Tennis Integrity Unit: sospensione provvisoria per Joao Souza. Perché?


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Tennis Integrity Unit: sospensione provvisoria per Joao Souza. Perché?

Nel momento in cui scriviamo, il sito della Tennis Integrity Unit non riporta ancora la notizia. Tuttavia, in giro per il web è circolato il comunicato stampa (su carta intestata) che annuncia la sospensione provvisoria per Joao Souza, 30enne brasiliano con un passato da top-70 ATP.

Oggi è numero 404, nonché dodicesimo nella classifica ITF in virtù dei tanti buoni risultati colti nei Futures. Fermo da circa un mese (ha giocato l'ultimo torneo a inizio marzo, al Challenger di Santiago), dallo scorso 29 marzo “Feijao” non può partecipare e nemmeno presenziare a qualsiasi evento ufficiale.

A stabilirlo è stato uno degli arbitri più noti nei casi di presunta corruzione: il canadese Richard H. McLaren, lo stesso che qualche mese fa ha radiato Daniele Bracciali e punito per dieci anni Potito Starace.

Come aveva segnalato l'aretino (che peraltro ha presentato ricorso al CAS di Losanna), McLaren vanta un 100% di condanne. Ogni volta che è stato chiamato a giudicare, ha squalificato. Fedele al suo stile, la Tennis Integrity Unit non ha dato nessun dettaglio, ma parla soltanto di un indagine in corso.

Il punto è proprio questo: perché sospendere in attesa di giudizio? O meglio, perchè Souza sì e molti altri no? Se date un'occhiata all'archivio dellla TIU si scoprono vari tipi di approccio.

Limitandoci agli ultimi quindici mesi (tutto il 2018 e i primi tre mesi del 2019) ci sono stati circa 25 pronunciamenti, sui quali si possono individuare tre tipi di approccio: la semplice comunicazione di squalifica, le sanzioni provvisorie in attesa di sentenza (quella di Souza è la quarta) e la divulgazione di una notizia di colpevolezza, in cui si annuncia che da lì a poco sarebbe arrivata la sentenza.

Hanno adottato quest'ultimo sistema per i tre tennisti argentini sospesi lo scorso anno: Nicolas Kicker, Federico Coria e Patricio Heras. Difficile capire il perché del diverso tipo di approccio, quando il procedimento dovrebbe essere standard: indagine, processo ed eventuale squalifica.

Limitiamoci alle sospensioni provvisorie: il 7 febbraio 2018, la TIU ha comunicato la sospensione dei tre giudici di sedia thailandesi Anucha Tongplew, Apisit Promchai and Chitchai Srililai. Bene, la sentenza è arrivata otto mesi dopo, l'8 ottobre.

Per la cronaca, sono stati tutti radiati per aver scommesso su decine di partite di tennis. Le altre due sospensioni provvisorie riguardano due tennisti. La più nota è quella di Marc Fornell-Mestres, l'ex top-250 spagnolo che ha ricevuto la cattiva notizia il 31 dicembre.

A seguito da un'accurata indagine della polizia spagnola, è emerso che Fornell abbia aggiustato diverse partite e si sia prestato a reclutare altri tennisti per le combine. Tre settimane prima, avevano annunciato la medesima sospensione per il brasiliano Diego Matos, che peraltro è coetaneo di Souza.

Ad oggi, nè Fornell, nè Matos conoscono il loro destino. Senza entrare nel merito delle indagini e delle eventuali accuse (coperte dal più stretto riserbo), ci si domanda perché loro siano stati sospesi, ancora prima dell'accertamento della colpevolezza, e tanti altri giocatori no.

Se la situazione di Fornell-Mestres (che peraltro ha 37 anni ed è a fine carriera) sembra francamente compromessa, i due brasiliani rischiano di subire un danno importante, specie se i tempi dovessero essere lenti come accaduto per i giudici di sedia thailandesi.

Ripetiamo: al di là del merito, sarebbe auspicabile l'uniformità di atteggiamento: o si sospendono tutti in attesa di giudizio, o non si sospende nessuno. Ed è ancora meno comprensibile la comunicazione nel caso dei tre argentini: nel loro caso è stata comunicata la colpevolezza, con l'annuncio che “a breve” sarebbe arrivata la sentenza (in effetti è accaduto dopo qualche settimana), esponendoli all'opinione pubblica ancora prima del giudizio.

Quanto a Souza, il sito brasiliano “Bolamarela” informa che ha scelto di non parlare della faccenda su consiglio del suo avvocato. Si tratta di un discreto giocatore: da junior prometteva bene, poi tra i professionisti ha rispettato solo parzialmente le promesse.

Numero 69 ATP nel 2015, è ricordato principalmente per un paio di sconfitte “epiche”. Nel febbraio 2015 perse una durissima semifinale a San Paolo contro il nostro Luca Vanni, nella settimana-favola del toscano.

Qualche settimana dopo, avrebbe giocato il singolare più lungo nella storia della Coppa Davis. Presso la Tecnopolis di Buenos Aires, rimase in campo per 6 ore e 42 minuti contro Leonardo Mayer, arrendendosi soltanto 15-13 al quinto.

Le fatiche di quel match ebbero notevoli conseguenze (perse otto volte di fila al primo turno, vincendo la prima partita tre mesi dopo), al punto da convincere l'ITF ad abolire il tie-break nel set decisivo. Una scelta che oggi sembra una goccia nel mare di riforme che hanno travolto la competizione.

Ragazzo simpatico, di personalità. Souza ha spesso giocato i tornei Challenger in Italia e lo scorso anno aveva polemizzato con la sua federazione, a suo dire colpevole di scarsa chiarezza e ancora minore sostegno. Disse anche di non aver ricevuto, nel 2014, un contributo di 5.000 reais (l'equivalente di 1.150 euro), mentre la CBT sostenne che quel denaro gli era stato regolarmente erogato.

Qualche anno fa, indispettito per alcune scelte del capitano Joao Zwetsch, rinunciò a una convocazione in Coppa Davis perché non era stato chiamato per un match in Giappone nonostante avesse una classifica migliore rispetto a Guilherme Clezar.

Seguito per anni da Ricardo Acioly, dallo scorso anno si allena con l'argentino Brian Dabul e ha creato un mini-team con Juan Pablo Brzezicki. In carriera ha guadagnato oltre 1,3 milioni di dollari, ma soltanto 5.000 nel 2019.

Difficile capire se la sua sospensione sia correlata a quella del connazionale Diego Matos: i due non hanno mai giocato insieme in doppio (specialità prevalente di Matos) e si sono affrontati tre volte in singolare, l'ultima oltre dieci anni fa.