Monza vola a Wimbledon, ma aspetta le risposte (urgenti) del territorio


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Monza vola a Wimbledon, ma aspetta le risposte (urgenti) del territorio

Un budget annuo di 7,5 milioni è un biglietto da visita notevole, un lusso per un ATP 250, a maggior ragione in una settimana non troppo ambita come quella che precede uno Slam. Per questo, è interessante seguire l'evolversi del progetto “Monza Open”, coraggioso tentativo di portare in Italia un torneo sull'erba a partire dal 2020.

La notizia è diventata di dominio pubblico un paio di mesi fa: preso atto della fuga di notizie, gli organizzatori hanno attivato un team di comunicazione per aggiornare l'evoluzione di un progetto davvero affascinante, ancora di più se pensiamo alla location: i campi sarebbero costruiti all'interno dell'autodromo di Monza, teatro del Gran Premio d'Italia di Formula 1.

La notizia è che, venerdì 26 aprile, è prevista una riunione tecnica tra i rappresentanti dell'ATP e una delegazione del torneo per discutere sulle opportunità tecniche per realizzare i 6 campi necessari nel punto più iconico del tracciato: tra il paddock e la griglia di partenza.

Ci sono altre città candidate per accaparrarsi la licenza che in questi anni è stata di Antalya (nel 2019 vivremo l'ultima edizione del torneo turco): la più forte sembra essere la località svedese di Skurup, che ospiterà una tappa del Champions Tour dal 26 al 29 giugno e che costruirebbe i campi nei pressi del suggestivo castello di Svaneholm, ma il fatto che l'ATP incontrerà gli emissari monzesi fa pensare che la candidatura italiana sia davvero forte.

Tra l'altro, la riunione si effettuerà nella splendida cornice di Wimbledon. Ma se le questioni tecniche sono risolvibili, e portare il tennis dentro una pista di Formula 1 ingolosisce i vertici del tour, la questione più delicata riguarda le coperture economiche.

Lo sappiamo bene dopo la telenovela che ha assegnato a Torino le ATP Finals dal 2021 al 2025. Come ha rivelato Angelo Binaghi in un'intervista alla Gazzetta dello Sport, l'ATP aveva praticamente scelto Tokyo. Soltanto la presentazione di garanzie economiche molto, molto solide ha permesso di ribaltare la situazione.

Vale lo stesso principio, ovviamente con cifre minori, per Monza, il cui obiettivo è aggiudicarsi la licenza per tre edizioni (dal 2020 al 2022), anche se c'è l'ambizione di assicurarsi il torneo per un periodo più lungo.

Il comunicato stampa diffuso nelle ultime ore sembra un appello alle aziende, soprattutto quelle del territorio, a farsi avanti. “Dal 6 marzo stiamo discutendo con vari brand internazionali e attendiamo solo che, a breve, giungano segnali concreti anche da parte dei distretti industriali della Lombardia, in particolare da quello di Monza e Brianza” dice Giorgio Tarantola, che sarebbe il direttore dell'evento.

Volendo interpretare queste parole, sembra che l'intervento dei potenziali sponsor sia vitale per presentare all'ATP le garanzie bancarie necessarie per arrivare alla realizzazione del progetto. Gli impegni, naturalmente, sarebbero sospesi nel caso che il torneo non venisse assegnato.

“Solo in questo modo si ottiene la conferma di entrare nel progetto – continua Tarantola – prima che l'ATP possa decidere l'assegnazione della data, poiché la garanzia della copertura del budget è il requisito essenziale per dare concretezza alla candidatura”.

Ed è pacifico che il torneo andrà alla città in grado di offrire le migliori garanzie. Soltanto a parità di certezze potrebbero entrare in vigore criteri tecnici, generalmente più soggettivi.

Il comunicato espone alcune cifre piuttosto ottimistiche: si parla di un potenziale miliardo di spettatori TV, così come di un afflusso di pubblico che potrebbe raggiungere i 100.000 spettatori. Fosse vero, sarebbe un successo straordinario per un torneo ATP 250, probabilmente il più grande per un torneo di categoria.

Per intenderci, il recente Masters 1000 di Monte Carlo ha fatto registrare 135.000 spettatori nel corso della settimana, mentre un evento di tradizione e budget importante come l'ATP 500 di Halle (che può contare sulla partecipazione di Roger Federer) ha raccolto 115.000 persone nell'ultima edizione.

Al netto dell'assegnazione ATP, insomma, sarà ben difficile raccogliere cifre simili per un torneo che – ripetiamo – si giocherebbe nella settimana precedente a Wimbledon. Per ragioni fisiologiche, dunque, dovrebbe rinunciare a molti big, già a Londra per preparare i Championships (oltre alla quasi totalità dei giocatori compresi tra la centesima e la duecentesima posizione, impegnati nelle qualificazioni di Wimbledon: in questo momento ci sono molti italiani in quella fascia).

A parte queste considerazioni, è innegabile che portare il torneo a Monza sarebbe un gran colpo per il tennis italiano, che in questi giorni sta vivendo uno dei migliori momenti della sua storia recente. Se è vero che l'assegnazione delle ATP Finals è un fatto storico, irripetibile, e che un Masters vale almeno 10 tornei, da anni si discute dell'opportunità di un torneo che possa accompagnare gli Internazionali BNL d'Italia.

L'Italia ha grande tradizione: nel 1982 arrivammo a organizzarne otto. Erano ancora sette nel 1993, poi c'è stato un lento declino che ha raggiunto l'apice nel 2006, con l'ultima edizione del torneo di Palermo.

Da allora, soltanto Roma ci rappresenta nella “stagione regolare”. Il progetto monzese è bello e suggestivo, ma c'è bisogno delle aziende del posto. “Una chance che passa dall'incontro di Wimbledon, ma soprattutto dalla prontezza del territorio, chiamato ua una risposta risoluta e veloce” termina il comunicato stampa diffuso il 25 aprile. Più chiaro di così....