Gimelstob patteggia, ma per lui si mette male. Futuro nell'ATP a rischio?


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Gimelstob patteggia, ma per lui si mette male. Futuro nell'ATP a rischio?

3 anni di carcere (con sospensione della pena), 60 giorni di servizi sociali e un anno di terapia per imparare a gestire la rabbia. È la sentenza pronunciata dal giudice Upinder Kalra nei confronti di Justin Gimelstob per laggressione al suo ex amico, l'uomo d'affari Randall Kaplan, nella notte di Halloween, reo di aver fatto commenti infelici sul padre di Gimelstob, scomparso qualche giorno prima.

La faccenda ha destato un certo scalpore nel mondo anglosassone perché Gimelstob, al di là di un passato tennistico non indimenticabile (è stato al massimo n.64 ATP in singolare, un po' meglio in doppio), è un personaggio importante nell'establishment.

Lavora come opinionista a Tennis Channel e, soprattutto, è uno dei tre rappresentanti dei giocatori nel Consiglio d'Amministrazione dell'ATP. Si pensa che fosse a capo della cordata che ha spinto per la cacciata dell'attuale presidente Chris Kermode, forse perché nutriva l'ambizione di sostituirlo.

Sarà tutto più complicato dopo l'udienza svoltasi lunedì a Los Angeles, in cui un patteggiamento dell'ultimo minuto gli ha evitato di andare a processo. A parte la sentenza, che ha ridotto l'aggressione a un semplice “illecito”, l'ultima dichiarazione del giudice è stata particolarmente dolorosa per Gimelstob.

Se infatti si dichiarerà innocente agli organi di stampa, sarà immediatamente riportato in tribunale e riceverà una condanna ben più severa. Motivo? Durante l'udienza, in particolare durante le dichiarazioni di Madison Kaplan (moglie della vittima) ha spesso scosso la testa, dicendo “no”, “non è successo” come reazione alle dichiarazioni della donna.

Il giudice l'ha richiamato all'ordine e poi gli ha imposto di non proclamarsi innocente davanti ai giornalisti. “Se non riesce a controllarsi in un tribunale penale, come posso pensare che ci riesca davanti all'opinione pubblica?”.

Entrando in aula, aveva mostrato a un giornalista alcune immagini del profilo Instagram di Madison Kandall, in cui i due erano in vacanza e a un matrimonio pochi giorni dopo l'aggressione, come a voler dimostrare che il fatto non li aveva in nessun modo scossi.

La posizione di Gimelstob si è aggravata con la testimonianza di Madison Kandall, vittima di un aborto pochi giorni dopo i fatti. “Mio marito è sopravvissuto, ma la nostra bambina no – ha detto la donna – i medici mi avevano detto che la gravidanza procedeva perfettamente prima dell'assalto.

L'unica ragione per l'aborto è lo stress dovuto all'attacco. Justin non avrà ucciso Randy, ma ha ucciso una bambina innocente”. La donna ha rilasciato una deposizione molto dura, definendo l'aggressione di Gimelstob come una delle cose più spaventose che abbia mai visto.

“Stavamo spingendo il passeggino, quando mio marito è stato assaltato da dietro, messo a terra e colpito alla testa con tutta la forza. Non riusciva a muoversi e nemmeno a difendersi”. La coppia ha anche un figlio di 2 anni, Carter.

“Non sappiamo che trauma possa aver avuto. Ma che tipo di persona può essere chi fa qualcosa del genere davanti ai bambini?”. Non meno cruda la deposizione del marito. “A un certo punto ho pensato che mi aprisse il cranio.

Non ho mai avuto così tanta paura in tutta a mia vita. Se non lo avessero fermato, oggi potrei essere morto”. Kaplan avrebbe avuto sintomi da commozione cerebrale per quattro mesi, poi disturbi di stress. Questa vicenda avrà ripercussioni anche nel mondo del tennis.

La prima reazione è arrivata da Wimbledon: l'All England Club ha fatto sapere che Gimelstob non potrà partecipare al torneo delle leggende (a cui prende parte dal 2010) e gli sarà negato l'accesso al Royal Box sul Centre Court.

Ma c'è di più: stanno valutando se concedergli l'accesso all'impianto. In effetti, un paio d'anni fa, non diedero l'accredito a Ilie Nastase per i suoi commenti sessisti durante un match di Fed Cup (un fatto certamente meno grave).

Mentre Tennis Channel ha fatto sapere che ci saranno riunioni per definire il ruolo futuro di Gimelstob, è più complessa la questione ATP. Il prossimo 14 maggio, durante gli Internazionali BNL d'Italia, il players council deciderà se mantenerlo tra i tre rappresentanti.

Sarà questo il passaggio più delicato, anche se in precedenza potrebbe essere direttamente il Board a “cacciarlo”. I regolamenti ATP, tuttavia, sono rigidi. Un componente del Consiglio d'Amministrazione può essere sollevato dall'incarico soltanto se tutti gli altri 5 sono d'accordo.

I rappresentanti dei tornei (Gavin Forbes, Charles Smith e Herwig Straka) sarebbero ben lieti di levarselo di torno, visto che è stato tra i principali artefici della cacciata di Kermode (che a loro era molto gradito).

Al contrario, gli altri rappresentanti dei giocatori (Alex Inglot e David Egdes) potrebbero scegliere di salvarlo. Egdes, in particolare, lavora con lui a Tennis Channel e in più occasioni Gimelstob lo ha definito uno dei suoi migliori amici.

Insomma, qualche minuto di follia potrebbe costare caro a un uomo che si era costruito un certo potere grazie a un paziente lavoro nella costruzione di rapporti e relazioni, soprattutto con gli ex colleghi. Adesso potrebbe svanire tutto.

L'unica certezza è che l'aggressione, a giudicare dai racconti e dalla chiarezza della sentenza, c'è stata veramente. Non sapremo mai se cruda come raccontano i Kaplan, ma c'è stata. E tanto basta per nutrire dubbi su un personaggio che aspira a ruoli gestionali e dirigenziali.