Ucraina, un fenomeno che non nasce per caso


by   |  LETTURE 2869
Ucraina, un fenomeno che non nasce per caso

Guerra, povertà, conflitti. Da qualche tempo, l'Ucraina sale alla ribalta giornalistica per motivi tutt'altro che piacevoli. Per fortuna c'è lo sport: il tennis femminile, in particolare, sta dando grandi soddisfazioni a un Paese giovane, nato dopo lo sgretolamento dell'Unione Sovietica.

La punta di diamente è Elina Svitolina, ormai stabile top-10, seguita da due ottime giocatrici come Lesia Tsurenko e Kateryna Kozlova. Ma ciò che impressiona sono i ricambi, prodigiosi talenti che promettono di portare l'Ucraina ancora più in alto.

Su tutte la 18enne Dayana Yastremska, già vincitrice di due titoli WTA. C'è Marta Kostyuk, 16 anni, che lo scorso anno ha raggiunto il terzo turno all'Australian Open. Ha un anno meno di lei Daria Lopatetska, volata al numero 251 grazie a un'impressionante serie di vittorie nel circuito ITF.

A loro si aggiungono elementi di valore, magari senza un futuro da numero 1, ma comunque buone tenniste: Anhelina Kalinina, Karatina Zavatska, Daria Snigur e la baby Lyuboc Kostenko. Troppi indizi per parlare di casualità: per questo, il fenomeno ucraino merita di essere studiato, specie se paragonato agli sconvolgimenti economici e politici degli ultimi anni.

Per questo, la WTA ha mandato il giornalista Alex Macpherson direttamente a Kiev, per comprendere le ragioni di un boom apparentemente inspiegabile. “Si tratta di un processo – dice Evgeniy Zukin, segretario della federtennis ucraina – i giocatori non si possono costruire in due anni, ma in dozzine.

Il nostro Paese ha appena 25 anni, sia pure con una tradizione centenaria, e durante il periodo sovietico soltanto in pochi potevano viaggiare”. Il team di Fed Cup è guidato da Olga Savchuk, ex numero 79 WTA, che aveva tre anni quando l'URSS è crollata.

“I miei allenatori mi hanno raccontato che all'epoca era molto difficile recarsi all'estero, ma quando ci riuscivi eri sempre osservato e non avevi la percezione di libertà”. Tuttavia, nonostante l'immagine di sport elitario, il tennis ha sempre avuto una certa popolarità in Ucraina.

Lo conferma Vsevolod Kevlych, ex giocatore, nonché ex manager di Elina Svitolina. Da bambino si è allenato insieme ad Andrei Medvedev (miglior tennista ucraino di sempre, almeno tra gli uomini). A suo dire, l'Ucraina era una piccola “Repubblica del Tennis” all'interno dell'Unione Sovietica.

“A Kiev c'erano un buon clima, ottimi campi e tanti appassionati. Forse era la migliore scuola dell'intera Unione Sovietica”. Quando i confini si sono aperti, Kevlych si è spostato in Polonia per svolgere un corso da ufficiale di gara e ha notato un'impressionante differenza in termini di professionalità.

“Fu uno shock”. Ma la passione, tuttavia, può fare miracoli. E fu un miracolo la partecipazione collettiva a un piccolo torneo da 10.000 dollari, organizzato nel 1993, poco dopo la dichiarazione d'indipendenza.

Ci furono migliaia di spettatori. Nel 1996, per la prima volta, l'Ucraina ha giocato un match interno di Coppa Davis, contro la Norvegia: sia pure senza top-50, accorsero 3.000 spettatori al giorno. Piano piano, sono arrivate le prime giocatrici di valore.

Su tutte, le sorelle Alona e Kateryna Bondarenko (entrambe top-30). Ma il processo richiedeva ancora tempo, anche perché l'inesperienza è spesso accompagnata dalla presunzione. “Tutti credevano di sapere tutto, ma in realtà i nostri tecnici erano impreparati – racconta Kevlych – i responsabili non erano realmente interessati allo sviluppo del tennis”.

In assenza di una buona struttura federale, ci voleva un'iniziativa privata. E così, insieme all'imprenditore Yuiy Sapronov, lanciò un progetto di nome Elina Svitolina. Aveva 13 anni e crearono una baby professionista, mettendole a disposizione tutto quello che serviva per diventare una giocatrice: coach, fisioterapista, preparatore atletico, campi, piscina...

La possibilità di non dover pensare ai soldi è stata decisiva per la Svitolina: prima di lei, nessuna ragazza ucraina aveva avuto questa possibilità. Il primo risultato è arrivato nel 2010, quando ha vinto il Roland Garros junior.

La federazione capì che il sistema funzionava, ma non aveva la possibilità di metterlo in atto. Con un budget di circa 800.000 dollari all'anno, si sono limitati al meritorio ruolo di raccordo tra i baby tennisti e la comunità imprenditoriale, in modo da attirare potenziali sponsor e investitori.

“In Ucraina, lo sport è organizzato in modo totalmente diverso rispetto alle altre nazioni europee – racconta Zukin – non abbiamo budget, quindi il nostro compito è avvicinare giocatori e sponsor”.

