Non bastano 47 WC: Naikhta Bains lascia l'Australia e torna britannica


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Non bastano 47 WC: Naikhta Bains lascia l'Australia e torna britannica

Volendo credere al signor Gumkan, papà coach di Naikhta Bains, l'Australia deve aver commesso qualcosa di “profondamente sbagliato”. I cambi di nazionalità sono all'ordine del giorno e avvengono per i più svariati motivi, spesso economici.

A impressionare, nel caso della 21enne nata a Leeds, è il nome della nazione appena abbandonata (e il cambio è stato recepito sia dall'ITF che dalla WTA): giocare per l'Australia, infatti, è sempre molto ambito.

Molti la scelgono per soldi, qualcun altro per convenienza (ricordate Jarmila Gajdisova? Acquisì la cittadinanza dopo il matrimonio con Sam Groth, poi franato). Difficile rinunciare ai servizi di una delle federazioni più ricche del mondo.

Eppure, da qualche giorno, la numero 253 WTA gioca per la Gran Bretagna. Una scelta ancora più curiosa se si spulcia il dietro le quinte di una faccenda iniziata tanti anni fa. Figlia di un indiano che si era trasferito nel Regno Unito da bambino, la Bains ha iniziato a giocare a tennis nella natia Leeds, presso il circolo gestito da David Lloyd.

Ben presto si è fatta notare, vincendo l'Ariel Tennis Ace, un maxi-torneo il cui obiettivo è individuare nuovi talenti. La Bains emerse da un campo di partecipazione con circa 10.000 baby tennisti. Qualche mese dopo, tuttavia, la famiglia si è trasferita a Brisbane per ragioni lavorative.

A tenere i contatti per la bambina è sempre stato il padre, il quale – in un'intervista del 2011 con la BBC – fu molto duro con la LTA, la federtennis britannica. A suo dire, c'era stato scarso interesse nei confronti di una ragazza dal grande talento.

“Volevamo che restasse britannica, ma non ci hanno sostenuto – diceva papà Bains – noi abbiamo fatto il possibile per restare in contatto, ma si sono fatti avanti troppo tardi. Ormai era già australiana.

La Gran Bretagna resterà un posto speciale per noi, ma l'Australia dovrebbe fare qualcosa di assolutamente sbagliato per cambiare di nuovo. È stata una sconfitta della LTA”. Da allora sono passati quasi otto anni: i numeri dicono che la ragazza ha ricevuto la bellezza di 47 wild card tra singolare e doppio, considerando Australian Open, tornei WTA e tappe ITF.

Nonostante la grande fiducia di Tennis Australia, la crescita è piuttosto lenta. La Bains è a ridosso delle top-100 di doppio, mentre in singolare è cresciuta in modo costante ma incerto. Si è aggiudicata soltanto due tornei ITF, uno nel 2017 in Marocco e il secondo poche settimane fa a Mildura, in Australia.

Chissà se già covava la decisione. Una volta sbarcata Down Under, appena hanno intuito le sue potenzialità, le hanno dato una borsa di studio per un'accademia privata, ha potuto usufruire del centro tecnico nazionale ed è stata seguita (anche) da Gary Stickler, ex coach di Pat Rafter.

In quegli anni, ebbe l'opportunità di allenarsi a Las Vegas con Darren Cahill e palleggiare con Steffi Graf. “È rimasta impressionata, e di solito non le capita” disse il coach australiano, riferendosi all'ex numero 1 del mondo.

I problemi con la LTA furono di natura burocratica. L'articolo 39 del regolamento federale prevede che non si possano sostenere giocatori che hanno partecipato a un campionato nazionale straniero negli ultimi dodici mesi.

E la Bains, ovviamente, in Australia aveva giocato moltissimo. Non ci furono spiragli per un'eccezione, poi il padre si arrabbiò quando scoprì che avrebbe dovuto pagare campi e allenamenti, mentre in Australia era fornito tutto gratuitamente.

Il culmine del paradosso si è raggiunto nel 2011, quando la LTA mandò avanti Helen Reesby, responsabile del settore femminile nella fascia d'età tra i 12 e i 16 anni. L'incontro è avvenuto a Bolton, e la Reesby mostrò a Bains senior tutti i servizi disponibili.

“Le risposi che otteneva già tutto in Australia, e gratis – disse il padre – e lei non ne sapeva niente”. Un autogol a tutti gli effetti, anche perché la Bains prometteva bene. La storia ha raccontato altro e oggi arriva la notizia del ritorno alle origini.

Non si conoscono i motivi della decisione, ma sembra che la LTA non c'entri nulla. Rimane un caso particolare, opposto rispetto a quello di Laura Robson: nata in Australia, s trasferì da ragazzina in Gran Bretagna.

È successo qualcosa del genere anche a Johanna Konta. Alla fine, per una ragione o per l'altra, giocano tutte per il Regno Unito. Reduce dal miglior successo in carriera, la Bains diventa la numero 6 della Gran Bretagna, mentre in Australia sarebbe stata soltanto quattordicesima, peraltro con tre giocatrici più giovani di lei che le stanno già davanti in classifica: Priscilla Hon (n.130 WTA), Kimberly Birrell (161) e Destanee Aiava (188).

In teoria, la Bains potrebbe giocare in Fed Cup: ha rappresentato l'Australia soltanto in alcune competizioni giovanili, il che non le preclude la possibilità (sarebbe stato diverso se avesse già giocato in Fed Cup: da qualche anno, sono vietati i cambi di nazionalità dopo che la storia ha visto ben 31 casi di tenniste con doppia bandiera).

Sembra difficile, tuttavia, che possa avvicinarsi a una realtà con cui si era lasciata piuttosto male. Ma non bisogna mai dire mai. Certi casi, anche dalle nostre parti, ci hanno insegnato che tutto è possibile.