e aveva appena risolto una frattura da stress al piede che lo terrorizzava.

Quindici anni dopo, è uno dei più forti tennisti di sempre. Nonostante sia saldamente al numero 2 del mondo, sta vivendo una situazione inedita. Per la prima volta da quando vince tornei, si presenta al mese che culminerà con il Roland Garros senza aver vinto neanche un torneo.

Il bilancio stagionale parla di 17 vittorie e 4 sconfitte: il miglior risultato rimane la finale all'Australian Open. Niente male, ma da lui ci si aspetta sempre di più. E allora ci si domanda se – per la prima volta – sia davvero il favorito per il trittico Madrid-Roma-Parigi.

Quanto visto a Monte Carlo e Barcellona è preoccupante: se il livello rimane questo, è difficile considerarlo favorito per Parigi. Per sua fortuna manca un mese e c'è tempo per ritrovare feeling e vittorie.

L'avvicinamento alla terra è stato “tranquillo”: qualche settimana di allenamento nella sua accademia di Manacor, poi esordio nel Principato. Era già successo due volte che non vincesse né a Monte Carlo, né a Barcellona (mentre per ben dieci volte ha centrato la doppietta).

Nel 2014 perse da Ferrer e Almagro, nel 2015 fu stoppato da Djokovic e Fognini. Sul piano strettamente numerico, i risultati di quest'anno non sono i peggiori: semifinale al Country Club, semifinale al Conde Godò.

E gli avversari che lo hanno battuto sono di ottimo livello. La differenza rispetto a quegli anni è statistica (aveva vinto almeno un torneo su un'altra superficie) ma, soprattutto, di gioco. La palla di Rafa è meno ficcante, il tono muscolare sembra un po' basso.

Le conseguenze sono evidenti: gioca corto, consentendo agli avversari di aggredirlo. Quando riesce a comandare sa essere incisivo, mentre in difesa fa più fatica. Ha destato perplessità anche in alcune vittorie: contro Guido Pella a Monte Carlo, poi contro Leonardo Mayer e Jan Lennard Struff a Barcellona.

Le parole, tuttavia, trasmettono fiducia. Rispetto a dieci giorni fa c'è meno preoccupazione: “Ci sono sconfitte che fanno più male e altre che possono aiutare: quella contro Thiem è stata una di queste”.

Traduzione: a Monte Carlo sente di aver giocato male, mentre le sensazioni di Barcellona sono state migliori. A quasi 33 anni (li compirà durante il Roland Garros) non è facile essere in forma ogni settimana, e allora potrebbe aver lavorato per raggiungere il picco di condizione durante il Roland Garros.

Il prossimo impegno sarà a Madrid, laddove si è imposto cinque volte (quattro alla Caja Magica). Le condizioni di gioco, piuttosto rapide, non sono le migliori per lui. Ma è pur sempre terra. “In realtà sono contento, mi trovo in una situazione che mi piace.

Posso aspirare a traguardi che solo una settimana fa mi sembravano difficili”. Nadal ha le idee chiare sul primo aspetto da migliorare: il servizio. Contro Thiem la differenza è stata tutta lì, mentre nello scambio puro si è sentito alla pari.

“Ero poco incisivo con la seconda palla e questo mi metteva ansia al momento di tirare la prima. Se eliminiamo questo dettaglio, ho sentito di giocare ad alti livelli”. I bookmakers lo danno ancora favorito per il Roland Garros, anche se la quota è salita di oltre mezzo punto (da 2 a 2.6), ma avremo le idee più chiare dopo il Foro Italico, il torneo che più di tutti assomiglia a Parigi per condizioni di gioco.

Le statistiche sono pane per i giornalisti, mentre il maiorchino non è preoccupato per i numeri e le mancate vittorie. “Non posso essere preoccupato da chi mi batte. So di cosa sono capace e, se sto bene, posso aspirare a tutto, soprattutto sulla terra battuta.

Le sconfitte fanno sempre male: quella contro Fognini mi avrebbe fatto male anche se fosse stata contro il numero 500 del mondo, perché non mi è piaciuto il modo in cui è maturata. Stavolta no: in otto partite sul rosso, quella contro Thiem è stata la prima in cui mi sono sentito vicino al livello di cui ho bisogno”.

In sintesi, per Nadal vale – in misura ancora maggiore – lo stesso discorso fatto per Djokovic: non è il caso di parlare di crisi, ma di fisiologico momento di difficoltà. Non ci fosse stato il successo in Australia, il 2019 del serbo sarebbe ben peggiore rispetto a quello di Nadal.

Il maiorchino ci ha abituato troppo bene, ma le sconfitte ci stanno. Lo sa bene Roger Federer: dal 2013 deve ascoltare de profundis di vario genere dopo ogni sconfitta, salvo poi smentire tutti a suon di risultati. Nadal e Djokovic riceveranno lo stesso trattamento e, sebbene abbiano un talento tecnico inferiore, hanno tutte le qualità per vincere ancora.

Quanto a Rafa, gli stessi numeri che dovrebbero preoccuparlo, invece, dicono che è abbastanza in linea col passato: dopo Barcellona è comunque numero 3 nell'ATP Race. Era così anche l'anno scorso, anzi, aveva raccolto 285 punti in meno (1860 contro 2145).

Significa che è più o meno in linea con la sua fantastica carriera: in sintesi, le difficoltà ci sono. Ma ci sono ottime premesse per venirne fuori in fretta. Come sempre, sarà il campo a parlare.