Unraveiling Athena, il viaggio delle numero 1 del tennis


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Unraveiling Athena, il viaggio delle numero 1 del tennis

L'idea era affascinante. Per darle un nome hanno scelto Athena, la dea greca della tattica, dell'abilità, della saggezza e della strategia. Tutte qualità che servono per salire sul tetto del mondo tennistico.

In 46 anni di WTA, in ventisei ce l'hanno fatta. Ventisei donne hanno guardato tutte dall'alto. Francis Amat e Paloma Gongora, rispettivamente regista e produttore (ma soprattutto marito e moglie) hanno voluto raccontare le loro storie.

Ne è venuto fuori un docu-film che ha appena vissuto la sua “prima” a Miami, ma che ben presto sbarcherà nel resto del mondo. Prodotto da Zatopeka Films, si intitola Unraveiling Athena ed è costato un lavoro lungo e faticoso, durato quattro anni.

L'idea è nata nel 2014, a Miami, quando i coniugi Amat hanno incontrato una di queste 26 donne: Arantxa Sanchez. “Siamo andati a prendere i nostri figli a scuola e abbiamo visto Arantxa che stava facendo lo stesso.

Le nostre famiglie si sono immediatamente unite”. Amat è piuttosto famoso in Spagna, ma nelle vesti di compositore e musicista. Stavolta ha fatto un passo in più, improvvisandosi regista: animato da una naturale curiosità, ha fatto decine e decine di domande ad Arantxa Sanchez sulla sua carriera.

“Mi ha raccontato tante storie del suo viaggio nel tennis, poi ho letto in un batter d'occhio la sua biografia”. A quel punto, l'idea: cosa hanno condiviso tutte le campionesse? Come è stato il loro viaggio nel tennis pur avendo diverse nazionalità, generazioni e circostanze di vita? Allora Amat ha iniziato a prendere appunti sui passaggi cardine nella carriera di ogni tennista.

Non solo l'evoluzione come persona, ma il modo in cui il tennis è entrato nella loro vita, come erano i tornei giovanili, quali sentimenti provavano nell'essere al centro di un progetto. E poi, la capacità di gestire il successo.

“A quel punto, mi sono reso conto che c'era la struttura narrativa per la realizzazione di un film”. Con l'obiettivo di essere ancora più originale, ha abbandonato il principio dell'intervista classica.

Non più domande e risposte, ma una serie di spunti di riflessione (12, per l'esattezza) da porre a tutte le intervistate, prendendo spunto dagli scritti del mitologo americano Joseph Campbell. E così si è sviluppato un progetto lungo e affascinante, a cui hanno partecipato 20 donne, comprese alcune numero 1 nella specialità del doppio.

Amat e sua moglie le hanno incontrate a Londra, Parigi, Miami, Madrid e in giro per il mondo. Non solo le sale conferenze degli hotel di lusso, ma anche direttamente a casa delle protagoniste. Tracy Austin, per esempio, li ha ospitati a Los Angeles.

È suggestiva la storia del contatto con Evonne Goolagong Cawley. Non c'erano fondi a sufficienza per andare a trovarla in Australia, ma Amat teneva moltissimo alla sua testimonianza “Perché è un personaggio straordinario: così ho assunto una troupe in Australia e l'ho intervistata via Skype da Miami, mentre lei era a Melbourne e il direttore della fotografia si trovava a Madrid”.

Tra le altre partecipanti si segnalano Billie Jean King, Chris Evert, Martina Navratilova, Monica Seles, Martina Hingis, Kim Clijsters, Justine Henin, Ana Ivanovic, Jelena Jankovic, Dinara Safina, Caroline Wozniacki, Victoria Azarenka, Angelique Kerber, le sorelle Williams e Sania Mirza (quest'ultima è stata numero 1 in doppio, ma la sua influenza è stata ancora maggiore di tante campionesse in singolare).

Manca Steffi Graf: assenza pesante, di cui qualcuno si è già lamentato, ma il lavoro rimane comunque notevole. E di qualità. Nel film non trovano spazio soltanto le giocatrici: per dare una visione ancora più completa del percorso di una star del tennis, ha raccolto le testimonianze di Steve Simon (presidente WTA) e di chi l'ha preceduto, Stacey Allaster, fervida sostenitrice del progetto.

Ci sono anche gli interventi di Nick Bollettieri (poteva forse mancare?), Monica Puig come esempio di giocatrice alla disperata ricerca della vetta, l'ex presidentessa USTA Katrina Adams e la nota commentatrice Mary Carillo, che ha recitato un estratto di “Itaca” di Konstantinos Kafavis.

“È importante rendersi conto che ci sono eroine reali, in carne e ossa, che possono essere una fonte d'ispirazione – dice Amat – queste campionesse hanno influenzato la vita di milioni di persone, sia dentro che fuori dal campo, anche dopo il ritiro.

E continuano ad avere un influenza maggiore rispetto a qualsiasi personaggio immaginario”. Il documentario è subito piaciuto e ha iniziato a raccogliere premi: il Manchester Film Festival l'ha celebrato con il “Best Edit”, un omaggio all'utilizzo delle immagini d'archivio della WTA, le fotografie di Art Seitz e gli album privati delle protagoniste.

La prima visione negli Stati Uniti c'è stata sabato scorso a Miami, dove Amat ha discusso con il pubblico insieme a Arantxa Sanchez. Le prossime visioni saranno a Los Angeles, Oxford e Parigi. Particolarmente attesa la partecipazione all'Around International Film Festival parigino, che si svolgerà nel weekend finale del Roland Garros.