“Vogliono che l'ITF fallisca per trarne vantaggio”


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“Vogliono che l'ITF fallisca per trarne vantaggio”

È trascorso un mese dalla notizia dell'uscita di scena di Chris Kermode. Il manager inglese lascerà a fine anno l'incarico di presidente ATP, dopo due mandati, non certo per sua volontà. La riunione del Board ATP (tenutasi durante Indian Wells) gli ha negato i consensi necessari.

Sono stati i tre rappresentanti dei giocatori (David Egdes, Alex Inglot e Justin Gimelstob) a votare contro il rinnovo. Il loro voto è espressione del volere del players council, il consiglio composto da 10 tennisti presieduto da Novak Djokovic, da più parti indicato come “capobanda” di chi voleva destituire Kermode.

Il mancato rinnovo ha fatto discutere, soprattutto perché tanti nomi influenti si sono espressi negativamente. Su tutti Roger Federer e Rafael Nadal, senza dimenticare Stan Wawrinka e i giovani Stefanos Tsitsipas e Denis Shapovalov.

In pochi, tuttavia, hanno ascoltato il parere dei giocatori di secondo piano, quelli che devono davvero lottare per la “sopravvivenza”. Lo ha fatto George Bellshaw, cronista di “Metro”, che lo scorso weekend era a Sophia Antipolis per le fasi finali del Mouratoglou Open, l'ATP Challenger della maxi-accademia del coach di Serena Williams.

Al di fuori dei piani alti, il malcontento per la gestione Kermode è ben più evidente. Un giocatore ha lasciato una dura testimonianza, a patto di restare anonimo. “Djokovic ha ragione, la ricchezza non è divisa con equità.

Ci credo che Federer e Djokovic sono contenti di Kermode... hanno una fetta enorme della torta! Non mi fraintendete, i top-10 meritano di guadagnare molto, ma penso che si possa fare di più per aiutare i giocatori di livello inferiore.

Adesso tutti criticano l'ITF per il varo del Transition Tour, ma l'ATP li sta gettando sotto un autobus”. A suo dire, le riforme ITF sono miopi ma nel tentativo di fare la cosa giusta. “Al contrario, l'ATP sta facendo un gioco di potere.

Vuole che l'ITF fallisca per averne un vantaggio”. Affermazione molto pesante, che in effetti giustifica la richiesta di anonimato. Al Mouratoglou Open c'era anche Robin Haase, uno dei dieci membri del consiglio giocatori: fa parte dei quattro rappresentanti dei top-50 ATP (gli altri sono Kevin Anderson, John Isner e Sam Querrey).

L'olandese ha ammesso che in consiglio non ci sono rappresentanti per i giocatori non compresi tra i primi 100, ma che qualcuno prova a parlare anche con loro. “Alcuni non lo fanno, ma è logico – dice Haase – è giusto domandarsi quanto sappiano degli argomenti di cui trattiamo.

Quanto ne vogliono sapere? Sono davvero interessati? In generale, dal numero 1 al numero 200, non è che pensano ai loro interessi? Inoltre dobbiamo ricordare che il consiglio deve dare suggerimenti e non apportare modifiche.

Non capisco perché escano certe notizie sui media quando non si hanno tutte le informazioni. Non mi piace che alcune cose diventino pubbliche quando dovrebbero restare all'interno della stanza”. Sembra che i rappresentanti dei tornei siano rimasti sorpresi dalla decisione dei giocatori di dare il benservito a Kermode, e c'è il timore che possa essere difficile trovare il nuovo CEO in tempi brevi.

In questo momento, c'è una totale mancanza di fiducia tra le due parti: tornei e giocatori. “Non mi piace che oggi i tornei dicano che questa novità non piace – conclude Haase – soltanto sei mesi fa dicevano che lo avrebbero buttato fuori”.

Tale affermazione sarebbe stata smentita dai diretti interessati. Haase è convinto che le due parti dovrebbero cooperare: "Se i tornei fanno buone cose, i giocatori faranno ancora meglio. È un circolo. L'ATP deve lavorare con gli Slam e con l'ITF.

Tuttavia, non è facile lavorare con interlocutori come alcuni tornei o la stessa ITF. Spesso si attacca l'ATP, ma io credo stia lavorando. E non laveremo in pubblico i panni sporchi”. L'olandese, attuale n.62 del mondo, è convinto che il sindacato possa proseguire in buona salute anche in attesa del nuovo presidente.

Afferma di non avere indiscrezioni sul nome del successore, e sottolinea che ci vorrà tempo per individuarlo. “Fino al 31 dicembre ci sarà Chris, poi abbiamo già dimostrato di poter fare bene anche senza un CEO.

Non è la situazione ideale, ma il tour è sano. Penso che non si sia sottolineato abbastanza. Ok, ci sono alcune cose complicate, non avrebbe senso negarlo, ma non sono così tremende come si potrebbe pensare.

Credo che il problema principale, adesso, riguardi il Transition Tour (guarda caso, una situazione legata all'ITF e non all'ATP, ndr...)”. Haase ha ragione quando dice che non è piacevole ascoltare chi parla senza conoscere i fatti, ma è discutibile il suo desiderio di mantenere il riserbo.

Certe faccende sono diventate di dominio pubblico e dovrebbe essere nell'interesse dei giocatori dare una corretta informazione per evitare polemiche e fraintendimenti. La verità che l'ATP, in questo momento, si trova in una delicata fase di transizione. È innegabile.