Federer vince anche fuori dal campo: il logo “RF” torna suo?


by   |  LETTURE 12527
Federer vince anche fuori dal campo: il logo “RF” torna suo?

La tempistica fa riflettere, ma magari è soltanto un caso. Qualche giorno fa, il magazine Women's Wear Daily ha pubblicato un'intervista congiunta con Roger Federer e il campione di golf Adam Scott (ben noto agli appassionati per una vecchia liason con Ana Ivanovic).

I due hanno parlato di moda ed eleganza, non soltanto in relazione allo sport. E Federer ha rilasciato dichiarazioni sorprendenti, inusuali per uno come lui. In tanti le hanno interpretate come un attacco indiretto a Nike, suo (storico) ex sponsor.

In realtà, nell'intervista, non ha citato nessuno. Al massimo si possono fare interpretazioni. O supposizioni. “Ad essere onesti, a volte mi sembra che ci siano completi orribili – ha detto, rilfettendo sugli abiti da tennis – abbiamo preso la direzione sbagliata e siamo andati troppo in là.

Vogliono creare un abbigliamento troppo moderno, ma è completamente sbagliato in termini di design. È come se un autocarro sia passato sopra la maglietta, o che vogliano realizzare una grafica funky, ma in uno sport come il tennis, con una storia così ricca..”.

. Molti hanno pensato alludesse a Nike, perché l'accordo tra lo svizzero e il colosso americano è terminato, non proprio amichevolmente, lo scorso anno. Dopo una trattativa di qualche mese, Federer ha siglato un accordo con Uniqlo, marchio giapponese che già veste Kei Nishikori e che in passato aveva sponsorizzato Novak Djokovic.

Dieci anni di contratto, compenso (si dice) di 300 milioni di dollari. In mezzo, una faccenda che sembra essersi risolta proprio in questi giorni. Ma andiamo con ordine. Parlando di Uniqlo, ha detto: “Vogliamo realizzare qualcosa di bello e fresco, per me è molto importante.

Ho cercato di elevare lo stile, e spero che questo arrivi anche alle nuove generazioni”. A suo dire, il tennis sta andando molto bene in termini di stile, peraltro con la possibilità di giocare nelle città più modaiole.

“Penso che molti giocatori potrebbero fare meglio, ma forse è il loro approccio rumoroso ad andare d'accordo con il neon. Ma magari bisogna provare i colori più pazzi prima di tornare alle origini”.

A proposito di origini, i più attenti si sono accorti che, da fine marzo, Nike ha smesso di vendere i prodotti griffati “RF” nei suoi store online. Un passaggio cruciale, perché la faccenda aveva fatto rumore la scorsa estate.

“Al momento, il logo RF è di Nike – aveva detto Federer a Wimbledon – ma la buona notizia è che a un certo punto tornerà a me. Sono le mie iniziali, è qualcosa di mio. Spero che, prima o poi, Nike possa essere gentile e collaborativa.

È qualcosa di importante per il sottoscritto, ma anche per i fans”. Il logo RF era stato realizzato nel 2010 ed era stato registrato da Nike, quando nessuno pensava che il binomio sarebbe terminato. Ed è stato un clamoroso successo commerciale.

Federer ha firmato il primo contratto con Nike quando aveva 13 anni: ergo, la partnership è durata ventiquattro anni. In realtà, continuano ad avere un legame. Visto che Uniqlo non produce scarpe, lo svizzero continua a giocare con calzature Nike.

Per intenderci, c'era il “baffo” anche nei suoi recenti successi a Dubai e Miami. Probabilmente Federer sperava che la continuità del rapporto gli avrebbe consentito di riprendersi in fretta il marchio.

Ma Nike (che non si è mai espressa pubblicamente sulla faccenda) ha preferito far valere i propri diritti. Almeno, così pare. Ha continuato a vendere i prodotti griffati “RF” fino all'ultimo giorno disponibile.

Non è da escludere che lo abbia fatto per ragioni di pura convenienza, visto che la perdita di Federer non è stata del tutto indolore. Lo “swoosh”, infatti, ha perso un buon 3% sul mercato azionario: dopo aver raggiunto un picco di 79,13 dollari per azione, il valore è sceso intorno ai 77.

Quando Federer diceva che “prima o poi” il logo sarebbe tornato a lui, probabilmente intendeva la scadenza naturale del contratto. Non c'è nulla di ufficiale, anche perché i termini degli accordi sono strettamente riservati, ma tutto fa pensare che sia arrivato a fine marzo, a un anno esatto dal termine del contratto Nike-Federer.

C'è dunque da attendersi un'aggressiva campagna marketing da parte di Uniqlo, che potrà finalmente lanciare una linea totalmente dedicata allo svizzero. Tra l'altro, tutto fa pensare che lo vedremo in campo anche nel 2020.

A parte la promessa dello stesso Federer (“L'anno prossimo tornerò a difendere il titolo” ha detto agli spettatori di Dubai), ci sono i Giochi Olimpici. Si gioca a Tokyo: inutile dire quanto sarebbe importante per Uniqlo “mostrare” il proprio top-testimonial.

In termini strettamente tecnici, Federer non avrebbe diritto a partecipare perché non gioca in Davis da una vita. Ma c'è una scappatoia regolamente che sembra cucita apposta per lui (e di cui vi abbiamo parlato ieri): una delle otto wild card potrà essere assegnata a un vincitore Slam o ex campione olimpico.

Chi, se non Federer? Non è la prima volta che un tennista deve “battagliare” per un logo. Anzi, Federer ha dovuto aspettare la scadenza di un contratto. Qualche anno fa, invece, fece molto discutere il cinismo di Lleyton Hewitt: nel 2008 l'australiano si impossessò del logo “vicht”, suo tipico gesto d'esultanza.

Il marchio era stato brevettato negli anni 80 dal giocatore svedese Nicolas Kroon, che però si era dimenticato di rinnovare la licenza. E così l'australiano (o chi per lui) pensò bene di approfittarne e lanciare una linea di abbigliamento (che peraltro ha avuto un discreto successo).

Storie diverse, ma con uno sfondo simile: i soldi. E non c'è dubbio che Uniqlo potrà guadagnarci moltissimo. È la fortuna di avere Federer. A proposito, siamo convinti che nessuno gli direbbe di no se decidesse di presentarsi in conferenza stampa in pantaloni e camicia, come ha sussurrato nell'intervista con Adam Scott...