Gimelstob appeso a un filo: già sei candidati per sostituirlo nel Board ATP


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Gimelstob appeso a un filo: già sei candidati per sostituirlo nel Board ATP

L'assegnazione delle ATP Finals alla città di Torino è passata quasi inosservata nel mondo anglosassone, oscurata da una faccenda torbida e controversa. Vi abbiamo raccontato del patteggiamento di Justin Gimelstob per l'aggressione all'uomo d'affari Randall Kaplan, durante la notte di Halloween.

Forse provocato (Kaplan avrebbe pronunciato una frase infelice sul padre di Gimelstob, scomparso pochi giorni prima), lo ha attaccato da dietro e malmenato. Trovate qui i dettagli delle schermaglie processuali: ora è sufficiente ricordare che l'americano si è preso 3 anni di carcere (sospesi con la condizionale), 60 giorni di servizi sociali e – soprattutto – il divieto di dichiararsi innocente in pubblico, pena la revoca del patteggiamento e l'apertura di un processo.

Se il ruolo di Gimelstob come opinionista di Tennis Channel è una faccenda tutto sommato privata, è molto più delicato il suo ruolo di rappresentante dei giocatori nel Consiglio d'Amministrazione ATP.

Le notizie che arrivano dal tribunale di Los Angeles avranno una certa influenza il prossimo 14 maggio, durante gli Internazionali BNL d'Italia, quando il player council sarà chiamato a pronunciarsi sulla sua permanenza.

Sarà un passaggio decisivo per la carriera dirigenziale dell'americano, le cui ambizioni prevedevano la salita alla presidenza dell'ATP. Più che pensare alla successione di Chris Kermode (che terminerà il suo incarico a fine 2019), adesso la sua permanenza nel Board sembra appesa a un filo.

Ci sarebbero almeno sei candidati per prendere il suo posto. Le candidature devono essere avanzate in queste ore e saranno discusse qualora i 10 rappresentanti dei giocatori decidano, a maggioranza, di rimuovere Gimelstob.

L'ex numero 64 ATP, tuttavia, vorrebbe rimanere in sella e vanta alleati piuttosto potenti. Tra loro, il presidente del council Novak Djokovic. Tra i candidati ci sarebbe Daniel Vallverdu, ex allenatore di Andy Murray e attuale coach di Grigor Dimitrov.

Non solo è un personaggio molto rispettato nel tour, ma fa già parte del council nelle vesti di rappresentante dei coach (ruolo che per anni è stato ricoperto dal nostro Claudio Pistolesi). Oltre ai 10 giocatori, infatti, accedono alle riunioni anche un rappresentante dei coach e uno degli ex giocatori (attualmente, Colin Dowdesdell), che però non hanno diritto di voto.

Nelle ultime ore sono spuntati nomi ancora più prestigiosi: da una parte Brad Gilbert, ex coach di Agassi e Murray, nonché lo stiloso Tim Mayotte, top-10 negli anni 80. La linea anti-Gimelstob è preoccupata dalle conseguenze in termini di immagine se l'americano dovesse essere confermato.

Piano piano, stanno emergendo alcune opinioni. Ha deluso molti Rafael Nadal: durante il torneo di Barcellona, ha rifiutato di commentare pubblicamente la vicenda. Tuttavia, c'è chi ha meno peli sulla lingua, come Andy Murray: lo scozzese si è detto fermamente contrario alla permanenza di Gimelstob.

Intanto Wimbledon non gli permetterà di giocare il torneo delle leggende e sta valutando (così come lo Us Open) se consentirgli l'accesso. Darren Cahill, il top-coach australiano che riveste anche il ruolo di opinionista, sostiene che Gimelstob avrebbe dovuto auto-sospendersi in attesa del risultato del processo.

"Adesso che il giudizio è arrivato, il consiglio dovrebbe scegliere un altro candidato per rappresentare i giocatori" È della stessa opinione Martina Navratilova: “Sono triste nel dirlo, ma posso dire che Justin non otterrebbe il mio voto”.

Giusto in queste ore è arrivata l'opinione di Amelie Mauresmo, ex coach di Andy Murray. “Ha aggredito una persona, giusto? Non ha smentito di averlo fatto? Quindi la faccenda mi sembra abbastanza semplice...

Immagino che non sia il tipo di comportamento adatto per chi ha un ruolo così importante. Se anche non lo avesse fatto, ma essendosi assunto la responsabilità, non penso che per lui sia appropriato rimanere in carica”. Il destino di Gimelstob, tuttavia, non è ancora scritto.

Intanto è amico intimo di John Isner (che lo ha anche avuto come coach) e continua ad avere il sostegno di Vasek Pospisil: “Non vorrei commentare le questioni sulla vita personale di Justin – ha detto il canadese – perché non ho elementi a sufficienza per giudicare.

Però posso dire che ha fatto una lavoro incredibile nel suo ruolo di rappresentante dei giocatori. Si è comportato con la massima integrità nei mesi in cui sono stato nel consiglio e ha combattuto per i diritti dei giocatori.

Se dovesse di nuovo concorrere per quella posizione, io e gli altri giocatori saremmo fortunati ad averlo per un altro mandato”. In effetti, Gimelstob ha conquistato la fiducia di tanti giocatori perché lo vedono come un “attivista” molto efficace per i loro diritti, specialmente in merito ai premi in denaro e l'eterna battaglia per conquistare una fetta più importante del fatturato degli Slam.

La sensazione è che sarà una battaglia fino all'ultimo voto, anche se le parole del giudice Upinder Kalra, al momento di accogliere la richiesta di patteggiamento, suonano come un de profundis per Gimelstob: “Ti rendi conto che tratterò questa richiesta di patteggiamento come se tu fossi colpevole? In altre parole, sebbene tu possa dichiararti innocente, in base a questa richiesta ti tratterò come se fossi colpevole”.

Insomma, tutto fa pensare che la sua carriera dirigenziale sia al capolinea. Ne sapremo di più tra un paio di settimane.