Torino, un capolavoro all'italiana che deve unire. Senza polemiche


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Torino, un capolavoro all'italiana che deve unire. Senza polemiche

Se la Francia è il paese di Monsieur Chauvin, l'Italia è quello di Tafazzi. Abbiamo la tendenza a farci male, a sottovalutare le nostre bellezze e le nostre eccellenze. In effetti, ci abbiamo provato anche con la faccenda delle ATP Finals a Torino.

Per fortuna, l'energia e l'orgoglio di un team sorprendentemente coeso ha permesso un'impresa che – onestamente – sembrava impossibile. Tra Comune di Torino, Regione Piemonte, Federazione Italiana Tennis e Governo Italiano (quest'ultimo il più a rischio di tafazzismo) abbiamo tirato fuori la giusta dose di sciovinismo che ha permesso di compattarsi e portare in Italia, dal 2021 al 2025, i migliori otto tennisti del mondo.

Un traguardo straordinario, da celebrare. Bisogna mettere da parte le beghe di cortile e godersi un risultato che può e deve soltanto unire. Se le Next Gen ATP Finals non erano una manifestazione particolarmente ambita (i dati del 2018 sono in ribasso rispetto alla prima edizione, e siamo curiosi di vedere cosa succederà dopo il 2021, quando terminerà l'accordo con Milano), il Masters di fine anno è un evento indiscutibile, di scala globale, il più importante dopo gli Slam.

E a differenza degli Slam, nelle sue 15 partite (30, considerando il doppio) vede soltanto grandissimi campioni, grandissime sfide, qualità estrema. Non c'è e non può esserci nessuna controindicazione nell'ospitare un evento del genere.

Quando l'ATP ha lanciato il bando, lo scorso anno, in 40 hanno risposto. “In Italia c'è solo una città in grado di ospitare un evento del genere: Torino” disse il presidente CONI Giovanni Malagò, il cui silenzio in questi giorni è il segnale più chiaro del gelo con Angeli Binaghi dopo la polemica di due settimane fa, a margine della presentazione degli Internazionali BNL d'Italia, quando il Presidente FIT ha auspicato una corretta ripartizione, su base meritocratica, dei fondi pubblici destinati allo sport (e dunque alle federazioni).

Se un uomo di sport (e di comunicazione) come Giovanni Malagò non ha ancora detto la sua, significa che la tensione è alta. Dando un'occhiata ai giornali, c'è chi sussurra che Binaghi stia preparando una scalata alla presidenza del CONI.

Il trionfo politico della sua FIT, con le ATP Finals, sarebbe un biglietto da visita potentissimo. Ma questa è un'altra storia. L'unica certezza è che nel novembre del 2021 il gotha del tennis mondiale sbarcherà al Pala Alpitour, zona Santa Rita, a due passi dallo Stadio Olimpico Grande Torino, lato Curva Maratona, laddove stazionano i più accesi tifosi granata.

E nel video di presentazione, l'ATP ha scelto di omaggiare proprio i tifosi del Toro alla voce “passione” associata alla città di Torino. Una città che ha dimostrato di saper organizzare grandi eventi.

Le Olimpiadi del 2006 sono un biglietto da visita straordinario. Chi ha vissuto la città nei primi anni del 21esimo secolo ha visto cantieri un po' ovunque e la nascita di una metropolitana di cui forse non c'era bisogno, visto che Torino vanta una delle migliori viabilità al mondo.

Ma l'esito è stato favoloso: una città ancora più bella, con un centro da mozzare il fiato, impianti moderni e Giochi vissuti senza intoppi. Con un background simile, radunare otto giorni di tennis in un impianto che ha già ospitato i mondiali di pallavolo, beh, sarà un gioco da ragazzi.

Dopo la frase di Malagò, si è messa in moto una macchina organizzativa guidata da Chiara Appendino, sindaco pentastellato che si è speso con energia sorprendente, forse seccata per l'esclusione della sua città dalla corsa per i Giochi del 2026.

