Liam Broady abbatte il tabù della salute mentale nel tennis


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Liam Broady abbatte il tabù della salute mentale nel tennis

Il tennis è uno sport crudele. Può dare molto, ma si prende tutto. E succhia energie, con cinismo e senza pietà. C'è chi tiene duro, chi non ce la fa e chi vive costantemente in bilico. È ancora più complicato quando sei stato numero 2 del mondo tra gli under 18, ma tra i professionisti non riesci a sfondare.

Poco più di sei anni fa, Liam Broady giocava la finale allo Us Open Junior. Perdeva contro l'altro desaparecido Filip Peliwo, ma sembrava l'inizio di una nuova primavera per il tennis britannico. Poche ore dopo, Andy Murray avrebbe messo fine a un digiuno Slam lungo 76 anni.

La suggestione che voleva Broady come erede, beh, era notevole. Oggi i numeri raccontano che non è mai andato oltre il numero 154 ATP. Lo scorso anno ha vissuto una profonda crisi tecnica, certificata da una classifica che oggi è sanguinante: davanti a lui ci sono 334 giocatori.

Le sconfitte lo hanno fatto precipitare in una crisi mentale che lo ha portato a un passo dal ritiro, ma oggi prova a darsi un'altra chance. “Mi sento benissimo, come non ero mai stato su un campo da tennis, quindi sono abbastanza sicuro che i risultati arriveranno”.

Le nove sconfitte consecutive raccolte nel 2018 lo hanno convinto a lavorare con uno specialista, pomposamente definito “life coach”: Phil Quirk. “Non ero sicuro che il tennis fosse quello che volessi – racconta Broady – non mi sentivo più felice, ho perso il contatto con tante persone che si preoccupavano per me.

Viviamo in un mondo in cui vige la legge della giungla: non puoi mostrare debolezze a nessuno. Non puoi dire di essere in difficoltà perché gli altri cercano di toglierti il cibo dal piatto, e tu vuoi fare altrettanto con loro.

Non amo lamentarmi, ma a fine anno ho iniziato a rendermi conto di quello che stavo vivendo”. Il momento peggiore è arrivato dopo il Roland Garros, quando non aveva voglia di parlare con nessuno ed era diventato scontroso e irritabile.

C'era solo una persona con cui parlare: la sorella Naomi, 29 anni, l'unica di cui pensava di potersi fidare. L'aiuto è arrivato, anche perché la Broady ha avuto le sue difficoltà. A parte gli eccessi da ragazzina, ha dovuto combattere per anni con la paura di volare (superata soltanto grazie a un corso realizzato dal padre di una giocatrice, pilota d'aereo) e di tanto in tanto usufruisce dei servizi di un professionista messo a disposizione dalla WTA.

Ancora oggi, Naomi Broady è vittima di attacchi di panico. “La tua vita può dipendere dal tennis. È difficile che autostima e felicità non dipendano soltanto dai risultati” ha detto la Broady, attualmente numero 266 WTA (ma con un passato da top-100).

In verità, il fratello minore avrebbe preferito parlare con un professionista: tuttavia, non sapeva a chi rivolgersi. L'ATP sostiene di prendere sul serio le problematiche legate alla salute mentale, e che ci sono piani per migliorare e implementare l'attuale sistema di supporto.

Un portavoce del sindacato ha detto: “Gli sforzi richiesti dal tennis professionistico possono essere estremi, dunque riconosciamo che è necessario fornire un supporto adeguato. Nel caso in cui un giocatore dovesse esprimere proccupazioni psicologiche, abbiamo una struttura che farebbe riferimento a un consulente adeguato”.

La stessa LTA, la federtennis britannica, si è impegnata a creare qualcosa del genere entro il 2019. Le difficoltà mentali sono aggravate dai pensieri di natura economica. I fratelli Broady sono professionisti da parecchio, ma hanno confessato di aver chiuso almeno in pari non più di 2-3 stagioni.

In questi giorni, almeno, non hanno avuto spese particolari: hanno giocato il torneo ITF di Bolton, sufficientemente vicino alla casa di famiglia a Stockport. In altre parole, possono dormire nel loro letto e poi recarsi nella sede di gioco.

Non è andata troppo bene: accreditato della prima testa di serie, Liam ha perso al secondo turno contro l'olandese Botic Van De Zandschulp. Sconfitta all'esordio per Naomi. Tra le varie conseguenze del Transition Tour c'è una riduzione dei tornei.

La zona settentrionale della Gran Bretagna è tra le più colpite. Per i fratelli Broady, dunque, la vita è ancora più costosa. Sentite Naomi: “La gente pensa che Wimbledon sia il torneo di casa per noi, ma abitando al nord è molto lontano.

Gli altri giocatori britannici hanno dovuto fare un lungo viaggio per venire a Bolton e io li ho accolti così: 'Benvenuti nel nostro mondo!'”. A proposito di mondo, quello del fratello Liam è particolarmente complesso.

Basta dare un'occhiata al suo profilo Twitter e si scopre una persona con una certa coscienza sociale, superiore alla media dei suoi colleghi. Alterna discussioni leggere ad altre più profonde, dalle armi a Donald Trump, passando per i diritti delle donne e l'uguaglianza.

“Non ho mai scritto nulla che possa offendere, ma penso che alcune cose debbano essere dette – dice Broady – se si dicono cose moralmente sbagliate oppure offensive, credo che tutto questo vada sottolineato.

La mia famiglia ha sempre creduto nell'uguaglianza, sono stato educato così fin da piccolo. Anche mia sorella è molto esplicita, quindi probabilmente ho preso qualcosa anche da lei”. In un'epoca in cui molte stelle dello sport evitano di dire qualcosa di controverso per paura di turbare gli sponsor o danneggiare la loro reputazione, Broady preferisce ascoltare la sua coscienza anche se è lecito domandarsi se facesse altrettanto in caso di una maggiore esposizione mediatica.

Lui giura di sì, anzi, gli piacerebbe che la sua voce fosse ancora più influente. Per adesso, ha voluto raccontare le sue difficoltà interiori ed è felice di averlo fatto, di aver riacceso un dibattito.

Naomi è fiera di lui: “Nel nostro paese di parla molto di tematiche legate alla salute mentale degli uomini e credo che sia molto importante, viste le statistiche legate ai suicidi. Sono felice che ne abbia parlato”.