ITF World Tennis Tour: la controrivoluzione è guidata da... Maria Patrascu


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ITF World Tennis Tour: la controrivoluzione è guidata da... Maria Patrascu

Gli uffici di Tennis Canada sono tempestati di telefonate. I recenti risultati dei tre fenomeni della Foglia d'Acero (Bianca Andreescu, Denis Shapovalov e Felix Auger Aliassime) hanno acceso un interesse senza precedenti.

Mancano oltre quattro mesi alla Rogers Cup e hanno già venduto il 25% in più dei biglietti. Normale. Non c'è dubbio che il Canada, oggi, sia la nazione più “cool” del tennis mondiale.

Pur avendo origini rumene, rappresenta il Canada anche una giocatrice che è diventata famosa per altri motivi. In questo momento, Maria Patrascu non ha classifica WTA. Lo scorso anno è stata numero 630 WTA, ma è ferma da oltre tre mesi perché è una delle vittime del Transition Tour, il sistema che ha ridotto (o azzerato) i punti per la classifica mondiale offerti dai tornei ITF.

Un anno fa, di questi tempi, battagliava in giro per il mondo. Oggi ha scelto di rimanere ferma e lottare fuori dal campo, per se stessa, ma anche per centinaia di colleghi. La 22enne nata a Bucarest guida un movimento che era nato con principi “sovversivi”, ma che adesso è ben strutturato e inizia a farsi ascoltare dalle istitituzioni.

La scorsa primavera ha appreso le intenzioni dell'ITF e ha subito capito che sarebbe stato molto, molto più difficile costruirsi una carriera nel tennis. Se ne è resa conto prima degli altri, lanciando una petizione online per fermare i cambiamenti.

L'ha argomentata punto per punto, poi ha continuato a curare gli aggiornamenti nella pagina aperta su “Change”, il sito dedicato alle petizioni online. Per mesi, è stata più o meno ignorata. Fino a dicembre, aveva raccolto circa 2.400 firme.

Negli ultimi tre mesi, quando il cambio è diventato operativo, c'è stato il boom. Nel momento in cui scriviamo, le sottoscrizioni hanno superato le 15.000. Il movimento continua a crescere e alcuni giocatori hanno addirittura intrapreso azioni legali contro l'ITF.

L'iniziativa della canadese è sostenuta da Dave Miley, l'irlandese che vorrebbe scalzare Dave Haggerty dalla poltrona di presidente ITF. A so dire, si tratta di qualcosa di “ammirevole”. Migliaia di tennisti vivono nel sottobosco, con pochi punti e ancora meno dollari in palio, nella speranza di trovare la settimana giusta per fare il salto di qualità.

Maria Patrascu è una di loro. Di origine rumena come la Andreescu, si è trasferita a Toronto quando aveva appena 5 anni. Ha avuto una buona carriera junior, ma tra le professioniste non ha ancora trovato la chiave per diventare una campionessa.

Non è detto che sia nelle sue corde, ma vuole difendere il suo diritto a provarci. Speranze che si scontrano con gli studi dell'ITF, secondo cui ogni anni ci sono 6.000 tennisti che tentano la via del professionismo ma non incassano neanche un dollaro.

Per questo, il modello ideale vorrebbe classifiche con circa 750 elementi e tagliare tanti aspiranti giocatori, definibili – un po' crudelmente – come “rami secchi” del professionismo. Il ragionamento è corretto, ma il modo in cui viene applicato non è piaciuto alla Patrascu e a tantissimi giocatori, i quali sono convinti che – con le nuove regole - il loro potenziale non potrà mai uscire.

La canadese sostiene di aver ricevuto decine e decine di messaggi da giocatori frustrati, che le hanno raccontato i loro problemi. Quasi senza volerlo, si è trovata ad essere un punto di riferimento. “Sono talmente tanti che non riesco a rispondere a tutti.

Stanno uccidendo un sogno, limitandosi a tutelare i più forti e dimenticandosi di tutto il resto”. Lo scorso dicembre, l'ITF le ha concesso una conference call con i funzionari Jackie Nesbitt ed Andrew Moss.

Il colloquio è durato un'ora ed è stato molto doloroso, perché non ha ottenuto i risultati sperati. Qualche settimana dopo, con l'introduzione del nuovo sistema, il suo nome è scomparso dalla classifica WTA.

Motivo? Il suo bottino di punti arrivava dai soli tornei ITF, improvvisamente non più validi. Come se non bastasse, le qualificazioni di questi stessi tornei sono state ridotte a 24 giocatori. Qualche giorno fa – e ve l'abbiamo raccontato – è stato accettato l'incremento a 32, con la prospettiva di arrivare a 48.

Un primo risultato per una controrivoluzione che è ancora molto lunga. Il fenomeno delle qualificazioni ha colpito anche il fidanzato della Patrascu, l'italiano Kevin Portmann, che è andato in Tunisia e ha scoperto di dover giocare due turni di pre-qualificazione.

“E io non posso certo permettermi di andare in Europa o in Africa per giocare tornei in cui avrei poche possibilità di raggiungere il tabellone principale. Devi vincere cinque partite per avere il diritto di giocare contro qualcuno che è molto più fresco.

Non è giusto”. L'accesso ai punti ITF è molto complicato, figurarsi a quelli ATP. E anche i doppisti piangono, poiché per l'accesso ai tabelloni di doppio fa fede la classifica del singolare.

Con il tempo, l'iniziativa della Patrascu è diventata virale nel mondo dei social media. Qualcuno ha creato pagine Facebook dedicate, una con un banner eloquente: “Don't Kill Tennis”, non uccidete il tennis.

Ci sono migliaia di iscritti. Tanti personaggi importanti hanno detto la loro, schierandosi a favore dei tennisti. L'ITF insiste sul fatto che la petizione contiene una serie di inesattezze, e che molte critiche erano dovute a una scarsa informazione.

Tuttavia, hanno promesso di continuare a monitorare le regole e agire di conseguenza. “Stiamo ascoltando i giocatori, sarebbe stupido non farlo. Il cambiamento non è mai facile, ma in questo caso era vitale”.

La Patrascu si è detta soddisfatta dalle recenti iniziative, ma a suo dire è soltanto l'inizio. Nel frattempo continua ad allenarsi a Toronto, in attesa di tornare a giocare. “Non sto facendo tutto questo per me, anche perché non so dove mi porterà la mia carriera.

Il tempo che sto dedicando a questa iniziativa mi viene dal profondo del cuore. Vorrei soltanto che i giocatori avessero più opportunità”.