La FIT ha fatto il suo, tessendo i rapporti tra l'ATP e la realtà italiana con sapienza e diplomazia. Un po' come la federtennis ucraina, che fa da tramite tra giocatori e sponsor poiché non ha budget, quella italiana si è resa conto di non poter sostenere l'impegno finanziario, e allora ha creato una sinergia con “Sport e Salute” (la ex CONI Servizi) e, soprattutto, con il Governo Lega-Cinque Stelle.

Questi ultimi volevano a tutti i costi le ATP Finals, mentre la Lega (seccata per il “no” dei grillini ai finanziamenti pubblici per Milano-Cortina 2026) ha tergiversato. Lo stesso Giancarlo Giorgetti, sottosegretario con delega allo sport, nicchiava, dicendo che non c'erano i fondi necessari per “coprire” le richieste ATP, in fin dei conti neanche troppo esose (78 milioni in 5 anni).

Lì è stato bravo Binaghi, il cui nome circola con sempre maggiore insistenza fuori dagli ambienti prettamente tennistici. Non sappiamo cosa sia successo dietro le quinte (magari che lo racconteranno nella presentazione del 29 aprile, nella maestosa cornice di Palazzo Madama), ma non c'è dubbio che l'ingegnere cagliaritano sia in ottimi rapporti con Giorgetti e che i 78 milioni siano spuntati quasi fuori tempo massimo, anzi, oltre.

Già, perché l'ATP aveva stabilito il 15 febbraio come data limite per la presentazione delle garanzie, ma in assenza del contributo pubblico la FIT ha chiesto (e ottenuto) un rinvio. A quel punto è iniziata una lotta contro il tempo per consegnare la documentazione necessaria.

Si pensava che il Credito Sportivo fosse sufficiente, invece è stata chiesta una banca con maggiori solidità. Pare sia venuta incontro BNL, e il gioco è stato sostanzialmente fatto. La parte finanziaria è stata certamente la più complicata, poiché quella tecnica è stata (stra)vinta.

Il progetto di Singapore, in particolare, era molto affascinante (si sarebbe giocato dentro lo stadio nazionale), ma i giocatori volevano Torino. Il motivo è semplice: vicino a Parigi (sede dell'ultimo torneo stagionale) e, soprattutto, vicino a Monte Carlo, laddove risiedono parecchi dei migliori e dei potenziali protagonisti dei prossimi anni (Djokovic, Tsitsipas, Medvedev, persino Auger Aliassime, per citarne alcuni).

Inoltre Torino è una città bellissima, da conoscere nel suo fascino discreto e misterioso. In questa sede è inutile elencare le bellezze di una città simboleggiata dalla Mole Antonelliana, ma non c'è dubbio che l'ATP faccia una bella figura nel mostrare certe cartoline al resto del mondo.

Torino non è Londra, ma è certamente meglio di Houston (finali 2003 e 2004) e più affascinante di Shanghai. Il clan torinese ha annusato, percepito questa fortuna e ha giocato una partita perfetta, tenace, paziente.

L'annuncio di mercoledì mattina è un passaggio storico nella storia del nostro tennis, che soltanto 72 ore prima aveva festeggiato il primo successo in un torneo Masters 1000. Insomma, polemiche e beghe interne ci sono ed è legittimo portarle avanti, nella stessa misura in cui è patetico strozzarle.

Tuttavia, Torino 2021-2025 è qualcosa che deve unire, al di là di tutto, e renderci orgogliosi per quanto è stato compiuto. La torta è bella e saporita, e abbiamo dai due ai sette anni per metterci la ciliegina: la presenza di un tennista italiano.

Jannik Sinner e Lorenzo Musetti avranno grande pressione, ma anche una motivazione in più. Se poi il torinese Lorenzo Sonego, che abita a pochi passi dal Pala Alpitour, dovesse fare il Miracolo (non ce ne voglia, ma il maiuscolo è d'obbligo), sarebbe una storia da imprigionare in un libro.