Chiaramente non ci sono garanzie di successo, quindi è importante puntare sul cavallo giusto. In questo, Kevlych ha maturato una buona esperienza e lo si vede spesso nei tornei giovanili, a caccia di talenti da mettere sotto contratto.

Il suo ultimo progetto è la Kostenko, vista per la prima volta a un torneo Under 12 (in cui si era recato per osservare la Lopatetska). “Ho trovato una figura molto rara tra le ragazzine, molto aggressiva e sicura di sè”: E così, nell'inverno 2017, l'accoppiata Kevlych-Sapronov ha deciso di provare a creare una seconda Svitolina.

Negli ultimi 15 anni ci sono stati un paio di presidenti federali: sotto la guida di Vadim Shulman c'erano stati maggiori investimenti e progetti di grandezza, ma – secondo Kevlych – dopo qualche anno ha perso entusiasmo quando le sue preferite (le gemelle Lyudmyla e Nadiia Kichenok) non sono riuscite a sfondare in singolare, concentrandosi sul doppio.

Nel 2013, il suo posto è stato preso dall'uomo d'affari Sergiy Lagur, accompagnato da Zukin. “Abbiamo deciso di cambiare tutto. Vogliamo essere un'unione e dare una mano a tutti quelli che ne hanno davvero bisogno”.

In virtù del suo ruolo di giocatrice (prima) e allenatrice (dopo), Olga Savchuk ha vissuto tutte le fasi del tennis ucraino. “Le cose sono cambiate per davvero – racconta – se Lagur e Zukin sono convinti di avere individuato un buon talento, provano davvero ad aiutarlo.

Ai miei tempi non era così. Volevano solo fare i soldi al di fuori del tennis, mentre oggi c'è un reale interesse per lo sport”. Le punte di diamante possono arrivare anche dal cielo, ma è più semplice se alle spalle c'è una base solida e numerosa.

In Ucraina è proprio così. Una ventina d'anni fa, il colosso nazionale PrivatBank organizzò tantissimi tornei amatoriali che hanno creato un enorme movimento. “Forse il migliore al mondo, di sicuro migliore dei russi.

Abbiamo alcuni campionati nazionali e i tennisti viaggiano da una città all'altra, come se fossero professionisti. C'è grande competizione e un seguito di appassionati: è importante perché tanti ucraini vogliono che i loro figli giochino a tennis”.

Alcuni dei personaggi coinvolti in questa colorita comunità diventano sponsor, o magari costruiscono campi da tennis nelle loro città d'origine. In effetti, i giovani talenti arrivano quasi tutti dalle “dinastie” del tennis ucraino, famiglie che ruotano da generazioni intorno a racchette e palline.

Ci sono tanti esempi: la madre delle sorelle Bondarenko era un'allenatrice, così come i genitori di Andrei Medvedev e Natalia Medvedeva. La madre e lo zio della Kostyuk sono allenatori, mentre papà e mamma della Zavatska giocavano nelle leghe interne.

“L'unica a non provenire da una famiglia di tennisti è la Lopatetska – dice Zukin – però i suoi genitori sono stati bravi e non interferire e metterla nelle mani di un coach esperto”.

È legittimo domandarsi come mai il movimento sia forte soprattutto tra le donne. Secondo Zukin, il motivo si trova nella struttura della società: “L'Ucraina è un Paese matriarcale, in cui le donne sono molto forti.

Non si può dire lo stesso degli uomini”. Il presente si chiama Elina Svitolina, mentre il futuro è rappresentato da tre ragazze che promettono bene. La Kostyuk è matura e ha un tennis molto tecnico, una rarità al giorno d'oggi.

La Lopatetska è alta e potente, ma sa anche giocare con la testa. “Dayana Yastremska? Mai visto nessuno così professionale – dice la Savchuk – le ho anche chiesto come fa. Quando sbaglia una palla non ha nessun tipo di reazione.

Mai. È concentrata e organizzata: lo trovo fantastico, perché fuori dal campo è una persona semplice ed emotiva”. Come spesso accade in questi casi, si sta sviluppando una sana rivalità interna.

Ognuna vuole essere migliore delle altre, e questo le porta a crescere continuamente. Paradossalmente, in Fed Cup non è andata troppo bene. Non hanno vinto il loro girone, cedendo alla Svezia, dunque si ritroveranno a giocare un altro anno in Serie C (sono potenziali avversarie dell'Italia, a patto che la formula della Fed Cup non venga toccata).

Il prossimo passo, se arriveranno le risorse, sarà la costruzione di un centro tecnico nazionale, in modo che i giocatori possano restare nel Paese senza dover emigrare. La Svitolina è andata via molti anni fa, e la stessa Savchuk fa base a Londra.

Per mantenere i propri talenti in patria, tuttavia, c'è bisogno che l'economia riparta e che la situazione politica si stabilizzi. La stampa occidentale – ricorda Macpherson – vede i successi degli atleti dell'est come storie di successo, di fuga dalla povertà, di chi vede nello sport una strumento di riscatto.

In realtà, sia pure senza grandi strumenti a disposizione, in Ucraina c'è una realtà piccola ma ben organizzata, che da un momento all'altro potrebbe tirare fuori una numero 1, o magari campionessa Slam. O magari entrambi.